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mercoledì 8 aprile 2009

LA TERRA TREMA... ARRIVANO GLI ANGELI (ARTICOLO di MARCO TORBIANELLI)



6 aprile 2009, L’Aquila, Abruzzo, ore 3:32, preannunciata da giorni e giorni eccola che arriva, drammaticamente forte, dannatamente impetuosa, disgraziatamente distruttiva. La scossa di terremoto più forte segna 5,8 di magnitudo sulla scala Richter e coglie tutti nel sonno, nel loro letto, nella loro casa, sotto quel tetto che è sempre sinonimo di sicurezza, di calore, di famiglia.
Noi il terremoto lo conosciamo bene, dalla mia generazione in avanti abbiamo tutti ben chiaro nella testa, negli occhi e nelle orecchie cosa sia il terremoto, quanto possa far male, quale sensazione di impotenza ti crei dentro: avevo solo quattro anni in quel lontano 1976 quando oltre mille persone persero la vita nel terremoto del Friuli.
In Abruzzo il bilancio attuale è già di duecentocinquanta persone morte, quasi duemila i feriti, oltre centomila gli sfollati costretti a pernottare da amici e parenti o nella loro auto, in attesa che gli splendidi volontari della Protezione Civile allestiscano le prime tendopoli. Case vecchie crollate, ma anche abitazioni recenti, edifici di nuova concezione che dovrebbero esser stati costruiti secondo le norme antisismiche e che invece le immagini dei telegiornali ci restituiscono con profonde ferite, tetti crollati, pareti spostate.
Ma per le polemiche e le responsabilità c’è tempo, ora è il momento dell’emergenza e della solidarietà.
Questo inferno che ancora oggi non lascia tranquillo nessuno, con la terra che ancora sussulta, lascia intravedere due angeli, due persone che nonostante il dramma non si sono persi d’animo e si sono rimboccati le maniche per aiutare il prossimo.
Questi angeli si chiamano Mimmo e Marco.
Mimmo è dell’Aquila, ha una panetteria nella centralissima Piazza Duomo, uno dei punti più colpiti dal sisma. La sua casa è inagibile, il suo forno quasi, ma lui non si abbatte. Dorme nel furgone e la mattina si alza prestissimo, accende il forno e sforna quintali di pane che distribuisce gratuitamente ai suoi concittadini: "Ho due forni in città, entrambi stanno lavorando per dare il pane ai miei concittadini. Così sto facendo oggi e così farò anche domani" – ha commentato Mimmo all’ADN Kronos.
Marco è di Treviolo, un paesino in provincia di Bergamo, fa il vigile del fuoco da 27 anni, è caposquadra di stanza presso il Comando Provinciale di Bergamo. Lunedì mattina è partito immediatamente per l’Aquila con la sua squadra, specializzata in recupero di persone sotto le macerie. Appena giunto sul luogo del disastro è stato colto da infarto ed è morto durante il trasporto in ospedale.
Mimmo e Marco, due storie diverse, entrambe ricche di spunti ma soprattutto entrambe da ricordare: da un lato Mimmo e la sua voglia di reagire, dall’altro Marco e il suo spirito altruistico, sopra ogni cosa. Due persone, due italiani, due eroi del nostro tempo la cui esperienza deve essere d’esempio per tutti noi.

LA TERRA TREMA... ARRIVANO GLI ANGELI (ARTICOLO di MARCO TORBIANELLI)



6 aprile 2009, L’Aquila, Abruzzo, ore 3:32, preannunciata da giorni e giorni eccola che arriva, drammaticamente forte, dannatamente impetuosa, disgraziatamente distruttiva. La scossa di terremoto più forte segna 5,8 di magnitudo sulla scala Richter e coglie tutti nel sonno, nel loro letto, nella loro casa, sotto quel tetto che è sempre sinonimo di sicurezza, di calore, di famiglia.
Noi il terremoto lo conosciamo bene, dalla mia generazione in avanti abbiamo tutti ben chiaro nella testa, negli occhi e nelle orecchie cosa sia il terremoto, quanto possa far male, quale sensazione di impotenza ti crei dentro: avevo solo quattro anni in quel lontano 1976 quando oltre mille persone persero la vita nel terremoto del Friuli.
In Abruzzo il bilancio attuale è già di duecentocinquanta persone morte, quasi duemila i feriti, oltre centomila gli sfollati costretti a pernottare da amici e parenti o nella loro auto, in attesa che gli splendidi volontari della Protezione Civile allestiscano le prime tendopoli. Case vecchie crollate, ma anche abitazioni recenti, edifici di nuova concezione che dovrebbero esser stati costruiti secondo le norme antisismiche e che invece le immagini dei telegiornali ci restituiscono con profonde ferite, tetti crollati, pareti spostate.
Ma per le polemiche e le responsabilità c’è tempo, ora è il momento dell’emergenza e della solidarietà.
Questo inferno che ancora oggi non lascia tranquillo nessuno, con la terra che ancora sussulta, lascia intravedere due angeli, due persone che nonostante il dramma non si sono persi d’animo e si sono rimboccati le maniche per aiutare il prossimo.
Questi angeli si chiamano Mimmo e Marco.
Mimmo è dell’Aquila, ha una panetteria nella centralissima Piazza Duomo, uno dei punti più colpiti dal sisma. La sua casa è inagibile, il suo forno quasi, ma lui non si abbatte. Dorme nel furgone e la mattina si alza prestissimo, accende il forno e sforna quintali di pane che distribuisce gratuitamente ai suoi concittadini: "Ho due forni in città, entrambi stanno lavorando per dare il pane ai miei concittadini. Così sto facendo oggi e così farò anche domani" – ha commentato Mimmo all’ADN Kronos.
Marco è di Treviolo, un paesino in provincia di Bergamo, fa il vigile del fuoco da 27 anni, è caposquadra di stanza presso il Comando Provinciale di Bergamo. Lunedì mattina è partito immediatamente per l’Aquila con la sua squadra, specializzata in recupero di persone sotto le macerie. Appena giunto sul luogo del disastro è stato colto da infarto ed è morto durante il trasporto in ospedale.
Mimmo e Marco, due storie diverse, entrambe ricche di spunti ma soprattutto entrambe da ricordare: da un lato Mimmo e la sua voglia di reagire, dall’altro Marco e il suo spirito altruistico, sopra ogni cosa. Due persone, due italiani, due eroi del nostro tempo la cui esperienza deve essere d’esempio per tutti noi.

LA TERRA TREMA... ARRIVANO GLI ANGELI (ARTICOLO di MARCO TORBIANELLI)



6 aprile 2009, L’Aquila, Abruzzo, ore 3:32, preannunciata da giorni e giorni eccola che arriva, drammaticamente forte, dannatamente impetuosa, disgraziatamente distruttiva. La scossa di terremoto più forte segna 5,8 di magnitudo sulla scala Richter e coglie tutti nel sonno, nel loro letto, nella loro casa, sotto quel tetto che è sempre sinonimo di sicurezza, di calore, di famiglia.
Noi il terremoto lo conosciamo bene, dalla mia generazione in avanti abbiamo tutti ben chiaro nella testa, negli occhi e nelle orecchie cosa sia il terremoto, quanto possa far male, quale sensazione di impotenza ti crei dentro: avevo solo quattro anni in quel lontano 1976 quando oltre mille persone persero la vita nel terremoto del Friuli.
In Abruzzo il bilancio attuale è già di duecentocinquanta persone morte, quasi duemila i feriti, oltre centomila gli sfollati costretti a pernottare da amici e parenti o nella loro auto, in attesa che gli splendidi volontari della Protezione Civile allestiscano le prime tendopoli. Case vecchie crollate, ma anche abitazioni recenti, edifici di nuova concezione che dovrebbero esser stati costruiti secondo le norme antisismiche e che invece le immagini dei telegiornali ci restituiscono con profonde ferite, tetti crollati, pareti spostate.
Ma per le polemiche e le responsabilità c’è tempo, ora è il momento dell’emergenza e della solidarietà.
Questo inferno che ancora oggi non lascia tranquillo nessuno, con la terra che ancora sussulta, lascia intravedere due angeli, due persone che nonostante il dramma non si sono persi d’animo e si sono rimboccati le maniche per aiutare il prossimo.
Questi angeli si chiamano Mimmo e Marco.
Mimmo è dell’Aquila, ha una panetteria nella centralissima Piazza Duomo, uno dei punti più colpiti dal sisma. La sua casa è inagibile, il suo forno quasi, ma lui non si abbatte. Dorme nel furgone e la mattina si alza prestissimo, accende il forno e sforna quintali di pane che distribuisce gratuitamente ai suoi concittadini: "Ho due forni in città, entrambi stanno lavorando per dare il pane ai miei concittadini. Così sto facendo oggi e così farò anche domani" – ha commentato Mimmo all’ADN Kronos.
Marco è di Treviolo, un paesino in provincia di Bergamo, fa il vigile del fuoco da 27 anni, è caposquadra di stanza presso il Comando Provinciale di Bergamo. Lunedì mattina è partito immediatamente per l’Aquila con la sua squadra, specializzata in recupero di persone sotto le macerie. Appena giunto sul luogo del disastro è stato colto da infarto ed è morto durante il trasporto in ospedale.
Mimmo e Marco, due storie diverse, entrambe ricche di spunti ma soprattutto entrambe da ricordare: da un lato Mimmo e la sua voglia di reagire, dall’altro Marco e il suo spirito altruistico, sopra ogni cosa. Due persone, due italiani, due eroi del nostro tempo la cui esperienza deve essere d’esempio per tutti noi.

