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mercoledì 1 aprile 2009

X FACTOR 12.MA PUNTATA: NOEMI ELIMINATA (ARTICOLO di GIOIA MOLINARI)




Piccolo senso di nausea, ma non certo stupore: Noemi fuori. Noemi, che (chiaramente) avrebbe dovuto vincersela tutta quest'edizione di X Factor. Scivolone della Maionchi, che mi delude e scarta la neo rossa Noemi per preferirle Jury..sulle cui reali qualità artistiche ho i miei forti dubbi. Fantastico il commento di Morgan riguardo la scelta di Marona Maionchi, la donna dalla risata inquietabonda (“HA!-HA!---HA!”):”Ho sempre avuto bassa considerazione dell'ambiente discografico”. Non possiamo che concordare col ciuffo ribelle di Morgan. Peccato, è davvero un peccato che verso la finale si avviino solo maschietti, per giunta mediamente mediocri. Ma d'altronde a mezzanotte scattava l'ora X (che è cosa ben diversa dall'ora X Factor): compleannone della Simo! La reginetta d'Italia andava omaggiata di un presente coi fiocchi: immolare sul letto operatorio del botulino la qualità noemiana in forza di più alte e imperscrutabili verità, ovvero il gusto gigione di pancia di sua maestà Simo e dei suoi protetti! Proseguono il viaggio musicale: il già citato Jury, Daniele (l'anonimo ragazzotto ben piazzato e occhialuto), Matteo (il noiosone anziano) e i Bastard Sons of Dioniso (i tre nanerottoli con velleità punk).
Ma ripartiamo dall'inizio. Un Facchinetti junior più spumeggiante che mai e di nero integrale vestito ci introduce alla dodicesima puntata. J Ax, nostalgico residuo di quelli che furono gli Articolo 31, è il primo ospite: io ne avrei fatto volentieri a meno. Enrico Ruggeri è il quarto giudice della serata. Stasera apprezzo più che mai Morgan, forse perchè mi rammarico del fatto che non sia più su piazza; saprete ormai tutti che si è innamorato della Corvaglia, la velina intelligente, ecco, proprio lei. Ragazza fortunata!! Comunque, Morgan usa un bel parolone:”sicumera”. Lo avvolge tutt'attorno a Daniele, che in effetti risulta sempre talmente intonato da risultare cibernetico più che emozionante. Caruccia la novità: seconda esibizione in versione unplugged, ovvero con una band di musicisti veri, e senza le consuete fredde basi da karaoke. E' tutta un'altra cosa, molto d'effetto e riuscite le esibizioni dei concorrenti ancora in gara. I Bastardi: sì, tutto sommato spero vincano loro. Carisma ne hanno, vocalmente sono apprezzabili. Molto gradevoli in “Sono bugiarda” di Caterina Caselli; tra l'altro...non avevo mai notato come il “believer” della versione originale (“I'm a believer” dei Monkees), in italiano diventi un “bugiardo”..vi lascio con questo delizioso spunto di riflessione.

GIOIA MOLINARI

X FACTOR 12.MA PUNTATA: NOEMI ELIMINATA (ARTICOLO di GIOIA MOLINARI)




Piccolo senso di nausea, ma non certo stupore: Noemi fuori. Noemi, che (chiaramente) avrebbe dovuto vincersela tutta quest'edizione di X Factor. Scivolone della Maionchi, che mi delude e scarta la neo rossa Noemi per preferirle Jury..sulle cui reali qualità artistiche ho i miei forti dubbi. Fantastico il commento di Morgan riguardo la scelta di Marona Maionchi, la donna dalla risata inquietabonda (“HA!-HA!---HA!”):”Ho sempre avuto bassa considerazione dell'ambiente discografico”. Non possiamo che concordare col ciuffo ribelle di Morgan. Peccato, è davvero un peccato che verso la finale si avviino solo maschietti, per giunta mediamente mediocri. Ma d'altronde a mezzanotte scattava l'ora X (che è cosa ben diversa dall'ora X Factor): compleannone della Simo! La reginetta d'Italia andava omaggiata di un presente coi fiocchi: immolare sul letto operatorio del botulino la qualità noemiana in forza di più alte e imperscrutabili verità, ovvero il gusto gigione di pancia di sua maestà Simo e dei suoi protetti! Proseguono il viaggio musicale: il già citato Jury, Daniele (l'anonimo ragazzotto ben piazzato e occhialuto), Matteo (il noiosone anziano) e i Bastard Sons of Dioniso (i tre nanerottoli con velleità punk).
Ma ripartiamo dall'inizio. Un Facchinetti junior più spumeggiante che mai e di nero integrale vestito ci introduce alla dodicesima puntata. J Ax, nostalgico residuo di quelli che furono gli Articolo 31, è il primo ospite: io ne avrei fatto volentieri a meno. Enrico Ruggeri è il quarto giudice della serata. Stasera apprezzo più che mai Morgan, forse perchè mi rammarico del fatto che non sia più su piazza; saprete ormai tutti che si è innamorato della Corvaglia, la velina intelligente, ecco, proprio lei. Ragazza fortunata!! Comunque, Morgan usa un bel parolone:”sicumera”. Lo avvolge tutt'attorno a Daniele, che in effetti risulta sempre talmente intonato da risultare cibernetico più che emozionante. Caruccia la novità: seconda esibizione in versione unplugged, ovvero con una band di musicisti veri, e senza le consuete fredde basi da karaoke. E' tutta un'altra cosa, molto d'effetto e riuscite le esibizioni dei concorrenti ancora in gara. I Bastardi: sì, tutto sommato spero vincano loro. Carisma ne hanno, vocalmente sono apprezzabili. Molto gradevoli in “Sono bugiarda” di Caterina Caselli; tra l'altro...non avevo mai notato come il “believer” della versione originale (“I'm a believer” dei Monkees), in italiano diventi un “bugiardo”..vi lascio con questo delizioso spunto di riflessione.

GIOIA MOLINARI

X FACTOR 12.MA PUNTATA: NOEMI ELIMINATA (ARTICOLO di GIOIA MOLINARI)




Piccolo senso di nausea, ma non certo stupore: Noemi fuori. Noemi, che (chiaramente) avrebbe dovuto vincersela tutta quest'edizione di X Factor. Scivolone della Maionchi, che mi delude e scarta la neo rossa Noemi per preferirle Jury..sulle cui reali qualità artistiche ho i miei forti dubbi. Fantastico il commento di Morgan riguardo la scelta di Marona Maionchi, la donna dalla risata inquietabonda (“HA!-HA!---HA!”):”Ho sempre avuto bassa considerazione dell'ambiente discografico”. Non possiamo che concordare col ciuffo ribelle di Morgan. Peccato, è davvero un peccato che verso la finale si avviino solo maschietti, per giunta mediamente mediocri. Ma d'altronde a mezzanotte scattava l'ora X (che è cosa ben diversa dall'ora X Factor): compleannone della Simo! La reginetta d'Italia andava omaggiata di un presente coi fiocchi: immolare sul letto operatorio del botulino la qualità noemiana in forza di più alte e imperscrutabili verità, ovvero il gusto gigione di pancia di sua maestà Simo e dei suoi protetti! Proseguono il viaggio musicale: il già citato Jury, Daniele (l'anonimo ragazzotto ben piazzato e occhialuto), Matteo (il noiosone anziano) e i Bastard Sons of Dioniso (i tre nanerottoli con velleità punk).
Ma ripartiamo dall'inizio. Un Facchinetti junior più spumeggiante che mai e di nero integrale vestito ci introduce alla dodicesima puntata. J Ax, nostalgico residuo di quelli che furono gli Articolo 31, è il primo ospite: io ne avrei fatto volentieri a meno. Enrico Ruggeri è il quarto giudice della serata. Stasera apprezzo più che mai Morgan, forse perchè mi rammarico del fatto che non sia più su piazza; saprete ormai tutti che si è innamorato della Corvaglia, la velina intelligente, ecco, proprio lei. Ragazza fortunata!! Comunque, Morgan usa un bel parolone:”sicumera”. Lo avvolge tutt'attorno a Daniele, che in effetti risulta sempre talmente intonato da risultare cibernetico più che emozionante. Caruccia la novità: seconda esibizione in versione unplugged, ovvero con una band di musicisti veri, e senza le consuete fredde basi da karaoke. E' tutta un'altra cosa, molto d'effetto e riuscite le esibizioni dei concorrenti ancora in gara. I Bastardi: sì, tutto sommato spero vincano loro. Carisma ne hanno, vocalmente sono apprezzabili. Molto gradevoli in “Sono bugiarda” di Caterina Caselli; tra l'altro...non avevo mai notato come il “believer” della versione originale (“I'm a believer” dei Monkees), in italiano diventi un “bugiardo”..vi lascio con questo delizioso spunto di riflessione.

GIOIA MOLINARI

giovedì 26 marzo 2009

SOTTO PROTEZIONE (ARTICOLO di GIOIA MOLINARI)


Sotto protezione

Mercoledì sera, puntata speciale di “Che tempo che fa”. C'è Roberto Saviano, il giovane scrittore napoletano autore del caso letterario “Gomorra”: due milioni di copie vendute in Italia a partire dal maggio 2006, tradotto in una cinquantina di paesi.
Monologo di Saviano: quaranta minuti che ci vogliono svelare l'Italia più vergognosamente nascosta. Se al nord non siamo così avvezzi al sangue e ai colpi d'arma da fuoco, c'è un'Italia che vi è fin troppo avvezza.
Camorra insegna: al sud i bambini diventano ben presto cinici. Mentre giocano in strada, a loro rischio e pericolo, si imbattono nello “sparato in testa” di turno, in una terra in cui la media giornaliera di persone uccise è pari a due o tre.
Camorra spaventa: i giornali non testimoniano questa guerriglia giornaliera, né quelli locali né, tanto meno, quelli nazionali. Quando cronaca dovrebbe far rima con racconto, camorra semina terrore e subentrano silenzio e omissione. Ne conseguono incredulità e scetticismo: se non ci vivi al sud e non sei informato su come funzionano le cose, i racconti di Saviano ti possono sembrare frutto di una malata fantasia, triste, ma vero.
Camorra abitua: abitudine alla morte, al pericolo, e rassegnazione all'omertà.
Roberto Saviano è prima di tutto uno scrittore, uno che con le parole ci sa fare. Avrebbe potuto scrivere romanzi basati su storie inventate, ma ha deciso di raccontare la sua terra. Scelta di vita che gli è costata cara. Da ben tre anni vive sotto copertura, e forse tutto questo non se l'aspettava quando ha scritto “Gomorra”. Ha cambiato una decina di case, la sua nuova famiglia sono dei carabinieri, non ha vita privata e dichiara di “esistere” solo “pubblicamente”, cioè nelle occasioni in cui è chiamato a parlare del suo libro e della sua condizione di vita. Ossessione per la verità, domanda Fazio? Può darsi: sta di fatto che coi proventi del suo libro Saviano ci paga gli avvocati, chè la camorra ama giocare con un abile strumento, la diffamazione. Il requisito per essere considerato senza ombra di dubbio un grande scrittore? Essere accusato di plagio, e a Saviano è capitato pure questo; tra l'altro il compianto e saggio Enzo Biagi gliel'aveva predetta quest'accusa. Saviano fa tenerezza, sembra un ragazzo timido, traspare il nervosismo e la paura che si porta dietro da ben tre anni, traspaiono il senso di colpa per aver esposto la propria vita e quella della propria famiglia al dolore e al pericolo, quasi avesse fatto qualcosa di sporco, quando invece ha solo amato a tal punto la propria terra da descriverla senza censure.
Ospiti della serata due grandi scrittori contemporanei: Paul Auster e David Grossman. Si parla di letteratura e della forza della parola. Grossman è uomo che di dolore se ne intende: ha perso un figlio nella guerra israelo-palestinese. Offre un dolcissimo consiglio a Saviano, consiglio che chi ama scrivere non può fare a meno di adorare: “non dimenticare mai di essere uno scrittore, quando uno scrittore scrive non è più vittima, l'atto della creazione rende liberi e sovrani di sé stessi e ci aiuta proprio nei momenti in cui anche la realtà che amiamo tanto descrivere finisce per sovrastarci”.
Beh, caro Saviano, non ti sei scelto la via più semplice, ma il dostoevskijano sottosuolo qualcuno si deve pur sobbarcare l'onere di farlo emergere. Ti abbraccio da lontano e ti informo che almeno qualcuno tra noi ventenni e trentenni, che ti abbiamo ascoltato, forse non insegnerà ai propri figli il cinismo, ma piuttosto correrà il rischio di imprimere in loro la dolce speranza che le parole possono cambiare il mondo.

GIOIA MOLINARI

SOTTO PROTEZIONE (ARTICOLO di GIOIA MOLINARI)


Sotto protezione

Mercoledì sera, puntata speciale di “Che tempo che fa”. C'è Roberto Saviano, il giovane scrittore napoletano autore del caso letterario “Gomorra”: due milioni di copie vendute in Italia a partire dal maggio 2006, tradotto in una cinquantina di paesi.
Monologo di Saviano: quaranta minuti che ci vogliono svelare l'Italia più vergognosamente nascosta. Se al nord non siamo così avvezzi al sangue e ai colpi d'arma da fuoco, c'è un'Italia che vi è fin troppo avvezza.
Camorra insegna: al sud i bambini diventano ben presto cinici. Mentre giocano in strada, a loro rischio e pericolo, si imbattono nello “sparato in testa” di turno, in una terra in cui la media giornaliera di persone uccise è pari a due o tre.
Camorra spaventa: i giornali non testimoniano questa guerriglia giornaliera, né quelli locali né, tanto meno, quelli nazionali. Quando cronaca dovrebbe far rima con racconto, camorra semina terrore e subentrano silenzio e omissione. Ne conseguono incredulità e scetticismo: se non ci vivi al sud e non sei informato su come funzionano le cose, i racconti di Saviano ti possono sembrare frutto di una malata fantasia, triste, ma vero.
Camorra abitua: abitudine alla morte, al pericolo, e rassegnazione all'omertà.
Roberto Saviano è prima di tutto uno scrittore, uno che con le parole ci sa fare. Avrebbe potuto scrivere romanzi basati su storie inventate, ma ha deciso di raccontare la sua terra. Scelta di vita che gli è costata cara. Da ben tre anni vive sotto copertura, e forse tutto questo non se l'aspettava quando ha scritto “Gomorra”. Ha cambiato una decina di case, la sua nuova famiglia sono dei carabinieri, non ha vita privata e dichiara di “esistere” solo “pubblicamente”, cioè nelle occasioni in cui è chiamato a parlare del suo libro e della sua condizione di vita. Ossessione per la verità, domanda Fazio? Può darsi: sta di fatto che coi proventi del suo libro Saviano ci paga gli avvocati, chè la camorra ama giocare con un abile strumento, la diffamazione. Il requisito per essere considerato senza ombra di dubbio un grande scrittore? Essere accusato di plagio, e a Saviano è capitato pure questo; tra l'altro il compianto e saggio Enzo Biagi gliel'aveva predetta quest'accusa. Saviano fa tenerezza, sembra un ragazzo timido, traspare il nervosismo e la paura che si porta dietro da ben tre anni, traspaiono il senso di colpa per aver esposto la propria vita e quella della propria famiglia al dolore e al pericolo, quasi avesse fatto qualcosa di sporco, quando invece ha solo amato a tal punto la propria terra da descriverla senza censure.
Ospiti della serata due grandi scrittori contemporanei: Paul Auster e David Grossman. Si parla di letteratura e della forza della parola. Grossman è uomo che di dolore se ne intende: ha perso un figlio nella guerra israelo-palestinese. Offre un dolcissimo consiglio a Saviano, consiglio che chi ama scrivere non può fare a meno di adorare: “non dimenticare mai di essere uno scrittore, quando uno scrittore scrive non è più vittima, l'atto della creazione rende liberi e sovrani di sé stessi e ci aiuta proprio nei momenti in cui anche la realtà che amiamo tanto descrivere finisce per sovrastarci”.
Beh, caro Saviano, non ti sei scelto la via più semplice, ma il dostoevskijano sottosuolo qualcuno si deve pur sobbarcare l'onere di farlo emergere. Ti abbraccio da lontano e ti informo che almeno qualcuno tra noi ventenni e trentenni, che ti abbiamo ascoltato, forse non insegnerà ai propri figli il cinismo, ma piuttosto correrà il rischio di imprimere in loro la dolce speranza che le parole possono cambiare il mondo.