lunedì 16 marzo 2009

IL PUNTO SULLA QUINTA CONFERENZA NAZIONALE SULLE POLITICHE ANTIDROGA (SERVIZIO di MARCO TORBIANELLI)


Nelle giornate del 12, 13 e 14 marzo si è svolta a Trieste la V conferenza nazionale organizzata dal Dipartimento delle Politiche Antidroga e presieduta dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, il Senatore Carlo Giovanardi. Questa conferenza – come stabilisce l’art. 1 comma 5 del D.P.R. 309/90 – viene convocata regolarmente ogni tre anni e le sue conclusioni vengono trasmesse al Parlamento, con il fine di effettuare eventuali correzioni alla legislazione in materia.
L’incontro ha avuto il duplice scopo di fare il punto sulla situazione in Italia e di mettere sul tavolo concrete proposte per realizzare degli interventi coordinati nell’ambito della lotta alle droghe, mirati fondamentalmente al recupero sociale del tossicodipendente attraverso una valorizzazione progressiva e costante delle sue potenzialità.
Partendo dal presupposto dell’illiceità dell’atto del drogarsi, il sen. Giovanardi – all’apertura dei lavori – ha sottolineato come il problema non abbia nessun tipo di confine, né geografico, né di ceto sociale, ma «colpisce l’intera popolazione minandone alla base ciò che di più importante e prezioso ha: i propri giovani, che rappresentano il futuro di una società ».
Il Capo Dipartimento delle Politiche Antidroga, il dott. Giovanni Serpelloni, ha affermato in una nota che «grande importanza si è voluta dare alle analisi e ai documenti presentati da tutte le organizzazioni partecipanti, prima dell’inizio dei lavori, al fine di creare una base informativa fruibile da tutti, contenente le varie posizioni espresse, i documenti della precedente Conferenza di Palermo e una serie di altri contributi elaborati negli scorsi anni da gruppi di lavoro specifici ».
Tra le organizzazioni sentite prima dell’avvio dei lavori segnaliamo la Regione Friuli-Venezia Giulia, la Comunità Incontro, le organizzazioni sindacali CGIL, CISL e UIL, la Comunità San Patrignano, il Forum Droghe e la comunità Exodus di Don Antonio Mazzi.
Ciascuna organizzazione ha espresso le proprie opinioni ed indicazioni su apposite schede, che poi il Dipartimento ha raccolto e suddiviso per argomenti quali ad esempio nuove tipologie di consumatori, prevenzione, terapie farmacologiche, terapie psicosociali, terapie integrate, residenziali e semiresidenziali, reinserimento sociale, reinserimento lavorativo.
Importante infine l’allarme lanciato dall’Istituto Superiore di Sanità attraverso la conferenza in merito alla nuova droga in circolazione, la cosiddetta “Genie”, un composto di erbe sintetiche già proibito in Austria, Germania e Francia, che viene in realtà venduto come incenso per profumare gli ambienti: i danni che tale mix provocano sono 4-5 volte più gravi di quelli derivanti dalla marijuana, ma la cosa più grave è che in Italia attualmente non ne è vietato l’acquisto, in quanto non è ancora stata riconosciuta ufficialmente come droga.
«Ci dobbiamo confrontare con una serie di nuove sostanze propagandate come legali — aggiunge ancora il dott. Serpelloni —, ma che in realtà sono psicoattive. Sempre più spesso arrivano nei pronto-soccorso degli ospedali giovani con disturbi psicotici inspiegabili, a meno di non pensare all'uso di queste nuove droghe. Che, però, sono difficili da identificare proprio perché sono ancora poco conosciute, anche dai medici. E sono molto potenti ».
MARCO TORBIANELLI

IL PUNTO SULLA QUINTA CONFERENZA NAZIONALE SULLE POLITICHE ANTIDROGA (SERVIZIO di MARCO TORBIANELLI)


Nelle giornate del 12, 13 e 14 marzo si è svolta a Trieste la V conferenza nazionale organizzata dal Dipartimento delle Politiche Antidroga e presieduta dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, il Senatore Carlo Giovanardi. Questa conferenza – come stabilisce l’art. 1 comma 5 del D.P.R. 309/90 – viene convocata regolarmente ogni tre anni e le sue conclusioni vengono trasmesse al Parlamento, con il fine di effettuare eventuali correzioni alla legislazione in materia.
L’incontro ha avuto il duplice scopo di fare il punto sulla situazione in Italia e di mettere sul tavolo concrete proposte per realizzare degli interventi coordinati nell’ambito della lotta alle droghe, mirati fondamentalmente al recupero sociale del tossicodipendente attraverso una valorizzazione progressiva e costante delle sue potenzialità.
Partendo dal presupposto dell’illiceità dell’atto del drogarsi, il sen. Giovanardi – all’apertura dei lavori – ha sottolineato come il problema non abbia nessun tipo di confine, né geografico, né di ceto sociale, ma «colpisce l’intera popolazione minandone alla base ciò che di più importante e prezioso ha: i propri giovani, che rappresentano il futuro di una società ».
Il Capo Dipartimento delle Politiche Antidroga, il dott. Giovanni Serpelloni, ha affermato in una nota che «grande importanza si è voluta dare alle analisi e ai documenti presentati da tutte le organizzazioni partecipanti, prima dell’inizio dei lavori, al fine di creare una base informativa fruibile da tutti, contenente le varie posizioni espresse, i documenti della precedente Conferenza di Palermo e una serie di altri contributi elaborati negli scorsi anni da gruppi di lavoro specifici ».
Tra le organizzazioni sentite prima dell’avvio dei lavori segnaliamo la Regione Friuli-Venezia Giulia, la Comunità Incontro, le organizzazioni sindacali CGIL, CISL e UIL, la Comunità San Patrignano, il Forum Droghe e la comunità Exodus di Don Antonio Mazzi.
Ciascuna organizzazione ha espresso le proprie opinioni ed indicazioni su apposite schede, che poi il Dipartimento ha raccolto e suddiviso per argomenti quali ad esempio nuove tipologie di consumatori, prevenzione, terapie farmacologiche, terapie psicosociali, terapie integrate, residenziali e semiresidenziali, reinserimento sociale, reinserimento lavorativo.
Importante infine l’allarme lanciato dall’Istituto Superiore di Sanità attraverso la conferenza in merito alla nuova droga in circolazione, la cosiddetta “Genie”, un composto di erbe sintetiche già proibito in Austria, Germania e Francia, che viene in realtà venduto come incenso per profumare gli ambienti: i danni che tale mix provocano sono 4-5 volte più gravi di quelli derivanti dalla marijuana, ma la cosa più grave è che in Italia attualmente non ne è vietato l’acquisto, in quanto non è ancora stata riconosciuta ufficialmente come droga.
«Ci dobbiamo confrontare con una serie di nuove sostanze propagandate come legali — aggiunge ancora il dott. Serpelloni —, ma che in realtà sono psicoattive. Sempre più spesso arrivano nei pronto-soccorso degli ospedali giovani con disturbi psicotici inspiegabili, a meno di non pensare all'uso di queste nuove droghe. Che, però, sono difficili da identificare proprio perché sono ancora poco conosciute, anche dai medici. E sono molto potenti ».
MARCO TORBIANELLI

IL PUNTO SULLA QUINTA CONFERENZA NAZIONALE SULLE POLITICHE ANTIDROGA (SERVIZIO di MARCO TORBIANELLI)


Nelle giornate del 12, 13 e 14 marzo si è svolta a Trieste la V conferenza nazionale organizzata dal Dipartimento delle Politiche Antidroga e presieduta dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, il Senatore Carlo Giovanardi. Questa conferenza – come stabilisce l’art. 1 comma 5 del D.P.R. 309/90 – viene convocata regolarmente ogni tre anni e le sue conclusioni vengono trasmesse al Parlamento, con il fine di effettuare eventuali correzioni alla legislazione in materia.
L’incontro ha avuto il duplice scopo di fare il punto sulla situazione in Italia e di mettere sul tavolo concrete proposte per realizzare degli interventi coordinati nell’ambito della lotta alle droghe, mirati fondamentalmente al recupero sociale del tossicodipendente attraverso una valorizzazione progressiva e costante delle sue potenzialità.
Partendo dal presupposto dell’illiceità dell’atto del drogarsi, il sen. Giovanardi – all’apertura dei lavori – ha sottolineato come il problema non abbia nessun tipo di confine, né geografico, né di ceto sociale, ma «colpisce l’intera popolazione minandone alla base ciò che di più importante e prezioso ha: i propri giovani, che rappresentano il futuro di una società ».
Il Capo Dipartimento delle Politiche Antidroga, il dott. Giovanni Serpelloni, ha affermato in una nota che «grande importanza si è voluta dare alle analisi e ai documenti presentati da tutte le organizzazioni partecipanti, prima dell’inizio dei lavori, al fine di creare una base informativa fruibile da tutti, contenente le varie posizioni espresse, i documenti della precedente Conferenza di Palermo e una serie di altri contributi elaborati negli scorsi anni da gruppi di lavoro specifici ».
Tra le organizzazioni sentite prima dell’avvio dei lavori segnaliamo la Regione Friuli-Venezia Giulia, la Comunità Incontro, le organizzazioni sindacali CGIL, CISL e UIL, la Comunità San Patrignano, il Forum Droghe e la comunità Exodus di Don Antonio Mazzi.
Ciascuna organizzazione ha espresso le proprie opinioni ed indicazioni su apposite schede, che poi il Dipartimento ha raccolto e suddiviso per argomenti quali ad esempio nuove tipologie di consumatori, prevenzione, terapie farmacologiche, terapie psicosociali, terapie integrate, residenziali e semiresidenziali, reinserimento sociale, reinserimento lavorativo.
Importante infine l’allarme lanciato dall’Istituto Superiore di Sanità attraverso la conferenza in merito alla nuova droga in circolazione, la cosiddetta “Genie”, un composto di erbe sintetiche già proibito in Austria, Germania e Francia, che viene in realtà venduto come incenso per profumare gli ambienti: i danni che tale mix provocano sono 4-5 volte più gravi di quelli derivanti dalla marijuana, ma la cosa più grave è che in Italia attualmente non ne è vietato l’acquisto, in quanto non è ancora stata riconosciuta ufficialmente come droga.
«Ci dobbiamo confrontare con una serie di nuove sostanze propagandate come legali — aggiunge ancora il dott. Serpelloni —, ma che in realtà sono psicoattive. Sempre più spesso arrivano nei pronto-soccorso degli ospedali giovani con disturbi psicotici inspiegabili, a meno di non pensare all'uso di queste nuove droghe. Che, però, sono difficili da identificare proprio perché sono ancora poco conosciute, anche dai medici. E sono molto potenti ».
MARCO TORBIANELLI

sabato 14 marzo 2009

UN LIBRO FOTOGRAFA LA FACEBOOKMANIA (NOTIZIA SEGNALATA da MARCO TORBIANELLI)