GIOIA MOLINARI

SOTTO PROTEZIONE (ARTICOLO di GIOIA MOLINARI)


Sotto protezione

Mercoledì sera, puntata speciale di “Che tempo che fa”. C'è Roberto Saviano, il giovane scrittore napoletano autore del caso letterario “Gomorra”: due milioni di copie vendute in Italia a partire dal maggio 2006, tradotto in una cinquantina di paesi.
Monologo di Saviano: quaranta minuti che ci vogliono svelare l'Italia più vergognosamente nascosta. Se al nord non siamo così avvezzi al sangue e ai colpi d'arma da fuoco, c'è un'Italia che vi è fin troppo avvezza.
Camorra insegna: al sud i bambini diventano ben presto cinici. Mentre giocano in strada, a loro rischio e pericolo, si imbattono nello “sparato in testa” di turno, in una terra in cui la media giornaliera di persone uccise è pari a due o tre.
Camorra spaventa: i giornali non testimoniano questa guerriglia giornaliera, né quelli locali né, tanto meno, quelli nazionali. Quando cronaca dovrebbe far rima con racconto, camorra semina terrore e subentrano silenzio e omissione. Ne conseguono incredulità e scetticismo: se non ci vivi al sud e non sei informato su come funzionano le cose, i racconti di Saviano ti possono sembrare frutto di una malata fantasia, triste, ma vero.
Camorra abitua: abitudine alla morte, al pericolo, e rassegnazione all'omertà.
Roberto Saviano è prima di tutto uno scrittore, uno che con le parole ci sa fare. Avrebbe potuto scrivere romanzi basati su storie inventate, ma ha deciso di raccontare la sua terra. Scelta di vita che gli è costata cara. Da ben tre anni vive sotto copertura, e forse tutto questo non se l'aspettava quando ha scritto “Gomorra”. Ha cambiato una decina di case, la sua nuova famiglia sono dei carabinieri, non ha vita privata e dichiara di “esistere” solo “pubblicamente”, cioè nelle occasioni in cui è chiamato a parlare del suo libro e della sua condizione di vita. Ossessione per la verità, domanda Fazio? Può darsi: sta di fatto che coi proventi del suo libro Saviano ci paga gli avvocati, chè la camorra ama giocare con un abile strumento, la diffamazione. Il requisito per essere considerato senza ombra di dubbio un grande scrittore? Essere accusato di plagio, e a Saviano è capitato pure questo; tra l'altro il compianto e saggio Enzo Biagi gliel'aveva predetta quest'accusa. Saviano fa tenerezza, sembra un ragazzo timido, traspare il nervosismo e la paura che si porta dietro da ben tre anni, traspaiono il senso di colpa per aver esposto la propria vita e quella della propria famiglia al dolore e al pericolo, quasi avesse fatto qualcosa di sporco, quando invece ha solo amato a tal punto la propria terra da descriverla senza censure.
Ospiti della serata due grandi scrittori contemporanei: Paul Auster e David Grossman. Si parla di letteratura e della forza della parola. Grossman è uomo che di dolore se ne intende: ha perso un figlio nella guerra israelo-palestinese. Offre un dolcissimo consiglio a Saviano, consiglio che chi ama scrivere non può fare a meno di adorare: “non dimenticare mai di essere uno scrittore, quando uno scrittore scrive non è più vittima, l'atto della creazione rende liberi e sovrani di sé stessi e ci aiuta proprio nei momenti in cui anche la realtà che amiamo tanto descrivere finisce per sovrastarci”.
Beh, caro Saviano, non ti sei scelto la via più semplice, ma il dostoevskijano sottosuolo qualcuno si deve pur sobbarcare l'onere di farlo emergere. Ti abbraccio da lontano e ti informo che almeno qualcuno tra noi ventenni e trentenni, che ti abbiamo ascoltato, forse non insegnerà ai propri figli il cinismo, ma piuttosto correrà il rischio di imprimere in loro la dolce speranza che le parole possono cambiare il mondo.

GIOIA MOLINARI

lunedì 23 marzo 2009

DA LAPO A LINO: STORIE DI ORDINARIA DOMENICA SERA (ARTICOLO di GIOIA MOLINARI)



Italia, cara mia terra natia, baciata dal mare! Tu che sai di pesce stantio, ma che per me continui a profumare! Oh italiana televisione, cosa ci proponi in questa allergicissima domenica di inizio primavera?!! Due baldi giovani italici doc! Orsù, ascoltiamoli!!
…ok, si scherzava, abbandoniamo immediatamente i toni retorici e pomposi neo fascisti che tanto disprezzo e sbeffeggio (è meraviglioso prendersi gioco di uno stile, lo consiglio a tutti) e facciamoci immediatamente faceti! Insomma, sto per parlare di Lapo Elkann e Lino Banfi, una spensierata leggerezza è d’uopo.
L’avrete tutti visto ieri sera a “Che tempo che fa” il leonino Lapo! Dopo due anni rompe il silenzio e rilascia finalmente un’intervista in cui parla di sé senza paura e reticenze. Vedete, ok sarà viziato, sarà stato assolutamente facilitato nella sua vita da rampollo di famiglia agiata… ma io trovo che Lapo sia un genio. “Sposerò Lapo Elkann!!” sarà il mio mantra d’ora in poi. E’ dolcissimo ascoltare i suoi racconti, mentre usa congiuntivi storpiati alla Fantozzi (“Vadino!”), mentre precisa che con la buonanima del nonno si facevano cose assolutamente consuete tra nonni e nipotini, come per esempio gustare un hot dog a New York! Lapo, il sedicente “imprenditore creativo”: non so quanto sia imprenditore, ma è di certo creativo. Nasce il 7, 7 del ’77 e ci insegna che, come diceva il nonno, “Nulla è guadagnato” (voleva forse dire “regalato”?). Di certo il giovanotto non si è guadagnato l’asse ereditario che lo aspetta, ma si guadagna la mia stima di essere umano. Beh, era giovane ricco e anticonformista, è scivolato sulla polverina bianca mal tagliata e stava per rimetterci il suo prezioso pelo rosso, è stato fortunato, l’ha scampata per miracolo! Ci ricordiamo tutti le imbarazzanti cronache di qualche anno fa, che lo ritraevano semi morto dopo un rischioso festino in casa di una donna con aspetto mascolino, vero? Il ragazzo si è rialzato, ora sforna oggetti di stile, occhiali o quant’altro, lascatelo fare, lo stile non gli manca, FORZA LAPO!!
Sposerò Lapo e avrò un nonno come il Lino Banfi di “Un medico in famiglia” o di “Scusate il disturbo”, certo… e vivremo tutti quanti felici e contenti nel castello fatato di tenuta Agnelli. Caro Lino Banfi, quand’eri giovane tastavi le poppe della Fenech in film che ora mandano in onda d’estate in terza serata su Rete Quattro. Ora, da nonno nella vita e anche nella fiction, hai acquistato una certa dignità artistica di attore. Dimmi la verità, eri più felice a tastare oppure lo sei più ora a dispensare buonismo domenicale da sacra famiglia? Il mio lato tenero ti preferisce ora, ma forse tu ti preferivi allora…

GIOIA MOLINARI

DA LAPO A LINO: STORIE DI ORDINARIA DOMENICA SERA (ARTICOLO di GIOIA MOLINARI)



Italia, cara mia terra natia, baciata dal mare! Tu che sai di pesce stantio, ma che per me continui a profumare! Oh italiana televisione, cosa ci proponi in questa allergicissima domenica di inizio primavera?!! Due baldi giovani italici doc! Orsù, ascoltiamoli!!
…ok, si scherzava, abbandoniamo immediatamente i toni retorici e pomposi neo fascisti che tanto disprezzo e sbeffeggio (è meraviglioso prendersi gioco di uno stile, lo consiglio a tutti) e facciamoci immediatamente faceti! Insomma, sto per parlare di Lapo Elkann e Lino Banfi, una spensierata leggerezza è d’uopo.
L’avrete tutti visto ieri sera a “Che tempo che fa” il leonino Lapo! Dopo due anni rompe il silenzio e rilascia finalmente un’intervista in cui parla di sé senza paura e reticenze. Vedete, ok sarà viziato, sarà stato assolutamente facilitato nella sua vita da rampollo di famiglia agiata… ma io trovo che Lapo sia un genio. “Sposerò Lapo Elkann!!” sarà il mio mantra d’ora in poi. E’ dolcissimo ascoltare i suoi racconti, mentre usa congiuntivi storpiati alla Fantozzi (“Vadino!”), mentre precisa che con la buonanima del nonno si facevano cose assolutamente consuete tra nonni e nipotini, come per esempio gustare un hot dog a New York! Lapo, il sedicente “imprenditore creativo”: non so quanto sia imprenditore, ma è di certo creativo. Nasce il 7, 7 del ’77 e ci insegna che, come diceva il nonno, “Nulla è guadagnato” (voleva forse dire “regalato”?). Di certo il giovanotto non si è guadagnato l’asse ereditario che lo aspetta, ma si guadagna la mia stima di essere umano. Beh, era giovane ricco e anticonformista, è scivolato sulla polverina bianca mal tagliata e stava per rimetterci il suo prezioso pelo rosso, è stato fortunato, l’ha scampata per miracolo! Ci ricordiamo tutti le imbarazzanti cronache di qualche anno fa, che lo ritraevano semi morto dopo un rischioso festino in casa di una donna con aspetto mascolino, vero? Il ragazzo si è rialzato, ora sforna oggetti di stile, occhiali o quant’altro, lascatelo fare, lo stile non gli manca, FORZA LAPO!!
Sposerò Lapo e avrò un nonno come il Lino Banfi di “Un medico in famiglia” o di “Scusate il disturbo”, certo… e vivremo tutti quanti felici e contenti nel castello fatato di tenuta Agnelli. Caro Lino Banfi, quand’eri giovane tastavi le poppe della Fenech in film che ora mandano in onda d’estate in terza serata su Rete Quattro. Ora, da nonno nella vita e anche nella fiction, hai acquistato una certa dignità artistica di attore. Dimmi la verità, eri più felice a tastare oppure lo sei più ora a dispensare buonismo domenicale da sacra famiglia? Il mio lato tenero ti preferisce ora, ma forse tu ti preferivi allora…

GIOIA MOLINARI

DA LAPO A LINO: STORIE DI ORDINARIA DOMENICA SERA (ARTICOLO di GIOIA MOLINARI)



Italia, cara mia terra natia, baciata dal mare! Tu che sai di pesce stantio, ma che per me continui a profumare! Oh italiana televisione, cosa ci proponi in questa allergicissima domenica di inizio primavera?!! Due baldi giovani italici doc! Orsù, ascoltiamoli!!
…ok, si scherzava, abbandoniamo immediatamente i toni retorici e pomposi neo fascisti che tanto disprezzo e sbeffeggio (è meraviglioso prendersi gioco di uno stile, lo consiglio a tutti) e facciamoci immediatamente faceti! Insomma, sto per parlare di Lapo Elkann e Lino Banfi, una spensierata leggerezza è d’uopo.
L’avrete tutti visto ieri sera a “Che tempo che fa” il leonino Lapo! Dopo due anni rompe il silenzio e rilascia finalmente un’intervista in cui parla di sé senza paura e reticenze. Vedete, ok sarà viziato, sarà stato assolutamente facilitato nella sua vita da rampollo di famiglia agiata… ma io trovo che Lapo sia un genio. “Sposerò Lapo Elkann!!” sarà il mio mantra d’ora in poi. E’ dolcissimo ascoltare i suoi racconti, mentre usa congiuntivi storpiati alla Fantozzi (“Vadino!”), mentre precisa che con la buonanima del nonno si facevano cose assolutamente consuete tra nonni e nipotini, come per esempio gustare un hot dog a New York! Lapo, il sedicente “imprenditore creativo”: non so quanto sia imprenditore, ma è di certo creativo. Nasce il 7, 7 del ’77 e ci insegna che, come diceva il nonno, “Nulla è guadagnato” (voleva forse dire “regalato”?). Di certo il giovanotto non si è guadagnato l’asse ereditario che lo aspetta, ma si guadagna la mia stima di essere umano. Beh, era giovane ricco e anticonformista, è scivolato sulla polverina bianca mal tagliata e stava per rimetterci il suo prezioso pelo rosso, è stato fortunato, l’ha scampata per miracolo! Ci ricordiamo tutti le imbarazzanti cronache di qualche anno fa, che lo ritraevano semi morto dopo un rischioso festino in casa di una donna con aspetto mascolino, vero? Il ragazzo si è rialzato, ora sforna oggetti di stile, occhiali o quant’altro, lascatelo fare, lo stile non gli manca, FORZA LAPO!!
Sposerò Lapo e avrò un nonno come il Lino Banfi di “Un medico in famiglia” o di “Scusate il disturbo”, certo… e vivremo tutti quanti felici e contenti nel castello fatato di tenuta Agnelli. Caro Lino Banfi, quand’eri giovane tastavi le poppe della Fenech in film che ora mandano in onda d’estate in terza serata su Rete Quattro. Ora, da nonno nella vita e anche nella fiction, hai acquistato una certa dignità artistica di attore. Dimmi la verità, eri più felice a tastare oppure lo sei più ora a dispensare buonismo domenicale da sacra famiglia? Il mio lato tenero ti preferisce ora, ma forse tu ti preferivi allora…

GIOIA MOLINARI

martedì 17 marzo 2009

FILM VISTI IN TV: I SEGRETI DI BROKEBACK MOUNTAIN (ARTICOLO di GIOIA MOLINARI)



Ieri notte ho visto un bel film in tv, una storia d’aria pulita di alta montagna e d’amore. Come da sceneggiatura classica alla Virgilio, il copione prevede tante dolci pecorelle, e un sentimento che sboccia assolutamente inaspettato in mezzo a rivoli d’acqua limpida e neve che sfrigola al primo sole. Gli innamorati sono belli e giovani, nemmeno ventenni, ma quest’amore li vorrà accompagnare per un lungo tratto della loro vita, “finchè morte non li separi” (ebbene sì, svelo subito il finale, per la gioia di chi non avesse ancora visionato la pellicola in questione: uno dei due muore). Beh, sapete, siamo nell’America rurale e arretrata del Wyoming, anni sessanta: i giovani, dopo il breve idillio montano, si separano, le loro sorti li dividono temporaneamente, entrambi sono destinati al matrimonio con le rispettive dolci metà della mela e alla riproduzione (sfornano in totale tre marmocchi). Ma il loro amore è di quelli shakespeariani, imperituri e osteggiati dal destino! Che romanticismo!! Dopo 4 anni si cercano, si ritrovano… e noi spettatori subiamo un fantastico bacio cabrio, provando una certa invidia per tanta passione (anche se solo cinematografica). Da quel bacio in poi, saranno in grado di sopportare la mediocrità delle loro vite solo contando i giorni che li separano dai furtivi incontri lassù a Brokeback Mountain, dove galeotto fu il pascolo!
Voi direte: che storia banale. Sì, non brilla per originalità, se non fosse che i protagonisti sono due bei maschietti, e non un maschietto e una bionda femminuccia. Trattasi di pellicola che ha ingenerato turbini di mormorii bigotti, e che da poco era stata mandata in onda in Italia, ovviamente censurata. Ieri poi, dopo le polemiche di rito contrarie alla censura, mamma Rai ha deciso di riproporre Brokeback Mountain in versione integrale: quale miracolo! In realtà non aspettatevi scene porno tra omosessuali “impailettati”, o altri tristi atavici luoghi comuni (se ne siete malatamente ghiotti); si tratta d’una storia d’amore come tante, e credo che il successo del film sia dovuto proprio alla semplicità che lo serpeggia, ad un amore tra uomini finalmente raccontato con naturalezza e aria di normalità, non di certo a qualche bacio e amplesso gay e allo stupido clamore che ne è derivato.


GIOIA MOLINARI

FILM VISTI IN TV: I SEGRETI DI BROKEBACK MOUNTAIN (ARTICOLO di GIOIA MOLINARI)



Ieri notte ho visto un bel film in tv, una storia d’aria pulita di alta montagna e d’amore. Come da sceneggiatura classica alla Virgilio, il copione prevede tante dolci pecorelle, e un sentimento che sboccia assolutamente inaspettato in mezzo a rivoli d’acqua limpida e neve che sfrigola al primo sole. Gli innamorati sono belli e giovani, nemmeno ventenni, ma quest’amore li vorrà accompagnare per un lungo tratto della loro vita, “finchè morte non li separi” (ebbene sì, svelo subito il finale, per la gioia di chi non avesse ancora visionato la pellicola in questione: uno dei due muore). Beh, sapete, siamo nell’America rurale e arretrata del Wyoming, anni sessanta: i giovani, dopo il breve idillio montano, si separano, le loro sorti li dividono temporaneamente, entrambi sono destinati al matrimonio con le rispettive dolci metà della mela e alla riproduzione (sfornano in totale tre marmocchi). Ma il loro amore è di quelli shakespeariani, imperituri e osteggiati dal destino! Che romanticismo!! Dopo 4 anni si cercano, si ritrovano… e noi spettatori subiamo un fantastico bacio cabrio, provando una certa invidia per tanta passione (anche se solo cinematografica). Da quel bacio in poi, saranno in grado di sopportare la mediocrità delle loro vite solo contando i giorni che li separano dai furtivi incontri lassù a Brokeback Mountain, dove galeotto fu il pascolo!
Voi direte: che storia banale. Sì, non brilla per originalità, se non fosse che i protagonisti sono due bei maschietti, e non un maschietto e una bionda femminuccia. Trattasi di pellicola che ha ingenerato turbini di mormorii bigotti, e che da poco era stata mandata in onda in Italia, ovviamente censurata. Ieri poi, dopo le polemiche di rito contrarie alla censura, mamma Rai ha deciso di riproporre Brokeback Mountain in versione integrale: quale miracolo! In realtà non aspettatevi scene porno tra omosessuali “impailettati”, o altri tristi atavici luoghi comuni (se ne siete malatamente ghiotti); si tratta d’una storia d’amore come tante, e credo che il successo del film sia dovuto proprio alla semplicità che lo serpeggia, ad un amore tra uomini finalmente raccontato con naturalezza e aria di normalità, non di certo a qualche bacio e amplesso gay e allo stupido clamore che ne è derivato.