Un libro fotografa la facebookmania

La coppia scoppia al tempo di 'Facebook': in crisi per colpa di amici virtuali

'Friendship addiction' in agguato: c'è chi passa giornate intere on line per accumulare nuovi amici.
L'esperta: guardatevi dopo aver fatto il vostro profilo per capire come vorreste essere

Roma, 14 mar. (Adnkronos Salute) - Se fosse una nazione sarebbe la sesta nel mondo, con più di 175 milioni di utenti attivi, che vantano in media un centinaio di amici ciascuno. Con questi numeri non c'e' da stupirsi se Facebook, il social network più famoso del pianeta, influisce anche sulla salute dei suoi fan.
Oltre alla Fad ('facebook addiction disorder'), che porta alcune persone a passare giornate intere on line, magari per accumulare nuovi 'amici', c'e' la gelosia 'virtuale': coppie scoppiate perché uno dei due si e' isolato nel mondo on line o perché i mille contatti virtuali del partner scatenano una violenta gelosia nell'altro. A 'fotografare' il fenomeno 'Feisbu'k' ("il nomignolo e' d'obbligo tra gli 'amici'") e' Marco Liorni, inviato storico del Grande Fratello e autore di 'Facebook. Tutti nel vortice' (Armando Curcio editore), in questi giorni in libreria.
Così si scopre che la passione per il social network ha già giocato brutti scherzi a qualche italiano. "Ho seguito molte coppie in crisi perché uno dei due si era totalmente allontanato dal partner - racconta Paola Vinciguerra, psicologa e presidente dell'Eurodap, Associazione europea disturbi da attacchi di panico - chiudendosi emotivamente nel suo mondo virtuale. Altre in cui si era sviluppata una gelosia ossessiva per gli amici virtuali del partner". E addirittura non mancano gli attacchi di panico, perché si scopre all'improvviso di essere stati cancellati da una lista di contatti. Una spia di vulnerabilità da non sottovalutare, ammonisce la psicoterapeuta.
Ma non tutto 'Face' viene per nuocere. Infatti, secondo la Vinciguerra, il social network può costituire un prezioso specchio virtuale, un'opportunità' per osservarci e conoscere "le nostre piccole paure, le fragilità, le insicurezze. Non serve coprirci con atteggiamenti finti o foto ritoccate - spiega - il consenso che otteniamo così e' per la nostra controfigura, non per noi". Questo, anzi, alla lunga "ci convincerà che così come siamo non andiamo assolutamente bene". Invece questi spazi virtuali possono "essere usati per migliorare la consapevolezza di noi stessi. Guardatevi - esorta l'esperta - dopo aver fatto il vostro profilo", per capire come vorreste essere.
La raccomandazione della psicoterapeuta e' quello di usare facebook "con consapevolezza, e non per sfuggire ai disagi del nostro quotidiano e per riempire delle solitudini. Ci può dare molto di più". C'e' chi, tra l'altro, cerca di entrare in contatto con vip e personaggi internazionali, da Obama alla Barbie (che presto dovrebbe aprire un suo profilo). E chi si 'spaccia' per vip, santo o simili. Se, nel suo libro, Liorni fornisce gli indirizzi virtuali dei 'vip per davvero' che hanno il loro spazio su 'Face', la Vinciguerra regala tre consigli per farne un uso positivo.
Eccoli:1) Osserviamoci per conoscere le nostre piccole paure, fragilità, insicurezze.
2) Ascoltiamo gli altri: ci possono dare informazioni preziose di tutti i generi. "Si e' presenti anche nell'ascolto", assicura.
3) Tutto ciò che abbiamo imparato on line portiamo fuori nella nostra vita reale, arricchendola, migliorandola e non fuggendone, conclude la Vinciguerra, che ha già un profilo su Facebook e, pur ammettendo di non aver molto tempo per partecipare alle chiacchiere virtuali, confessa di andare a curiosare appena può.
(segnalato da MARCO TORBIANELLI)

UN LIBRO FOTOGRAFA LA FACEBOOKMANIA (NOTIZIA SEGNALATA da MARCO TORBIANELLI)


Un libro fotografa la facebookmania

La coppia scoppia al tempo di 'Facebook': in crisi per colpa di amici virtuali

'Friendship addiction' in agguato: c'è chi passa giornate intere on line per accumulare nuovi amici.
L'esperta: guardatevi dopo aver fatto il vostro profilo per capire come vorreste essere

Roma, 14 mar. (Adnkronos Salute) - Se fosse una nazione sarebbe la sesta nel mondo, con più di 175 milioni di utenti attivi, che vantano in media un centinaio di amici ciascuno. Con questi numeri non c'e' da stupirsi se Facebook, il social network più famoso del pianeta, influisce anche sulla salute dei suoi fan.
Oltre alla Fad ('facebook addiction disorder'), che porta alcune persone a passare giornate intere on line, magari per accumulare nuovi 'amici', c'e' la gelosia 'virtuale': coppie scoppiate perché uno dei due si e' isolato nel mondo on line o perché i mille contatti virtuali del partner scatenano una violenta gelosia nell'altro. A 'fotografare' il fenomeno 'Feisbu'k' ("il nomignolo e' d'obbligo tra gli 'amici'") e' Marco Liorni, inviato storico del Grande Fratello e autore di 'Facebook. Tutti nel vortice' (Armando Curcio editore), in questi giorni in libreria.
Così si scopre che la passione per il social network ha già giocato brutti scherzi a qualche italiano. "Ho seguito molte coppie in crisi perché uno dei due si era totalmente allontanato dal partner - racconta Paola Vinciguerra, psicologa e presidente dell'Eurodap, Associazione europea disturbi da attacchi di panico - chiudendosi emotivamente nel suo mondo virtuale. Altre in cui si era sviluppata una gelosia ossessiva per gli amici virtuali del partner". E addirittura non mancano gli attacchi di panico, perché si scopre all'improvviso di essere stati cancellati da una lista di contatti. Una spia di vulnerabilità da non sottovalutare, ammonisce la psicoterapeuta.
Ma non tutto 'Face' viene per nuocere. Infatti, secondo la Vinciguerra, il social network può costituire un prezioso specchio virtuale, un'opportunità' per osservarci e conoscere "le nostre piccole paure, le fragilità, le insicurezze. Non serve coprirci con atteggiamenti finti o foto ritoccate - spiega - il consenso che otteniamo così e' per la nostra controfigura, non per noi". Questo, anzi, alla lunga "ci convincerà che così come siamo non andiamo assolutamente bene". Invece questi spazi virtuali possono "essere usati per migliorare la consapevolezza di noi stessi. Guardatevi - esorta l'esperta - dopo aver fatto il vostro profilo", per capire come vorreste essere.
La raccomandazione della psicoterapeuta e' quello di usare facebook "con consapevolezza, e non per sfuggire ai disagi del nostro quotidiano e per riempire delle solitudini. Ci può dare molto di più". C'e' chi, tra l'altro, cerca di entrare in contatto con vip e personaggi internazionali, da Obama alla Barbie (che presto dovrebbe aprire un suo profilo). E chi si 'spaccia' per vip, santo o simili. Se, nel suo libro, Liorni fornisce gli indirizzi virtuali dei 'vip per davvero' che hanno il loro spazio su 'Face', la Vinciguerra regala tre consigli per farne un uso positivo.
Eccoli:1) Osserviamoci per conoscere le nostre piccole paure, fragilità, insicurezze.
2) Ascoltiamo gli altri: ci possono dare informazioni preziose di tutti i generi. "Si e' presenti anche nell'ascolto", assicura.
3) Tutto ciò che abbiamo imparato on line portiamo fuori nella nostra vita reale, arricchendola, migliorandola e non fuggendone, conclude la Vinciguerra, che ha già un profilo su Facebook e, pur ammettendo di non aver molto tempo per partecipare alle chiacchiere virtuali, confessa di andare a curiosare appena può.
(segnalato da MARCO TORBIANELLI)

UN LIBRO FOTOGRAFA LA FACEBOOKMANIA (NOTIZIA SEGNALATA da MARCO TORBIANELLI)


Un libro fotografa la facebookmania

La coppia scoppia al tempo di 'Facebook': in crisi per colpa di amici virtuali

'Friendship addiction' in agguato: c'è chi passa giornate intere on line per accumulare nuovi amici.
L'esperta: guardatevi dopo aver fatto il vostro profilo per capire come vorreste essere

Roma, 14 mar. (Adnkronos Salute) - Se fosse una nazione sarebbe la sesta nel mondo, con più di 175 milioni di utenti attivi, che vantano in media un centinaio di amici ciascuno. Con questi numeri non c'e' da stupirsi se Facebook, il social network più famoso del pianeta, influisce anche sulla salute dei suoi fan.
Oltre alla Fad ('facebook addiction disorder'), che porta alcune persone a passare giornate intere on line, magari per accumulare nuovi 'amici', c'e' la gelosia 'virtuale': coppie scoppiate perché uno dei due si e' isolato nel mondo on line o perché i mille contatti virtuali del partner scatenano una violenta gelosia nell'altro. A 'fotografare' il fenomeno 'Feisbu'k' ("il nomignolo e' d'obbligo tra gli 'amici'") e' Marco Liorni, inviato storico del Grande Fratello e autore di 'Facebook. Tutti nel vortice' (Armando Curcio editore), in questi giorni in libreria.
Così si scopre che la passione per il social network ha già giocato brutti scherzi a qualche italiano. "Ho seguito molte coppie in crisi perché uno dei due si era totalmente allontanato dal partner - racconta Paola Vinciguerra, psicologa e presidente dell'Eurodap, Associazione europea disturbi da attacchi di panico - chiudendosi emotivamente nel suo mondo virtuale. Altre in cui si era sviluppata una gelosia ossessiva per gli amici virtuali del partner". E addirittura non mancano gli attacchi di panico, perché si scopre all'improvviso di essere stati cancellati da una lista di contatti. Una spia di vulnerabilità da non sottovalutare, ammonisce la psicoterapeuta.
Ma non tutto 'Face' viene per nuocere. Infatti, secondo la Vinciguerra, il social network può costituire un prezioso specchio virtuale, un'opportunità' per osservarci e conoscere "le nostre piccole paure, le fragilità, le insicurezze. Non serve coprirci con atteggiamenti finti o foto ritoccate - spiega - il consenso che otteniamo così e' per la nostra controfigura, non per noi". Questo, anzi, alla lunga "ci convincerà che così come siamo non andiamo assolutamente bene". Invece questi spazi virtuali possono "essere usati per migliorare la consapevolezza di noi stessi. Guardatevi - esorta l'esperta - dopo aver fatto il vostro profilo", per capire come vorreste essere.
La raccomandazione della psicoterapeuta e' quello di usare facebook "con consapevolezza, e non per sfuggire ai disagi del nostro quotidiano e per riempire delle solitudini. Ci può dare molto di più". C'e' chi, tra l'altro, cerca di entrare in contatto con vip e personaggi internazionali, da Obama alla Barbie (che presto dovrebbe aprire un suo profilo). E chi si 'spaccia' per vip, santo o simili. Se, nel suo libro, Liorni fornisce gli indirizzi virtuali dei 'vip per davvero' che hanno il loro spazio su 'Face', la Vinciguerra regala tre consigli per farne un uso positivo.
Eccoli:1) Osserviamoci per conoscere le nostre piccole paure, fragilità, insicurezze.
2) Ascoltiamo gli altri: ci possono dare informazioni preziose di tutti i generi. "Si e' presenti anche nell'ascolto", assicura.
3) Tutto ciò che abbiamo imparato on line portiamo fuori nella nostra vita reale, arricchendola, migliorandola e non fuggendone, conclude la Vinciguerra, che ha già un profilo su Facebook e, pur ammettendo di non aver molto tempo per partecipare alle chiacchiere virtuali, confessa di andare a curiosare appena può.
(segnalato da MARCO TORBIANELLI)

venerdì 13 marzo 2009

SPECIALE RIGASSIFICATORI. DECIMA PARTE (SERVIZIO di MARCO TORBIANELLI)


Siamo dunque giunti alla fine di questa nostra inchiesta sui rigassificatori, ne abbiamo evidenziato vizi e virtù, abbiamo espresso le nostre valutazioni sui progetti ed abbiamo cercato di dare un senso alla loro realizzazione sulla base di documentazioni valide, prospettive definite, e programmi energetici a medio-lungo termine ufficiali.
Non ci siamo riusciti.
Le valutazioni espresse a livello istituzionale non ci hanno convinto, sono state scarne e poco o per nulla esaustive, ci si è attaccati a piccoli vantaggi per nascondere grandi svantaggi. A tutt’oggi – mentre avanzano gli iter autorizzativi (sembra oramai fatta per il rigassificatore di Zaule) – nessuno è in grado di dirci né perché sia necessario costruire dei rigassificatori, né perché ci sia la possibilità addirittura di averne cinque in un braccio di mare di qualche centinaio di miglia marine (Rovigo – in fase di costruzione, Grado, Trieste, Capodistria, Isola di Veglia).
A livello istituzionale le valutazioni positive sono state molte e di “un certo livello”; cominciò l’allora Presidente della Regione Riccardo Illy a spingere per entrambi: come dimenticare la foto su “Il Piccolo” del 16 febbraio 2006 che lo ritraeva sorridente assieme a Michele Degrassi (Amministratore Delegato di “Friulia Holding”), Raffaella di Sipio (Responsabile Affari Istituzionali di Endesa), Federico Marescotti (Vicepresidente di “Friulia Holding”) e Jesus Olmos (Amministratore Delegato di Endesa Europa)? A ruota di Illy si sono poi prodigati nel promuovere i rigassificatori il Sindaco di Trieste Roberto Dipiazza, gli industriali triestini attraverso il loro Presidente Riccardo Antonini e non ultimo l’attuale Sottosegretario all’Ambiente Roberto Menia.
“Occasione irripetibile per Trieste” dicono tutti: in realtà è quanto mai necessario distinguere fra interessi economici e interessi della città, decidendo una volta per tutte se darle una connotazione di tipo turistico oppure una connotazione di tipo industriale. Non è infatti concepibile dichiararsi portabandiera della chiusura della Ferriera di Servola in quanto incompatibile con le esigenze della città o proporre il “Parco del Mare” e poi essere favorevoli a questo tipo di impianti.
Nessun politico che sia contrario si è espresso in pubblico, troppo rischioso farlo, ne va della loro carriera.
Tutti i Comuni costieri, Slovenia compresa, si sono espressi in maniera contraria.
Sono gli enti della pubblica amministrazione più vicini ai cittadini, ma resteranno inascoltati, decide il Ministero, a Roma.
Nel 1998 ad Aaharus (Danimarca) i Paesi europei hanno sottoscritto la “Convenzione sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale”, ratificata dallo Stato italiano con Legge n°108 del 16/03/2001. Tale convenzione prevede tra le altre cose la partecipazione della popolazione al processo decisionale in materia ambientale e tra gli impianti per cui essa è prevista ci sono proprio gli impianti di rigassificazione.
Ai cittadini non è stata data nessuna informazione se non quelle che solo un tecnico come il sottoscritto è in grado di capire, nessun coinvolgimento è stato fatto, nessuna partecipazione ai processi decisionali è stata chiesta. Solo alcuni comitati locali ed associazioni ambientaliste si sono mosse coraggiosamente.
Resteranno inascoltati, decide il profitto, decidono le royalties, decide la borsa valori.
Trieste città della scienza, Trieste città della fisica, Trieste città piena di scienziati, studiosi, docenti, esperti, ricercatori di fama mondiale.
Nessuno di loro è stato chiamato ufficialmente a valutare i progetti. Nessun ente super partes è stato convocato all’esame degli stessi. Le valutazioni tecniche effettuate fino ad oggi si sono basate su perizie di parte presentate e finanziate dalle società proponenti i due progetti. Solo l’encomiabile Dottor Livio Sirovich ha tentato un’accorata difesa delle sue tesi che smontano di fatto la validità del progetto “Zaule” e le capacità tecniche dei suoi promotori.
Resterà inascoltato pure lui, decidono i brillanti tecnici della Regione e dello Stato: sul documento ufficiale della Valutazione di Impatto Ambientale favorevole del Ministero per il rigassificatore di Zaule del 16/07/2008, su 58 firmatari ci sono ben 13 astenuti e 18 assenti, quindi 31 su 58 non si sono espressi a favore, ma ciononostante l’iter prosegue ed anzi sembra oramai giunto al traguardo.
Risulta quindi chiaro che dove politica ed economia si intrecciano come amanti segreti, non vi sono professionisti accreditati, leggi emanate, documenti avvalorati, valutazioni comprovate, rischi paventati o contrarietà espresse che tengano.
Grazie a tutti, ce ne ricorderemo e se ne ricorderanno anche i nostri figli, statene pur certi.
MARCO TORBIANELLI

SPECIALE RIGASSIFICATORI. DECIMA PARTE (SERVIZIO di MARCO TORBIANELLI)