GIOIA MOLINARI

FILM VISTI IN TV: I SEGRETI DI BROKEBACK MOUNTAIN (ARTICOLO di GIOIA MOLINARI)



Ieri notte ho visto un bel film in tv, una storia d’aria pulita di alta montagna e d’amore. Come da sceneggiatura classica alla Virgilio, il copione prevede tante dolci pecorelle, e un sentimento che sboccia assolutamente inaspettato in mezzo a rivoli d’acqua limpida e neve che sfrigola al primo sole. Gli innamorati sono belli e giovani, nemmeno ventenni, ma quest’amore li vorrà accompagnare per un lungo tratto della loro vita, “finchè morte non li separi” (ebbene sì, svelo subito il finale, per la gioia di chi non avesse ancora visionato la pellicola in questione: uno dei due muore). Beh, sapete, siamo nell’America rurale e arretrata del Wyoming, anni sessanta: i giovani, dopo il breve idillio montano, si separano, le loro sorti li dividono temporaneamente, entrambi sono destinati al matrimonio con le rispettive dolci metà della mela e alla riproduzione (sfornano in totale tre marmocchi). Ma il loro amore è di quelli shakespeariani, imperituri e osteggiati dal destino! Che romanticismo!! Dopo 4 anni si cercano, si ritrovano… e noi spettatori subiamo un fantastico bacio cabrio, provando una certa invidia per tanta passione (anche se solo cinematografica). Da quel bacio in poi, saranno in grado di sopportare la mediocrità delle loro vite solo contando i giorni che li separano dai furtivi incontri lassù a Brokeback Mountain, dove galeotto fu il pascolo!
Voi direte: che storia banale. Sì, non brilla per originalità, se non fosse che i protagonisti sono due bei maschietti, e non un maschietto e una bionda femminuccia. Trattasi di pellicola che ha ingenerato turbini di mormorii bigotti, e che da poco era stata mandata in onda in Italia, ovviamente censurata. Ieri poi, dopo le polemiche di rito contrarie alla censura, mamma Rai ha deciso di riproporre Brokeback Mountain in versione integrale: quale miracolo! In realtà non aspettatevi scene porno tra omosessuali “impailettati”, o altri tristi atavici luoghi comuni (se ne siete malatamente ghiotti); si tratta d’una storia d’amore come tante, e credo che il successo del film sia dovuto proprio alla semplicità che lo serpeggia, ad un amore tra uomini finalmente raccontato con naturalezza e aria di normalità, non di certo a qualche bacio e amplesso gay e allo stupido clamore che ne è derivato.


GIOIA MOLINARI

lunedì 9 marzo 2009

"IL DOTTOR GIOLSOT IN ROSTICCERIA!!" (ARTICOLO di GIOIA MOLINARI)



Al diciottesimo piano di un qualsivoglia ospedale (o di una qualsivoglia vita)…

“Il dottor Giolsot in rosticceria!! Il dottor Giolsot in rosticceria!!”

Mi chiedo perché. Perché le serie televisive con oggetto medico ci garbino sempre così tanto. Chi guarda Doctor House? Le donne, da sempre attratte dalla possibilità di sposare un mediconzolo dal carattere difficile, ma fascinoso? Può essere una risposta. Oppure ci piace accostarci per finta al dolore, una sorta di ricerca catartica per prepararci a quel che prima o poi ci piomba addosso quando meno ce l’aspettiamo: ovvero la morte? Ecco, la seconda ipotesi mi piace e mi convince decisamente di più, soprattutto in tristi giornate di fine inverno come questa, in cui la primavera stenta a sbocciare. In effetti trovo che abbia davvero una forte valenza consolatoria scoprire che anche l’affascinante dottor Ross (pediatra interpretato anni fa da Clooney in E.R.) abbia le sue magagne, di qualunque natura, anche sentimentale perbacco, in barba alla sua straordinaria beltà! O che l’infermiera Lockhart, biondina e caruccia, si senta una frustrata e alla veneranda età di trent’anni si iscriva a medicina, si sposi poi col medico più arrapante del pronto soccorso del policlinico universitario di Chicago …eppure senta ancora (dopo tutte queste grazie) il bisogno di bere vino come fosse limonata. E questi sfortunati personaggi comunque devono risolvere le loro problematiche mentre salvano la vita altrui! Meravigliosamente tragico, non trovate?
E dato che tragedia fa rima con ironia, ecco che risulta anche molto facile costruire attorno alla lotta medica contro la morte …delle serie più comiche (vedi Scrubs, l’avete mai visto? Carino). Ma su http://www.floptv.tv/potrete assaporare una vera chicca, Drammi medicali: un cast da oscar a dir poco (Maccio Capatonda, Elio delle Storie Tese e persino il virtuoso Herbert Ballerina!!!), per una serie sgrammaticata come nemmeno Cento Vetrine sa essere, dove i “trapianti di resto del corpo” sono all’ordine del giorno. Reparto egregiamente diretto dal dott. Giolsot, medico, ma anche drammaturgo (Elio), coadiuvato dal sagace dott. Medici (Capatonda).
Se la vita si chiude inevitabilmente in posizione orizzontale, e se l’anticamera della fine dev’essere un triste bianco e puzzolente letto d’ospedale … ridiamoci almeno su finchè non tocca a noi.

GIOIA MOLINARI

"IL DOTTOR GIOLSOT IN ROSTICCERIA!!" (ARTICOLO di GIOIA MOLINARI)



Al diciottesimo piano di un qualsivoglia ospedale (o di una qualsivoglia vita)…

“Il dottor Giolsot in rosticceria!! Il dottor Giolsot in rosticceria!!”

Mi chiedo perché. Perché le serie televisive con oggetto medico ci garbino sempre così tanto. Chi guarda Doctor House? Le donne, da sempre attratte dalla possibilità di sposare un mediconzolo dal carattere difficile, ma fascinoso? Può essere una risposta. Oppure ci piace accostarci per finta al dolore, una sorta di ricerca catartica per prepararci a quel che prima o poi ci piomba addosso quando meno ce l’aspettiamo: ovvero la morte? Ecco, la seconda ipotesi mi piace e mi convince decisamente di più, soprattutto in tristi giornate di fine inverno come questa, in cui la primavera stenta a sbocciare. In effetti trovo che abbia davvero una forte valenza consolatoria scoprire che anche l’affascinante dottor Ross (pediatra interpretato anni fa da Clooney in E.R.) abbia le sue magagne, di qualunque natura, anche sentimentale perbacco, in barba alla sua straordinaria beltà! O che l’infermiera Lockhart, biondina e caruccia, si senta una frustrata e alla veneranda età di trent’anni si iscriva a medicina, si sposi poi col medico più arrapante del pronto soccorso del policlinico universitario di Chicago …eppure senta ancora (dopo tutte queste grazie) il bisogno di bere vino come fosse limonata. E questi sfortunati personaggi comunque devono risolvere le loro problematiche mentre salvano la vita altrui! Meravigliosamente tragico, non trovate?
E dato che tragedia fa rima con ironia, ecco che risulta anche molto facile costruire attorno alla lotta medica contro la morte …delle serie più comiche (vedi Scrubs, l’avete mai visto? Carino). Ma su http://www.floptv.tv/potrete assaporare una vera chicca, Drammi medicali: un cast da oscar a dir poco (Maccio Capatonda, Elio delle Storie Tese e persino il virtuoso Herbert Ballerina!!!), per una serie sgrammaticata come nemmeno Cento Vetrine sa essere, dove i “trapianti di resto del corpo” sono all’ordine del giorno. Reparto egregiamente diretto dal dott. Giolsot, medico, ma anche drammaturgo (Elio), coadiuvato dal sagace dott. Medici (Capatonda).
Se la vita si chiude inevitabilmente in posizione orizzontale, e se l’anticamera della fine dev’essere un triste bianco e puzzolente letto d’ospedale … ridiamoci almeno su finchè non tocca a noi.