Siamo dunque giunti alla fine di questa nostra inchiesta sui rigassificatori, ne abbiamo evidenziato vizi e virtù, abbiamo espresso le nostre valutazioni sui progetti ed abbiamo cercato di dare un senso alla loro realizzazione sulla base di documentazioni valide, prospettive definite, e programmi energetici a medio-lungo termine ufficiali.
Non ci siamo riusciti.
Le valutazioni espresse a livello istituzionale non ci hanno convinto, sono state scarne e poco o per nulla esaustive, ci si è attaccati a piccoli vantaggi per nascondere grandi svantaggi. A tutt’oggi – mentre avanzano gli iter autorizzativi (sembra oramai fatta per il rigassificatore di Zaule) – nessuno è in grado di dirci né perché sia necessario costruire dei rigassificatori, né perché ci sia la possibilità addirittura di averne cinque in un braccio di mare di qualche centinaio di miglia marine (Rovigo – in fase di costruzione, Grado, Trieste, Capodistria, Isola di Veglia).
A livello istituzionale le valutazioni positive sono state molte e di “un certo livello”; cominciò l’allora Presidente della Regione Riccardo Illy a spingere per entrambi: come dimenticare la foto su “Il Piccolo” del 16 febbraio 2006 che lo ritraeva sorridente assieme a Michele Degrassi (Amministratore Delegato di “Friulia Holding”), Raffaella di Sipio (Responsabile Affari Istituzionali di Endesa), Federico Marescotti (Vicepresidente di “Friulia Holding”) e Jesus Olmos (Amministratore Delegato di Endesa Europa)? A ruota di Illy si sono poi prodigati nel promuovere i rigassificatori il Sindaco di Trieste Roberto Dipiazza, gli industriali triestini attraverso il loro Presidente Riccardo Antonini e non ultimo l’attuale Sottosegretario all’Ambiente Roberto Menia.
“Occasione irripetibile per Trieste” dicono tutti: in realtà è quanto mai necessario distinguere fra interessi economici e interessi della città, decidendo una volta per tutte se darle una connotazione di tipo turistico oppure una connotazione di tipo industriale. Non è infatti concepibile dichiararsi portabandiera della chiusura della Ferriera di Servola in quanto incompatibile con le esigenze della città o proporre il “Parco del Mare” e poi essere favorevoli a questo tipo di impianti.
Nessun politico che sia contrario si è espresso in pubblico, troppo rischioso farlo, ne va della loro carriera.
Tutti i Comuni costieri, Slovenia compresa, si sono espressi in maniera contraria.
Sono gli enti della pubblica amministrazione più vicini ai cittadini, ma resteranno inascoltati, decide il Ministero, a Roma.
Nel 1998 ad Aaharus (Danimarca) i Paesi europei hanno sottoscritto la “Convenzione sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale”, ratificata dallo Stato italiano con Legge n°108 del 16/03/2001. Tale convenzione prevede tra le altre cose la partecipazione della popolazione al processo decisionale in materia ambientale e tra gli impianti per cui essa è prevista ci sono proprio gli impianti di rigassificazione.
Ai cittadini non è stata data nessuna informazione se non quelle che solo un tecnico come il sottoscritto è in grado di capire, nessun coinvolgimento è stato fatto, nessuna partecipazione ai processi decisionali è stata chiesta. Solo alcuni comitati locali ed associazioni ambientaliste si sono mosse coraggiosamente.
Resteranno inascoltati, decide il profitto, decidono le royalties, decide la borsa valori.
Trieste città della scienza, Trieste città della fisica, Trieste città piena di scienziati, studiosi, docenti, esperti, ricercatori di fama mondiale.
Nessuno di loro è stato chiamato ufficialmente a valutare i progetti. Nessun ente super partes è stato convocato all’esame degli stessi. Le valutazioni tecniche effettuate fino ad oggi si sono basate su perizie di parte presentate e finanziate dalle società proponenti i due progetti. Solo l’encomiabile Dottor Livio Sirovich ha tentato un’accorata difesa delle sue tesi che smontano di fatto la validità del progetto “Zaule” e le capacità tecniche dei suoi promotori.
Resterà inascoltato pure lui, decidono i brillanti tecnici della Regione e dello Stato: sul documento ufficiale della Valutazione di Impatto Ambientale favorevole del Ministero per il rigassificatore di Zaule del 16/07/2008, su 58 firmatari ci sono ben 13 astenuti e 18 assenti, quindi 31 su 58 non si sono espressi a favore, ma ciononostante l’iter prosegue ed anzi sembra oramai giunto al traguardo.
Risulta quindi chiaro che dove politica ed economia si intrecciano come amanti segreti, non vi sono professionisti accreditati, leggi emanate, documenti avvalorati, valutazioni comprovate, rischi paventati o contrarietà espresse che tengano.
Grazie a tutti, ce ne ricorderemo e se ne ricorderanno anche i nostri figli, statene pur certi.
MARCO TORBIANELLI

SPECIALE RIGASSIFICATORI. DECIMA PARTE (SERVIZIO di MARCO TORBIANELLI)


Siamo dunque giunti alla fine di questa nostra inchiesta sui rigassificatori, ne abbiamo evidenziato vizi e virtù, abbiamo espresso le nostre valutazioni sui progetti ed abbiamo cercato di dare un senso alla loro realizzazione sulla base di documentazioni valide, prospettive definite, e programmi energetici a medio-lungo termine ufficiali.
Non ci siamo riusciti.
Le valutazioni espresse a livello istituzionale non ci hanno convinto, sono state scarne e poco o per nulla esaustive, ci si è attaccati a piccoli vantaggi per nascondere grandi svantaggi. A tutt’oggi – mentre avanzano gli iter autorizzativi (sembra oramai fatta per il rigassificatore di Zaule) – nessuno è in grado di dirci né perché sia necessario costruire dei rigassificatori, né perché ci sia la possibilità addirittura di averne cinque in un braccio di mare di qualche centinaio di miglia marine (Rovigo – in fase di costruzione, Grado, Trieste, Capodistria, Isola di Veglia).
A livello istituzionale le valutazioni positive sono state molte e di “un certo livello”; cominciò l’allora Presidente della Regione Riccardo Illy a spingere per entrambi: come dimenticare la foto su “Il Piccolo” del 16 febbraio 2006 che lo ritraeva sorridente assieme a Michele Degrassi (Amministratore Delegato di “Friulia Holding”), Raffaella di Sipio (Responsabile Affari Istituzionali di Endesa), Federico Marescotti (Vicepresidente di “Friulia Holding”) e Jesus Olmos (Amministratore Delegato di Endesa Europa)? A ruota di Illy si sono poi prodigati nel promuovere i rigassificatori il Sindaco di Trieste Roberto Dipiazza, gli industriali triestini attraverso il loro Presidente Riccardo Antonini e non ultimo l’attuale Sottosegretario all’Ambiente Roberto Menia.
“Occasione irripetibile per Trieste” dicono tutti: in realtà è quanto mai necessario distinguere fra interessi economici e interessi della città, decidendo una volta per tutte se darle una connotazione di tipo turistico oppure una connotazione di tipo industriale. Non è infatti concepibile dichiararsi portabandiera della chiusura della Ferriera di Servola in quanto incompatibile con le esigenze della città o proporre il “Parco del Mare” e poi essere favorevoli a questo tipo di impianti.
Nessun politico che sia contrario si è espresso in pubblico, troppo rischioso farlo, ne va della loro carriera.
Tutti i Comuni costieri, Slovenia compresa, si sono espressi in maniera contraria.
Sono gli enti della pubblica amministrazione più vicini ai cittadini, ma resteranno inascoltati, decide il Ministero, a Roma.
Nel 1998 ad Aaharus (Danimarca) i Paesi europei hanno sottoscritto la “Convenzione sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale”, ratificata dallo Stato italiano con Legge n°108 del 16/03/2001. Tale convenzione prevede tra le altre cose la partecipazione della popolazione al processo decisionale in materia ambientale e tra gli impianti per cui essa è prevista ci sono proprio gli impianti di rigassificazione.
Ai cittadini non è stata data nessuna informazione se non quelle che solo un tecnico come il sottoscritto è in grado di capire, nessun coinvolgimento è stato fatto, nessuna partecipazione ai processi decisionali è stata chiesta. Solo alcuni comitati locali ed associazioni ambientaliste si sono mosse coraggiosamente.
Resteranno inascoltati, decide il profitto, decidono le royalties, decide la borsa valori.
Trieste città della scienza, Trieste città della fisica, Trieste città piena di scienziati, studiosi, docenti, esperti, ricercatori di fama mondiale.
Nessuno di loro è stato chiamato ufficialmente a valutare i progetti. Nessun ente super partes è stato convocato all’esame degli stessi. Le valutazioni tecniche effettuate fino ad oggi si sono basate su perizie di parte presentate e finanziate dalle società proponenti i due progetti. Solo l’encomiabile Dottor Livio Sirovich ha tentato un’accorata difesa delle sue tesi che smontano di fatto la validità del progetto “Zaule” e le capacità tecniche dei suoi promotori.
Resterà inascoltato pure lui, decidono i brillanti tecnici della Regione e dello Stato: sul documento ufficiale della Valutazione di Impatto Ambientale favorevole del Ministero per il rigassificatore di Zaule del 16/07/2008, su 58 firmatari ci sono ben 13 astenuti e 18 assenti, quindi 31 su 58 non si sono espressi a favore, ma ciononostante l’iter prosegue ed anzi sembra oramai giunto al traguardo.
Risulta quindi chiaro che dove politica ed economia si intrecciano come amanti segreti, non vi sono professionisti accreditati, leggi emanate, documenti avvalorati, valutazioni comprovate, rischi paventati o contrarietà espresse che tengano.
Grazie a tutti, ce ne ricorderemo e se ne ricorderanno anche i nostri figli, statene pur certi.
MARCO TORBIANELLI

giovedì 12 marzo 2009

LE NOVITA' DEL SALONE AUTOMOBILISTICO DI GINEVRA (ARTICOLO di MARCO TORBIANELLI)



E anche quest’anno è arrivato il Salone di Ginevra, attesissimo appuntamento del mondo dei motori, che non delude mai in fatto di novità lanciate sul mercato.
Cominciamo da Citroën: presentate le nuove “C4” e “C5” con sistema antipattinamento “intelligente”: l’evoluzione dell’ASR (Acceleration Slip Regulation – regolatore dello slittamento delle ruote in accelerazione) si chiama “SAI” ed elimina quel gap di motricità caratteristico del suo predecessore su fondi ove il mezzo non potrebbe di norma avanzare (neve, fango, ecc.). Altra novità riguarda il piccolo monovolume “Berlingo”, che a partire dalla seconda metà di quest’anno sarà equipaggiato di un sistema denominato “Grip Control” che consentirà di ripartire la coppia motrice sulle ruote anteriori del mezzo, in modo da garantire la possibilità di muoversi in condizioni particolarmente difficili.
Novità interessanti anche da Mazda: la “3 i-stop” ha un sistema che arresta il motore quando gira al minimo e ne permette un rapido riavvio attraverso il motorino di avviamento, utilizzando l’energia residua nei pistoni.
Volvo ha presentato ben sette modelli “ecologici”, suddivisi in tre scaglioni di efficienza: 120g, 140g, 160g di CO2/km. I nuovi modelli della “C30”, “S40” e “V50 1.6D Drive” sono inoltre equipaggiate con un alternatore che ricarica le batterie dell’auto utilizzando l’energia cinetica delle ruote, consentendo un risparmio di carburante dell’ordine del 3%.
Mentre Volkswagen ha presentato la quinta serie della “Polo”, Renault ha portato a Ginevra la nuova “Clio” - in versione berlina, sport e sport-tour – in cui spicca la particolare cura dell’insonorizzazione dell’abitacolo ottenuta con degli inserti gonfiati nei punti cavi della scocca.
Novità estetiche anche per la Peugeot “206” e per la Toyota “Verso”, mentre il progetto Hybrid Synergy Drive con cui la casa giapponese equipaggia le “Prius” è stato rivisto: il propulsore è stato alleggerito e ne è stata aumentata la potenza (20%), pur a vantaggio della riduzione di consumi (10%) e delle emissioni di CO2 (14%, assestandosi su un eccellente 89 g/km).
Tra le italiane sono state presentate la nuova Lancia “Delta Executive” e la futura Alfa Romeo “Mito GTA”, realizzata utilizzando l'esperienza fatta con la “8C Competizione”, ma su tutte spicca il ritorno della Fiat “500C” con il tettuccio in tela ad azionamento elettrico, equipaggiata con il sistema “Start&Stop” che spegne il motore quando ci si ferma e lo riavvia con una semplice accelerata.
Tra le auto per pochi fortunati segnaliamo la nuova Audi “TT RS” - sia roadster che coupé -, alimentata da un motore da 2.5 litri, 5 cilindri, turbocompresso ad iniezione diretta, capace di 340 CV e la Ferrari “599XX” - concepita per l’utilizzo esclusivo in pista -, che eroga ben 700 CV a 9.000 giri, realizzata con materiali altamente tecnologici per ridurne il peso: importante sottolineare che è la prima Ferrari equipaggiata con l’“Actiflow System”, costituito da due ventole alloggiate nel bagagliaio che massimizzano l'effetto suolo aspirando l'aria dal fondo vettura ed espellendola dal retrotreno.

LE NOVITA' DEL SALONE AUTOMOBILISTICO DI GINEVRA (ARTICOLO di MARCO TORBIANELLI)



E anche quest’anno è arrivato il Salone di Ginevra, attesissimo appuntamento del mondo dei motori, che non delude mai in fatto di novità lanciate sul mercato.
Cominciamo da Citroën: presentate le nuove “C4” e “C5” con sistema antipattinamento “intelligente”: l’evoluzione dell’ASR (Acceleration Slip Regulation – regolatore dello slittamento delle ruote in accelerazione) si chiama “SAI” ed elimina quel gap di motricità caratteristico del suo predecessore su fondi ove il mezzo non potrebbe di norma avanzare (neve, fango, ecc.). Altra novità riguarda il piccolo monovolume “Berlingo”, che a partire dalla seconda metà di quest’anno sarà equipaggiato di un sistema denominato “Grip Control” che consentirà di ripartire la coppia motrice sulle ruote anteriori del mezzo, in modo da garantire la possibilità di muoversi in condizioni particolarmente difficili.
Novità interessanti anche da Mazda: la “3 i-stop” ha un sistema che arresta il motore quando gira al minimo e ne permette un rapido riavvio attraverso il motorino di avviamento, utilizzando l’energia residua nei pistoni.
Volvo ha presentato ben sette modelli “ecologici”, suddivisi in tre scaglioni di efficienza: 120g, 140g, 160g di CO2/km. I nuovi modelli della “C30”, “S40” e “V50 1.6D Drive” sono inoltre equipaggiate con un alternatore che ricarica le batterie dell’auto utilizzando l’energia cinetica delle ruote, consentendo un risparmio di carburante dell’ordine del 3%.
Mentre Volkswagen ha presentato la quinta serie della “Polo”, Renault ha portato a Ginevra la nuova “Clio” - in versione berlina, sport e sport-tour – in cui spicca la particolare cura dell’insonorizzazione dell’abitacolo ottenuta con degli inserti gonfiati nei punti cavi della scocca.
Novità estetiche anche per la Peugeot “206” e per la Toyota “Verso”, mentre il progetto Hybrid Synergy Drive con cui la casa giapponese equipaggia le “Prius” è stato rivisto: il propulsore è stato alleggerito e ne è stata aumentata la potenza (20%), pur a vantaggio della riduzione di consumi (10%) e delle emissioni di CO2 (14%, assestandosi su un eccellente 89 g/km).
Tra le italiane sono state presentate la nuova Lancia “Delta Executive” e la futura Alfa Romeo “Mito GTA”, realizzata utilizzando l'esperienza fatta con la “8C Competizione”, ma su tutte spicca il ritorno della Fiat “500C” con il tettuccio in tela ad azionamento elettrico, equipaggiata con il sistema “Start&Stop” che spegne il motore quando ci si ferma e lo riavvia con una semplice accelerata.
Tra le auto per pochi fortunati segnaliamo la nuova Audi “TT RS” - sia roadster che coupé -, alimentata da un motore da 2.5 litri, 5 cilindri, turbocompresso ad iniezione diretta, capace di 340 CV e la Ferrari “599XX” - concepita per l’utilizzo esclusivo in pista -, che eroga ben 700 CV a 9.000 giri, realizzata con materiali altamente tecnologici per ridurne il peso: importante sottolineare che è la prima Ferrari equipaggiata con l’“Actiflow System”, costituito da due ventole alloggiate nel bagagliaio che massimizzano l'effetto suolo aspirando l'aria dal fondo vettura ed espellendola dal retrotreno.

LE NOVITA' DEL SALONE AUTOMOBILISTICO DI GINEVRA (ARTICOLO di MARCO TORBIANELLI)



E anche quest’anno è arrivato il Salone di Ginevra, attesissimo appuntamento del mondo dei motori, che non delude mai in fatto di novità lanciate sul mercato.
Cominciamo da Citroën: presentate le nuove “C4” e “C5” con sistema antipattinamento “intelligente”: l’evoluzione dell’ASR (Acceleration Slip Regulation – regolatore dello slittamento delle ruote in accelerazione) si chiama “SAI” ed elimina quel gap di motricità caratteristico del suo predecessore su fondi ove il mezzo non potrebbe di norma avanzare (neve, fango, ecc.). Altra novità riguarda il piccolo monovolume “Berlingo”, che a partire dalla seconda metà di quest’anno sarà equipaggiato di un sistema denominato “Grip Control” che consentirà di ripartire la coppia motrice sulle ruote anteriori del mezzo, in modo da garantire la possibilità di muoversi in condizioni particolarmente difficili.
Novità interessanti anche da Mazda: la “3 i-stop” ha un sistema che arresta il motore quando gira al minimo e ne permette un rapido riavvio attraverso il motorino di avviamento, utilizzando l’energia residua nei pistoni.
Volvo ha presentato ben sette modelli “ecologici”, suddivisi in tre scaglioni di efficienza: 120g, 140g, 160g di CO2/km. I nuovi modelli della “C30”, “S40” e “V50 1.6D Drive” sono inoltre equipaggiate con un alternatore che ricarica le batterie dell’auto utilizzando l’energia cinetica delle ruote, consentendo un risparmio di carburante dell’ordine del 3%.
Mentre Volkswagen ha presentato la quinta serie della “Polo”, Renault ha portato a Ginevra la nuova “Clio” - in versione berlina, sport e sport-tour – in cui spicca la particolare cura dell’insonorizzazione dell’abitacolo ottenuta con degli inserti gonfiati nei punti cavi della scocca.
Novità estetiche anche per la Peugeot “206” e per la Toyota “Verso”, mentre il progetto Hybrid Synergy Drive con cui la casa giapponese equipaggia le “Prius” è stato rivisto: il propulsore è stato alleggerito e ne è stata aumentata la potenza (20%), pur a vantaggio della riduzione di consumi (10%) e delle emissioni di CO2 (14%, assestandosi su un eccellente 89 g/km).
Tra le italiane sono state presentate la nuova Lancia “Delta Executive” e la futura Alfa Romeo “Mito GTA”, realizzata utilizzando l'esperienza fatta con la “8C Competizione”, ma su tutte spicca il ritorno della Fiat “500C” con il tettuccio in tela ad azionamento elettrico, equipaggiata con il sistema “Start&Stop” che spegne il motore quando ci si ferma e lo riavvia con una semplice accelerata.
Tra le auto per pochi fortunati segnaliamo la nuova Audi “TT RS” - sia roadster che coupé -, alimentata da un motore da 2.5 litri, 5 cilindri, turbocompresso ad iniezione diretta, capace di 340 CV e la Ferrari “599XX” - concepita per l’utilizzo esclusivo in pista -, che eroga ben 700 CV a 9.000 giri, realizzata con materiali altamente tecnologici per ridurne il peso: importante sottolineare che è la prima Ferrari equipaggiata con l’“Actiflow System”, costituito da due ventole alloggiate nel bagagliaio che massimizzano l'effetto suolo aspirando l'aria dal fondo vettura ed espellendola dal retrotreno.