GIOIA MOLINARI

"IL DOTTOR GIOLSOT IN ROSTICCERIA!!" (ARTICOLO di GIOIA MOLINARI)



Al diciottesimo piano di un qualsivoglia ospedale (o di una qualsivoglia vita)…

“Il dottor Giolsot in rosticceria!! Il dottor Giolsot in rosticceria!!”

Mi chiedo perché. Perché le serie televisive con oggetto medico ci garbino sempre così tanto. Chi guarda Doctor House? Le donne, da sempre attratte dalla possibilità di sposare un mediconzolo dal carattere difficile, ma fascinoso? Può essere una risposta. Oppure ci piace accostarci per finta al dolore, una sorta di ricerca catartica per prepararci a quel che prima o poi ci piomba addosso quando meno ce l’aspettiamo: ovvero la morte? Ecco, la seconda ipotesi mi piace e mi convince decisamente di più, soprattutto in tristi giornate di fine inverno come questa, in cui la primavera stenta a sbocciare. In effetti trovo che abbia davvero una forte valenza consolatoria scoprire che anche l’affascinante dottor Ross (pediatra interpretato anni fa da Clooney in E.R.) abbia le sue magagne, di qualunque natura, anche sentimentale perbacco, in barba alla sua straordinaria beltà! O che l’infermiera Lockhart, biondina e caruccia, si senta una frustrata e alla veneranda età di trent’anni si iscriva a medicina, si sposi poi col medico più arrapante del pronto soccorso del policlinico universitario di Chicago …eppure senta ancora (dopo tutte queste grazie) il bisogno di bere vino come fosse limonata. E questi sfortunati personaggi comunque devono risolvere le loro problematiche mentre salvano la vita altrui! Meravigliosamente tragico, non trovate?
E dato che tragedia fa rima con ironia, ecco che risulta anche molto facile costruire attorno alla lotta medica contro la morte …delle serie più comiche (vedi Scrubs, l’avete mai visto? Carino). Ma su http://www.floptv.tv/potrete assaporare una vera chicca, Drammi medicali: un cast da oscar a dir poco (Maccio Capatonda, Elio delle Storie Tese e persino il virtuoso Herbert Ballerina!!!), per una serie sgrammaticata come nemmeno Cento Vetrine sa essere, dove i “trapianti di resto del corpo” sono all’ordine del giorno. Reparto egregiamente diretto dal dott. Giolsot, medico, ma anche drammaturgo (Elio), coadiuvato dal sagace dott. Medici (Capatonda).
Se la vita si chiude inevitabilmente in posizione orizzontale, e se l’anticamera della fine dev’essere un triste bianco e puzzolente letto d’ospedale … ridiamoci almeno su finchè non tocca a noi.

GIOIA MOLINARI

giovedì 26 febbraio 2009

VOYAGER, GIACOBBO E LE SUE TERRIBILI GIACCHETTE A VENTO (TEMPLARI FORSE) (ARTICOLO di GIOIA MOLINARI)


Dietro (o davanti) ad ogni grande uomo c’è sempre una grandissima donna. Mi chiedo se Roberto Giacobbo sia orfano di madre, scapolo, o con soli figli maschi al seguito, dato che è l’uomo dal giubbotto più improbabile e imbarazzante della storia. Per non parlare del famoso “occhiale alla Giacobbo”, o delle sue mosse impacciate di quando si piega in avanti senza grazia alcuna, fingendo il passaggio in un’altra più entusiasmante dimensione. Ma i miei dubbi sono dettati solamente da affetto, dato che il bel Roberto lo seguo dalla tenera età, da quando era un giornalistuncolo in erba costretto a snaturare la sua indole da ragioniere per l’amor di giornalismo, e ad occuparsi dell’esoterico e affini sulla compianta Telemontecarlo (mitica Stargate!).
Voyager è la mia certezza del mercoledì sera, è la certezza di tutti noi poveri nerd che non ce ne usciamo mai di casa durante la faticosa settimana di lavoro, e che attendiamo l’appuntamento serale per evadere dalla triste realtà fatta di numeri, bollette e due di picche.. per viaggiare con la fantasia, tra i soliti cinque o sei servizi: TEMPLARI (il pezzo forte di Giacobbo), Chupacabra, Atlantide, fantasmi vari, antico Egitto a più non posso, in ogni sua maledetta duna, e assolutamente e necessariamente UFO, sempre e comunque UFO.
Ma, signore e signori, parliamo dei… TEMPLARI! Argomento di conversazione preferito di Bob, lo propina anche in metropolitana per rompere il ghiaccio con le cinquantenni che tampina, ancora convinto di poterle sorprendere e conquistare, ne sono più che certa. Dunque, da quando seguo Voyager s’è sempre parlato di questi misteriosi tizi, ma… CHI ERANO I TEMPLARI?? Io non l’ho ancora capito. Il collega Torbianelli (noto erudito del giornale su cui scrive anche la sottoscritta, erudito con cipiglio seriotto, a differenza della suddetta sottoscritta) mi suggerisce fossero dei cavalieri cristiani, un ordine religioso, ma con organizzazione militaresca. Pare siano stati dichiarati eretici, ma solo perché stavano parecchio antipatici (a chi poi?) dato che erano ricchi sfondati. Invidia medievale, insomma. Ma quel che mi chiedo è questo: COSA FACEVA UN TEMPLARE DURANTE LA SUA ARDIMENTOSA GIORNATA MEDIEVALE? E’ risaputo, il Medioevo è stato un gran bel guazzabuglio (come recita Mago Merlino ne “La spada nella roccia”, ruvida pellicola di un regista assolutamente mediavela quale Walt Disney, ecco le mie culturosissime e comprovate fonti), bisognava inventarsi un gran bel mestiere per campare e arrancare tra pestilenze e streghe, tempi duri. Ora, il Templare doveva essere prima di tutto un figaccione, un uomo a cavallo, strinato più della criniera del cavallo stesso, me lo immagino impettito come un rivenditore del Folletto, che si dirige fiero al trotto verso un denso aperitivo medievale. La giornata del Templare era incentrata certamente sull’aperitivo alla locanda più trendy, è chiaro, luogo di ritrovo per caricarsi e vendere improbabili leggende a sfondo religioso convergenti su una rinomata coppa (il Sacro Graal) che pare abbia raccolto il sangue di Cristo. “Forza ragazzi, che oggi vendiamo!!” e via, verso nuove ed entusiasmanti avventure bislacche! Il mondo è paese, i tempi sono ciclici… le cose non cambiamo mai, corsi e ricorsi, i Templari sono ancora tra noi, non trovate? Uscite tra la folla, accendete la nobil televisione e votate il vostro Templare preferito, via al televoto! Li potete votare anche in cabina elettorale, oppure a “Uomini e donne”.
Nella prossima puntata: UFO, Templari, Egitto ora e sempre Egitto, e la mitica Atlantide!
GIOIA MOLINARI

VOYAGER, GIACOBBO E LE SUE TERRIBILI GIACCHETTE A VENTO (TEMPLARI FORSE) (ARTICOLO di GIOIA MOLINARI)