martedì 10 marzo 2009

SPECIALE RIGASSIFICATORI. NONA PARTE (SERVIZIO di MARCO TORBIANELLI)



Dopo aver evidenziato alcune delle posizioni contrarie ai rigassificatori, nell’ottica del pluralismo del nostro giornale vogliamo oggi parlare di chi invece sostiene i progetti.
Ci riferiamo in particolar modo al Comune di Trieste, agli industriali e all’associazione “Tecnosophia”.
Il Comune di Trieste, per bocca del sindaco Roberto Dipiazza, spinge affinché nella gestione dell’impianto di Zaule venga fatta entrare la multiutility ACEGAS-APS, di cui è socio di maggioranza, con una percentuale di azioni di almeno il 15-20%. In ogni caso il Comune sottolinea con forza sia la creazione di nuovi posti di lavoro che l’impianto comporterà, sia la bonifica di parte del Sito Inquinato di Interesse Nazionale, sia la richiesta fatta nei confronti della società proponente Gas Natural delle cosiddette “royalties”, un emolumento fisso da versare nelle casse del Comune ogni metro cubo di gas prodotto.
Riguardo a questi presunti aspetti positivi, non è ancora chiaro però se come “contropartita” per tenersi il mostro in casa ne deriverebbe una diminuzione del prezzo del gas per gli utenti privati.
Per quanto riguarda il punto di vista degli industriali, vengono messi sul piatto due aspetti principali: il primo è la creazione di una cosiddetta “catena del freddo”, ovverosia la creazione di nuove industrie che possano sfruttare, con opportuni accorgimenti, il freddo generato dall’impianto per rigassificare il GNL. La seconda – non certo di minore importanza – è la possibilità di avere il gas ad un prezzo concorrenziale, elemento che andrebbe ad incidere in maniera positiva sulle spese relative ai processi produttivi.
Infine citiamo l’associazione triestina ONLUS “Tecnosophia” presieduta da Christina Sponza. L’associazione, “fermo restando che debbano essere scrupolosamente ottemperate tutte le condizioni di rispetto delle normative ambientali e di sicurezza” ritiene utile “ribadire la necessità per l’Italia di sfruttare gas proveniente da Paesi il più possibile diversificati, al fine di sottrarci dall’univoco legame con gli attuali principali fornitori (Algeria e Russia);sostenere la diffusione di impianti di rigassificazione che consentano di utilizzare il Gas Naturale Liquefatto, più facilmente trasportabile anche da Stati non collegati tramite gasdotto;responsabilizzare, con la nostra testimonianza, gli enti locali ed i cittadini affinché non prevalgano logiche “non nel mio giardino” ma si collabori agli interessi dell’intera nazione”.
A livello istituzionale va detto comunque che per il rigassificatore di Zaule il Ministero dell’Ambiente ha già dato il suo assenso, così come la Capitaneria di Porto di Trieste e la Soprintendenza, anche se in quest’ultimo caso va comunque detto che il parere positivo – risalente al 4 dicembre 2008 – è condizionato da alcune prescrizioni: i due serbatoi andranno spostati dalle aree verdi presenti e andranno parzialmente interrati in modo da non superare l’altezza fuori terra di venti metri, mentre la linea di costa non potrà essere modificata e conseguentemente le opere a mare andranno arretrate riducendo in tal modo la loro lunghezza di circa la metà. In ogni caso la stessa Soprintendenza ha ribadito che andrà rispettata anche la volontà della Slovenia, che si è però ampiamente opposta al progetto.

SPECIALE RIGASSIFICATORI. NONA PARTE (SERVIZIO di MARCO TORBIANELLI)



Dopo aver evidenziato alcune delle posizioni contrarie ai rigassificatori, nell’ottica del pluralismo del nostro giornale vogliamo oggi parlare di chi invece sostiene i progetti.
Ci riferiamo in particolar modo al Comune di Trieste, agli industriali e all’associazione “Tecnosophia”.
Il Comune di Trieste, per bocca del sindaco Roberto Dipiazza, spinge affinché nella gestione dell’impianto di Zaule venga fatta entrare la multiutility ACEGAS-APS, di cui è socio di maggioranza, con una percentuale di azioni di almeno il 15-20%. In ogni caso il Comune sottolinea con forza sia la creazione di nuovi posti di lavoro che l’impianto comporterà, sia la bonifica di parte del Sito Inquinato di Interesse Nazionale, sia la richiesta fatta nei confronti della società proponente Gas Natural delle cosiddette “royalties”, un emolumento fisso da versare nelle casse del Comune ogni metro cubo di gas prodotto.
Riguardo a questi presunti aspetti positivi, non è ancora chiaro però se come “contropartita” per tenersi il mostro in casa ne deriverebbe una diminuzione del prezzo del gas per gli utenti privati.
Per quanto riguarda il punto di vista degli industriali, vengono messi sul piatto due aspetti principali: il primo è la creazione di una cosiddetta “catena del freddo”, ovverosia la creazione di nuove industrie che possano sfruttare, con opportuni accorgimenti, il freddo generato dall’impianto per rigassificare il GNL. La seconda – non certo di minore importanza – è la possibilità di avere il gas ad un prezzo concorrenziale, elemento che andrebbe ad incidere in maniera positiva sulle spese relative ai processi produttivi.
Infine citiamo l’associazione triestina ONLUS “Tecnosophia” presieduta da Christina Sponza. L’associazione, “fermo restando che debbano essere scrupolosamente ottemperate tutte le condizioni di rispetto delle normative ambientali e di sicurezza” ritiene utile “ribadire la necessità per l’Italia di sfruttare gas proveniente da Paesi il più possibile diversificati, al fine di sottrarci dall’univoco legame con gli attuali principali fornitori (Algeria e Russia);sostenere la diffusione di impianti di rigassificazione che consentano di utilizzare il Gas Naturale Liquefatto, più facilmente trasportabile anche da Stati non collegati tramite gasdotto;responsabilizzare, con la nostra testimonianza, gli enti locali ed i cittadini affinché non prevalgano logiche “non nel mio giardino” ma si collabori agli interessi dell’intera nazione”.
A livello istituzionale va detto comunque che per il rigassificatore di Zaule il Ministero dell’Ambiente ha già dato il suo assenso, così come la Capitaneria di Porto di Trieste e la Soprintendenza, anche se in quest’ultimo caso va comunque detto che il parere positivo – risalente al 4 dicembre 2008 – è condizionato da alcune prescrizioni: i due serbatoi andranno spostati dalle aree verdi presenti e andranno parzialmente interrati in modo da non superare l’altezza fuori terra di venti metri, mentre la linea di costa non potrà essere modificata e conseguentemente le opere a mare andranno arretrate riducendo in tal modo la loro lunghezza di circa la metà. In ogni caso la stessa Soprintendenza ha ribadito che andrà rispettata anche la volontà della Slovenia, che si è però ampiamente opposta al progetto.

SPECIALE RIGASSIFICATORI. NONA PARTE (SERVIZIO di MARCO TORBIANELLI)



Dopo aver evidenziato alcune delle posizioni contrarie ai rigassificatori, nell’ottica del pluralismo del nostro giornale vogliamo oggi parlare di chi invece sostiene i progetti.
Ci riferiamo in particolar modo al Comune di Trieste, agli industriali e all’associazione “Tecnosophia”.
Il Comune di Trieste, per bocca del sindaco Roberto Dipiazza, spinge affinché nella gestione dell’impianto di Zaule venga fatta entrare la multiutility ACEGAS-APS, di cui è socio di maggioranza, con una percentuale di azioni di almeno il 15-20%. In ogni caso il Comune sottolinea con forza sia la creazione di nuovi posti di lavoro che l’impianto comporterà, sia la bonifica di parte del Sito Inquinato di Interesse Nazionale, sia la richiesta fatta nei confronti della società proponente Gas Natural delle cosiddette “royalties”, un emolumento fisso da versare nelle casse del Comune ogni metro cubo di gas prodotto.
Riguardo a questi presunti aspetti positivi, non è ancora chiaro però se come “contropartita” per tenersi il mostro in casa ne deriverebbe una diminuzione del prezzo del gas per gli utenti privati.
Per quanto riguarda il punto di vista degli industriali, vengono messi sul piatto due aspetti principali: il primo è la creazione di una cosiddetta “catena del freddo”, ovverosia la creazione di nuove industrie che possano sfruttare, con opportuni accorgimenti, il freddo generato dall’impianto per rigassificare il GNL. La seconda – non certo di minore importanza – è la possibilità di avere il gas ad un prezzo concorrenziale, elemento che andrebbe ad incidere in maniera positiva sulle spese relative ai processi produttivi.
Infine citiamo l’associazione triestina ONLUS “Tecnosophia” presieduta da Christina Sponza. L’associazione, “fermo restando che debbano essere scrupolosamente ottemperate tutte le condizioni di rispetto delle normative ambientali e di sicurezza” ritiene utile “ribadire la necessità per l’Italia di sfruttare gas proveniente da Paesi il più possibile diversificati, al fine di sottrarci dall’univoco legame con gli attuali principali fornitori (Algeria e Russia);sostenere la diffusione di impianti di rigassificazione che consentano di utilizzare il Gas Naturale Liquefatto, più facilmente trasportabile anche da Stati non collegati tramite gasdotto;responsabilizzare, con la nostra testimonianza, gli enti locali ed i cittadini affinché non prevalgano logiche “non nel mio giardino” ma si collabori agli interessi dell’intera nazione”.
A livello istituzionale va detto comunque che per il rigassificatore di Zaule il Ministero dell’Ambiente ha già dato il suo assenso, così come la Capitaneria di Porto di Trieste e la Soprintendenza, anche se in quest’ultimo caso va comunque detto che il parere positivo – risalente al 4 dicembre 2008 – è condizionato da alcune prescrizioni: i due serbatoi andranno spostati dalle aree verdi presenti e andranno parzialmente interrati in modo da non superare l’altezza fuori terra di venti metri, mentre la linea di costa non potrà essere modificata e conseguentemente le opere a mare andranno arretrate riducendo in tal modo la loro lunghezza di circa la metà. In ogni caso la stessa Soprintendenza ha ribadito che andrà rispettata anche la volontà della Slovenia, che si è però ampiamente opposta al progetto.

sabato 7 marzo 2009

SCOMMESSE E GIOCHI ON LINE: PUNTATE IN AUMENTO... ALLA FACCIA DELLA CRISI! (ARTICOLO di MARCO TORBIANELLI)




Economia in crisi? Stando alle notizie riportate da Agipronews (Agenzia di stampa giochi a pronostico e scommesse) non si direbbe: a febbraio in Italia sono stati raccolti oltre 380 milioni di euro nelle scommesse sportive, con un incremento del 9,3% rispetto al mese precedente.
A farla da padrone tra le scommesse nazionali è senza dubbio il calcio, che raccoglie il 91% delle puntate (347 milioni di euro) a fronte del 5% della pallacanestro e di un misero 2% del tennis.
Cresce l’utilizzo di internet, con le scommesse on line che segnano un +16% e cresce anche l’impazienza, la voglia di non aspettare troppo il risultato della propria puntata: +85% per le giocate “live”.
Interessante comunque il dato sul gioco che sta letteralmente spopolando in tutto il mondo, il poker versione Texas Hold’Em (o Poker Texano), che a febbraio ha movimentato ben 143 milioni di euro.
Leader del mercato italiano resta “Gioco Digitale” con oltre 50 milioni di euro raccolti in febbraio (36,2%), in seconda posizione Microgame (35 milioni di euro corrispondenti al 24,3%), seguito da Lottomatica (23,9 milioni di euro pari al 16,7%), da Playtech - che raccoglie Snai, Sisal, Cogetech e Eurobet – (13,3 milioni di euro pari al 12,9%) ed infine da BWin (11,9 milioni di euro corrispondenti all’8,3%).
Il poker Texas Hold’Em è la variante sportiva del notissimo gioco d’azzardo, idolatrato in centinaia di pellicole cinematografiche, dai western di Sergio Leone alle più recenti avventure di James Bond.
Buio (“small blind”) e controbuio (“big blind”) sono obbligatori e sono appannaggio del primo e del secondo giocatore dopo il “dealer”, ovverosia il giocatore primo di mano: la consistenza dei “blinds” aumenta o dopo frazioni di tempo predeterminate, oppure in proporzione inversa ai giocatori che restano sul tavolo. Ciascun giocatore riceve due carte (“pre-flop”) e può decidere se giocare o non giocare la mano: se gioca può coprire il buio o rilanciare (“raise”), se non gioca riconsegna le carte al mazziere, per quello che tecnicamente si chiama “fold”.
Una volta che tutti i partecipanti alla mano hanno pareggiato le puntate, il mazziere scopre le prime tre carte (“flop”) e sulla base della combinazione tra le tre carte a tavola e le proprie due, si inizia un nuovo giro di puntate. Successivamente il mazziere, saltata una carta del mazzo, scopre la quarta carta (“turn”) e si ripete un nuovo giro di puntate. Infine, saltata un’ulteriore carta del mazzo, il mazziere scopre l’ultima carta a tavola (“river” o “bloody river” (fiume di sangue), nel senso che è la carta decisiva) e i giocatori rimasti fanno l’ultimo giro di puntate, fino a determinare il vincitore.
Il gioco è divertente ed entusiasmante e come ogni buon giocatore di carte sa, non è sempre e solo questione di fortuna: il poker è un misto di metodo, psicologia, studio dell’avversario, personalità, iniziativa, rischio, follia, spacconeria, debolezza; è un gioco in cui le tue sicurezze e le tue insicurezze si fondono e si scindono in pochi secondi, in quei pochi attimi che hai per decidere il tuo gioco.
La più grande manifestazione mondiale di poker Texas Hold’Em, le “World Series of Poker”, si gioca, guarda caso, a Las Vegas in Texas tra giugno e luglio di ogni anno, mentre esistono dei tornei itineranti come il “World Poker Tour”, giunto quest’anno alla sua settima edizione o l’”European Poker Tour”.
Tanto per dare la misura di questi eventi, nel 2006 il vincitore delle World Series, l’americano Jamie Gold (nomen omen) ha vinto dodici milioni di dollari, mentre quello del World Poker Tour, lo spagnolo Carlos Mortensen, si è portato a casa quasi quattro milioni di dollari.
Scordatevi di partecipare a questi tornei, il “buy-in” è di almeno diecimila dollari, ma su internet o nei piccoli tornei cittadini il divertimento è assicurato.

SCOMMESSE E GIOCHI ON LINE: PUNTATE IN AUMENTO... ALLA FACCIA DELLA CRISI! (ARTICOLO di MARCO TORBIANELLI)




Economia in crisi? Stando alle notizie riportate da Agipronews (Agenzia di stampa giochi a pronostico e scommesse) non si direbbe: a febbraio in Italia sono stati raccolti oltre 380 milioni di euro nelle scommesse sportive, con un incremento del 9,3% rispetto al mese precedente.
A farla da padrone tra le scommesse nazionali è senza dubbio il calcio, che raccoglie il 91% delle puntate (347 milioni di euro) a fronte del 5% della pallacanestro e di un misero 2% del tennis.
Cresce l’utilizzo di internet, con le scommesse on line che segnano un +16% e cresce anche l’impazienza, la voglia di non aspettare troppo il risultato della propria puntata: +85% per le giocate “live”.
Interessante comunque il dato sul gioco che sta letteralmente spopolando in tutto il mondo, il poker versione Texas Hold’Em (o Poker Texano), che a febbraio ha movimentato ben 143 milioni di euro.
Leader del mercato italiano resta “Gioco Digitale” con oltre 50 milioni di euro raccolti in febbraio (36,2%), in seconda posizione Microgame (35 milioni di euro corrispondenti al 24,3%), seguito da Lottomatica (23,9 milioni di euro pari al 16,7%), da Playtech - che raccoglie Snai, Sisal, Cogetech e Eurobet – (13,3 milioni di euro pari al 12,9%) ed infine da BWin (11,9 milioni di euro corrispondenti all’8,3%).
Il poker Texas Hold’Em è la variante sportiva del notissimo gioco d’azzardo, idolatrato in centinaia di pellicole cinematografiche, dai western di Sergio Leone alle più recenti avventure di James Bond.
Buio (“small blind”) e controbuio (“big blind”) sono obbligatori e sono appannaggio del primo e del secondo giocatore dopo il “dealer”, ovverosia il giocatore primo di mano: la consistenza dei “blinds” aumenta o dopo frazioni di tempo predeterminate, oppure in proporzione inversa ai giocatori che restano sul tavolo. Ciascun giocatore riceve due carte (“pre-flop”) e può decidere se giocare o non giocare la mano: se gioca può coprire il buio o rilanciare (“raise”), se non gioca riconsegna le carte al mazziere, per quello che tecnicamente si chiama “fold”.
Una volta che tutti i partecipanti alla mano hanno pareggiato le puntate, il mazziere scopre le prime tre carte (“flop”) e sulla base della combinazione tra le tre carte a tavola e le proprie due, si inizia un nuovo giro di puntate. Successivamente il mazziere, saltata una carta del mazzo, scopre la quarta carta (“turn”) e si ripete un nuovo giro di puntate. Infine, saltata un’ulteriore carta del mazzo, il mazziere scopre l’ultima carta a tavola (“river” o “bloody river” (fiume di sangue), nel senso che è la carta decisiva) e i giocatori rimasti fanno l’ultimo giro di puntate, fino a determinare il vincitore.
Il gioco è divertente ed entusiasmante e come ogni buon giocatore di carte sa, non è sempre e solo questione di fortuna: il poker è un misto di metodo, psicologia, studio dell’avversario, personalità, iniziativa, rischio, follia, spacconeria, debolezza; è un gioco in cui le tue sicurezze e le tue insicurezze si fondono e si scindono in pochi secondi, in quei pochi attimi che hai per decidere il tuo gioco.
La più grande manifestazione mondiale di poker Texas Hold’Em, le “World Series of Poker”, si gioca, guarda caso, a Las Vegas in Texas tra giugno e luglio di ogni anno, mentre esistono dei tornei itineranti come il “World Poker Tour”, giunto quest’anno alla sua settima edizione o l’”European Poker Tour”.
Tanto per dare la misura di questi eventi, nel 2006 il vincitore delle World Series, l’americano Jamie Gold (nomen omen) ha vinto dodici milioni di dollari, mentre quello del World Poker Tour, lo spagnolo Carlos Mortensen, si è portato a casa quasi quattro milioni di dollari.
Scordatevi di partecipare a questi tornei, il “buy-in” è di almeno diecimila dollari, ma su internet o nei piccoli tornei cittadini il divertimento è assicurato.