Dietro (o davanti) ad ogni grande uomo c’è sempre una grandissima donna. Mi chiedo se Roberto Giacobbo sia orfano di madre, scapolo, o con soli figli maschi al seguito, dato che è l’uomo dal giubbotto più improbabile e imbarazzante della storia. Per non parlare del famoso “occhiale alla Giacobbo”, o delle sue mosse impacciate di quando si piega in avanti senza grazia alcuna, fingendo il passaggio in un’altra più entusiasmante dimensione. Ma i miei dubbi sono dettati solamente da affetto, dato che il bel Roberto lo seguo dalla tenera età, da quando era un giornalistuncolo in erba costretto a snaturare la sua indole da ragioniere per l’amor di giornalismo, e ad occuparsi dell’esoterico e affini sulla compianta Telemontecarlo (mitica Stargate!).
Voyager è la mia certezza del mercoledì sera, è la certezza di tutti noi poveri nerd che non ce ne usciamo mai di casa durante la faticosa settimana di lavoro, e che attendiamo l’appuntamento serale per evadere dalla triste realtà fatta di numeri, bollette e due di picche.. per viaggiare con la fantasia, tra i soliti cinque o sei servizi: TEMPLARI (il pezzo forte di Giacobbo), Chupacabra, Atlantide, fantasmi vari, antico Egitto a più non posso, in ogni sua maledetta duna, e assolutamente e necessariamente UFO, sempre e comunque UFO.
Ma, signore e signori, parliamo dei… TEMPLARI! Argomento di conversazione preferito di Bob, lo propina anche in metropolitana per rompere il ghiaccio con le cinquantenni che tampina, ancora convinto di poterle sorprendere e conquistare, ne sono più che certa. Dunque, da quando seguo Voyager s’è sempre parlato di questi misteriosi tizi, ma… CHI ERANO I TEMPLARI?? Io non l’ho ancora capito. Il collega Torbianelli (noto erudito del giornale su cui scrive anche la sottoscritta, erudito con cipiglio seriotto, a differenza della suddetta sottoscritta) mi suggerisce fossero dei cavalieri cristiani, un ordine religioso, ma con organizzazione militaresca. Pare siano stati dichiarati eretici, ma solo perché stavano parecchio antipatici (a chi poi?) dato che erano ricchi sfondati. Invidia medievale, insomma. Ma quel che mi chiedo è questo: COSA FACEVA UN TEMPLARE DURANTE LA SUA ARDIMENTOSA GIORNATA MEDIEVALE? E’ risaputo, il Medioevo è stato un gran bel guazzabuglio (come recita Mago Merlino ne “La spada nella roccia”, ruvida pellicola di un regista assolutamente mediavela quale Walt Disney, ecco le mie culturosissime e comprovate fonti), bisognava inventarsi un gran bel mestiere per campare e arrancare tra pestilenze e streghe, tempi duri. Ora, il Templare doveva essere prima di tutto un figaccione, un uomo a cavallo, strinato più della criniera del cavallo stesso, me lo immagino impettito come un rivenditore del Folletto, che si dirige fiero al trotto verso un denso aperitivo medievale. La giornata del Templare era incentrata certamente sull’aperitivo alla locanda più trendy, è chiaro, luogo di ritrovo per caricarsi e vendere improbabili leggende a sfondo religioso convergenti su una rinomata coppa (il Sacro Graal) che pare abbia raccolto il sangue di Cristo. “Forza ragazzi, che oggi vendiamo!!” e via, verso nuove ed entusiasmanti avventure bislacche! Il mondo è paese, i tempi sono ciclici… le cose non cambiamo mai, corsi e ricorsi, i Templari sono ancora tra noi, non trovate? Uscite tra la folla, accendete la nobil televisione e votate il vostro Templare preferito, via al televoto! Li potete votare anche in cabina elettorale, oppure a “Uomini e donne”.
Nella prossima puntata: UFO, Templari, Egitto ora e sempre Egitto, e la mitica Atlantide!
GIOIA MOLINARI

VOYAGER, GIACOBBO E LE SUE TERRIBILI GIACCHETTE A VENTO (TEMPLARI FORSE) (ARTICOLO di GIOIA MOLINARI)


Dietro (o davanti) ad ogni grande uomo c’è sempre una grandissima donna. Mi chiedo se Roberto Giacobbo sia orfano di madre, scapolo, o con soli figli maschi al seguito, dato che è l’uomo dal giubbotto più improbabile e imbarazzante della storia. Per non parlare del famoso “occhiale alla Giacobbo”, o delle sue mosse impacciate di quando si piega in avanti senza grazia alcuna, fingendo il passaggio in un’altra più entusiasmante dimensione. Ma i miei dubbi sono dettati solamente da affetto, dato che il bel Roberto lo seguo dalla tenera età, da quando era un giornalistuncolo in erba costretto a snaturare la sua indole da ragioniere per l’amor di giornalismo, e ad occuparsi dell’esoterico e affini sulla compianta Telemontecarlo (mitica Stargate!).
Voyager è la mia certezza del mercoledì sera, è la certezza di tutti noi poveri nerd che non ce ne usciamo mai di casa durante la faticosa settimana di lavoro, e che attendiamo l’appuntamento serale per evadere dalla triste realtà fatta di numeri, bollette e due di picche.. per viaggiare con la fantasia, tra i soliti cinque o sei servizi: TEMPLARI (il pezzo forte di Giacobbo), Chupacabra, Atlantide, fantasmi vari, antico Egitto a più non posso, in ogni sua maledetta duna, e assolutamente e necessariamente UFO, sempre e comunque UFO.
Ma, signore e signori, parliamo dei… TEMPLARI! Argomento di conversazione preferito di Bob, lo propina anche in metropolitana per rompere il ghiaccio con le cinquantenni che tampina, ancora convinto di poterle sorprendere e conquistare, ne sono più che certa. Dunque, da quando seguo Voyager s’è sempre parlato di questi misteriosi tizi, ma… CHI ERANO I TEMPLARI?? Io non l’ho ancora capito. Il collega Torbianelli (noto erudito del giornale su cui scrive anche la sottoscritta, erudito con cipiglio seriotto, a differenza della suddetta sottoscritta) mi suggerisce fossero dei cavalieri cristiani, un ordine religioso, ma con organizzazione militaresca. Pare siano stati dichiarati eretici, ma solo perché stavano parecchio antipatici (a chi poi?) dato che erano ricchi sfondati. Invidia medievale, insomma. Ma quel che mi chiedo è questo: COSA FACEVA UN TEMPLARE DURANTE LA SUA ARDIMENTOSA GIORNATA MEDIEVALE? E’ risaputo, il Medioevo è stato un gran bel guazzabuglio (come recita Mago Merlino ne “La spada nella roccia”, ruvida pellicola di un regista assolutamente mediavela quale Walt Disney, ecco le mie culturosissime e comprovate fonti), bisognava inventarsi un gran bel mestiere per campare e arrancare tra pestilenze e streghe, tempi duri. Ora, il Templare doveva essere prima di tutto un figaccione, un uomo a cavallo, strinato più della criniera del cavallo stesso, me lo immagino impettito come un rivenditore del Folletto, che si dirige fiero al trotto verso un denso aperitivo medievale. La giornata del Templare era incentrata certamente sull’aperitivo alla locanda più trendy, è chiaro, luogo di ritrovo per caricarsi e vendere improbabili leggende a sfondo religioso convergenti su una rinomata coppa (il Sacro Graal) che pare abbia raccolto il sangue di Cristo. “Forza ragazzi, che oggi vendiamo!!” e via, verso nuove ed entusiasmanti avventure bislacche! Il mondo è paese, i tempi sono ciclici… le cose non cambiamo mai, corsi e ricorsi, i Templari sono ancora tra noi, non trovate? Uscite tra la folla, accendete la nobil televisione e votate il vostro Templare preferito, via al televoto! Li potete votare anche in cabina elettorale, oppure a “Uomini e donne”.
Nella prossima puntata: UFO, Templari, Egitto ora e sempre Egitto, e la mitica Atlantide!
GIOIA MOLINARI

venerdì 20 febbraio 2009

OSTINAZIONE SANREMESE (ARTICOLO di GIOIA MOLINARI)

Ebbene sì, ostinati, noi italiani avremo certamente un sacco di difetti, ma di capoccia siamo duri. A volte l’ostinazione porta a migliorare (a volte, ripeto). Non potrete credere alle vostre orecchie, voi pochi che solitamente mi leggete, ma… questo giovedì sera sanremese me lo sono goduta alla grande! Via, non male le nuove proposte, nient’affatto malvagie. Gradevole anche l’idea di farle “raccomandare” dal Padrino di turno, vecchio vizio italiota pure questo, ma a volte senza spargimento di sangue o di merito, per fortuna.
Approposito di ostinazione: lo sappiamo benissimo tutti che il Festival di Sanremo è uno strascico dei bei tempi che furono, quando negli anni della brillantina la facevano sul palco da padrone i VERI idoli musicali. Ma in un mondo in cui se non hai un videoclip da proporre (in cui il fianco della Pausini sia piallato a dovere da un apposito programma informatico, o in cui Tiziano Ferro sembri più magrolino …o Vasco Rossi più... allegro di quanto in effetti sia), è francamente dura immaginarsi questi mostri sacri del pop prendersi a cornate per un mazzolino di fiori e manciate di applausi, con un rischioso brano inedito mai pubblicizzato o “videato” prima. Ci intendiamo, vero cari lettori? Siamo una generazione oculare, in cui profumo di fiori e la dolce armonia della musica poco contano.





Comunque, se dobbiamo proprio cavarci del buono dal Festivàl, orsù, facciamolo! Bonolis, l’hai detto tu, sono tempi duri per i conduttori, ma tutto sommato te la cavicchi sempre, spalleggiato da quello strano individuo di Laurenti, che stasera ti sei pure baciato sul palco. Ma che deliziosi siparietti! Certo, non sono altro che facezie per permettere ai tecnici di lavorare alle vostre spalle, lo sappiamo.
La sottoscritta non cela una simpatia spudorata: ARISA DEVI VINCERE!






Tu non sei figlia di Zucchero, o dei Pooh, non sbarchi da Amici, tu sei la figlia di Charlie Chaplin, ti adoro. Scendi goffa più che mai le scale, mostri le spalle alla telecamera, sei affascinante come un tozzo di pane raffermo, e ne vai fiera, con quegli occhiali che io non avrei mai il coraggio di portare. Brava! E chi ci porti sul palco? Lelione Luttazzi, con due mani artritiche ma sempre abili, della serie “quando le articolazioni delle falangi falangine falangette è il cuore a muoverle”. Un po’ di jazz, non pretenzioso, per la tua canzone così piccola e semplice, per la tua voce gradevolissima e mai sgarbata.




Potrei anche chiudere qui l’articolo, per me gli altri giovani concorrenti stanno una spanna sotto Arisa! Ma per dovere di cronaca sparlerò un pochino anche di loro, sento che acclamano a gran voce qualche lusinga. Lusinga che non arriverà di certo da me comunque, non scherziamo. Discreta la figliola di Zucchero, anche se, a parer mio, farebbe meglio a scrollarsi di dosso l’ombra del pesantissimo padre, accompagnato dai suoi compagnucci di merenda: tante macchie di vino rosso su una tovaglia a quadretti da pranzo casalingo, questo l’effetto che danno i ragazzotti. Di Cocciante che accompagna il suo piccolo clone non me la sento nemmeno di parlare, come non mi sento di infierire sull’afona biondina che si è dovuto sobbarcare Massimo Ranieri. Karima from “Amici” è brava, parecchio, non posso negarlo, vorrei, ma non posso. Ci porta sul palco un altro po’ di jazz e blues grazie a Biondi e Bacharach. Iskra, la corista di Dalla: ho sempre sostenuto che non fosse questo genio dell’intonazione, sbagliavo? Forse no. Ma c’è pure la Vanoni! E meno male che ci si mette lei a migliorare il brano della mia giovane omonima. Chi mi incanta è invece un attore americano, che pettina Marco Carta e C. cantando swing con aria noncurante, fantastico. Bell’intervista, riuscita, fascinoso Kevin Spacey, simpatica la Pession in versione valletta briosa, carini! Sbuca Gino Paoli, Pino Daniele a Bonolis piace un sacco, e Vecchioni piace a me: sempre arzillo, sempre in jeans anche quando non li porta, e pare Bonolis non gli stia troppo simpatico.
Ania vince Sanremo web, e ascoltiamoci ora i big accantonati durante le serate precedenti, e pronti ad essere ripescati come pesciolini. Niki Nicolai: non sei Mina. Zanicchi: hai sbagliato vestito. Al Bano: Romina ti ha lasciato per i tuoi insopportabili acuti. Sal non ti salviamo più, forse la prima sera ero ubriaca di torta alla ricotta quando mi eri piaciuto. Tricarico: fragola, fragilissima, fragolerrima. Afterhours: vi salverei solo per fedeltà e amore. Chi resta e chi va? Restano Al Bano e Sal Da Vinci, ci sarebbe stato bene anche un Gigi D’Alessio tra i due.
Ah, dimenticavo, apertura della serata affidata a Giovanni Allevi… uno dei più grandi… sopravvalutati musicisti del nostro infelice secolo, complimenti!
GIOIA MOLINARI

OSTINAZIONE SANREMESE (ARTICOLO di GIOIA MOLINARI)

Ebbene sì, ostinati, noi italiani avremo certamente un sacco di difetti, ma di capoccia siamo duri. A volte l’ostinazione porta a migliorare (a volte, ripeto). Non potrete credere alle vostre orecchie, voi pochi che solitamente mi leggete, ma… questo giovedì sera sanremese me lo sono goduta alla grande! Via, non male le nuove proposte, nient’affatto malvagie. Gradevole anche l’idea di farle “raccomandare” dal Padrino di turno, vecchio vizio italiota pure questo, ma a volte senza spargimento di sangue o di merito, per fortuna.
Approposito di ostinazione: lo sappiamo benissimo tutti che il Festival di Sanremo è uno strascico dei bei tempi che furono, quando negli anni della brillantina la facevano sul palco da padrone i VERI idoli musicali. Ma in un mondo in cui se non hai un videoclip da proporre (in cui il fianco della Pausini sia piallato a dovere da un apposito programma informatico, o in cui Tiziano Ferro sembri più magrolino …o Vasco Rossi più... allegro di quanto in effetti sia), è francamente dura immaginarsi questi mostri sacri del pop prendersi a cornate per un mazzolino di fiori e manciate di applausi, con un rischioso brano inedito mai pubblicizzato o “videato” prima. Ci intendiamo, vero cari lettori? Siamo una generazione oculare, in cui profumo di fiori e la dolce armonia della musica poco contano.





Comunque, se dobbiamo proprio cavarci del buono dal Festivàl, orsù, facciamolo! Bonolis, l’hai detto tu, sono tempi duri per i conduttori, ma tutto sommato te la cavicchi sempre, spalleggiato da quello strano individuo di Laurenti, che stasera ti sei pure baciato sul palco. Ma che deliziosi siparietti! Certo, non sono altro che facezie per permettere ai tecnici di lavorare alle vostre spalle, lo sappiamo.
La sottoscritta non cela una simpatia spudorata: ARISA DEVI VINCERE!






Tu non sei figlia di Zucchero, o dei Pooh, non sbarchi da Amici, tu sei la figlia di Charlie Chaplin, ti adoro. Scendi goffa più che mai le scale, mostri le spalle alla telecamera, sei affascinante come un tozzo di pane raffermo, e ne vai fiera, con quegli occhiali che io non avrei mai il coraggio di portare. Brava! E chi ci porti sul palco? Lelione Luttazzi, con due mani artritiche ma sempre abili, della serie “quando le articolazioni delle falangi falangine falangette è il cuore a muoverle”. Un po’ di jazz, non pretenzioso, per la tua canzone così piccola e semplice, per la tua voce gradevolissima e mai sgarbata.




Potrei anche chiudere qui l’articolo, per me gli altri giovani concorrenti stanno una spanna sotto Arisa! Ma per dovere di cronaca sparlerò un pochino anche di loro, sento che acclamano a gran voce qualche lusinga. Lusinga che non arriverà di certo da me comunque, non scherziamo. Discreta la figliola di Zucchero, anche se, a parer mio, farebbe meglio a scrollarsi di dosso l’ombra del pesantissimo padre, accompagnato dai suoi compagnucci di merenda: tante macchie di vino rosso su una tovaglia a quadretti da pranzo casalingo, questo l’effetto che danno i ragazzotti. Di Cocciante che accompagna il suo piccolo clone non me la sento nemmeno di parlare, come non mi sento di infierire sull’afona biondina che si è dovuto sobbarcare Massimo Ranieri. Karima from “Amici” è brava, parecchio, non posso negarlo, vorrei, ma non posso. Ci porta sul palco un altro po’ di jazz e blues grazie a Biondi e Bacharach. Iskra, la corista di Dalla: ho sempre sostenuto che non fosse questo genio dell’intonazione, sbagliavo? Forse no. Ma c’è pure la Vanoni! E meno male che ci si mette lei a migliorare il brano della mia giovane omonima. Chi mi incanta è invece un attore americano, che pettina Marco Carta e C. cantando swing con aria noncurante, fantastico. Bell’intervista, riuscita, fascinoso Kevin Spacey, simpatica la Pession in versione valletta briosa, carini! Sbuca Gino Paoli, Pino Daniele a Bonolis piace un sacco, e Vecchioni piace a me: sempre arzillo, sempre in jeans anche quando non li porta, e pare Bonolis non gli stia troppo simpatico.
Ania vince Sanremo web, e ascoltiamoci ora i big accantonati durante le serate precedenti, e pronti ad essere ripescati come pesciolini. Niki Nicolai: non sei Mina. Zanicchi: hai sbagliato vestito. Al Bano: Romina ti ha lasciato per i tuoi insopportabili acuti. Sal non ti salviamo più, forse la prima sera ero ubriaca di torta alla ricotta quando mi eri piaciuto. Tricarico: fragola, fragilissima, fragolerrima. Afterhours: vi salverei solo per fedeltà e amore. Chi resta e chi va? Restano Al Bano e Sal Da Vinci, ci sarebbe stato bene anche un Gigi D’Alessio tra i due.
Ah, dimenticavo, apertura della serata affidata a Giovanni Allevi… uno dei più grandi… sopravvalutati musicisti del nostro infelice secolo, complimenti!
GIOIA MOLINARI