"SFUEI DAL FRIÛL LIBAR - IL GIORNALE DEL FRIULI LIBERO". INDIRIZZO INTERNET http://www.ilgiornaledelfriuli.net EDIZIONE ON LINE DELLA TESTATA ISCRITTA COME GIORNALE QUOTIDIANO ON LINE, A STAMPA, RADIOFONICO E TELEVISIVO NEL REGISTRO DEL TRIBUNALE DI UDINE IN DATA 8 APRILE 2009 AL N. 9/2009. Si pubblica dal 25 novembre 2008. Proprietario: Alberto di Caporiacco. Direttore responsabile: Alberto di Caporiacco. Sede di rappresentanza in Udine, piazza S. Giacomo 11/16, 2. piano.

SFUEI DAL FRIÛL LIBAR. ULTIMO AGGIORNAMENTO ORE 11.46 DI MERCOLEDI' 15 APRILE.

IL NOSTRO GIORNALE E' COMPLETAMENTE GRATUITO. MA CHI VUOLE PUO' SOSTENERCI CON UNA DONAZIONE

Notizie del giorno e l'archivio completo cronologico del giornale

Visualizzazione post con etichetta il commento. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta il commento. Mostra tutti i post

domenica 25 gennaio 2009

IL COMMENTO. IL MESSAGGERO VENETO FA UN PERNACCHIO ALLA PROCURA E REITERA IL REATO (SE DI REATO SI TRATTA).


Non si perde d'animo il Messaggero Veneto nei confronti dell'inchiesta della procura della repubblica di Udine.

Anzi, se così si può dire, reagisce con un pernacchio, reiterando il supposto reato.

Infatti, a pag. 17 dell'edizione di Udine di ieri, si può leggere, ad esempio, tra le Comunicazioni personali.

A.A.A.A.A.A.A. UDINE snella deliziosa chiamami (segue n. tel.)

A.A.A.A.A.A. ERIKA 'diversa' bellissima, divertimento assicurato (segue n. tel.)

A.A.A.A.A.A. UDINE bellissima bionda sexy affascinante (segue n. tel.)

ed altri 30 consimili annunci per un totale di 33.

Non solo.

Ma se è vero che il Messaggero Veneto ha evitato di farsi del male da solo, 'sparando' in prima pagina la notizia (della quale, appunto, sulla prima pagina non vi è traccia), ha dedicato spazio ad essa nell'edizione di Udine, non dissimulando il fatto che l'avviso di garanzia è stato notificato anche al suo direttore Andrea Filippi, mentre curiosamente - invece - non sono rivelate le generalità del responsabile dell'agenzia di pubblicità 'Manzoni'.

Più tardi riporteremo integralmente le dichiarazioni attribuibili al direttore del Messaggero Veneto, nonché il servizio comparso sul quotidiano udinese in riferimento alla vicenda.

Vi anticipiamo soltanto che il Messaggero ironizza sul fatto che anche i farmacisti sarebbero favoreggiatori della prostituzione allorquando vendono profilattici a una persona che apparentemente se ne potrebbe servire per prostituirsi.

Noi aggiungiamo che anche i medici e le ostetriche i quali aiutano a far venire al mondo le donne, a questo punto, potrebbero essere imputabili di favoreggiamento della prostituzione perché non si può mai sapere che poi, le neonate possano poi intraprendere quello che ironicamente ma con tanta saggezza è definito quale il mestiere più antico del mondo.

Noi crediamo che, nell'esercizio di una elevata funzione quale quella di sostituto procuratore della repubblica, bisognerebbe anche saper esercitare un sano realismo, a meno di volersi segnalare come nuovi anacronistici crociati di una novella caccia alle streghe.

IL COMMENTO. IL MESSAGGERO VENETO FA UN PERNACCHIO ALLA PROCURA E REITERA IL REATO (SE DI REATO SI TRATTA).


Non si perde d'animo il Messaggero Veneto nei confronti dell'inchiesta della procura della repubblica di Udine.

Anzi, se così si può dire, reagisce con un pernacchio, reiterando il supposto reato.

Infatti, a pag. 17 dell'edizione di Udine di ieri, si può leggere, ad esempio, tra le Comunicazioni personali.

A.A.A.A.A.A.A. UDINE snella deliziosa chiamami (segue n. tel.)

A.A.A.A.A.A. ERIKA 'diversa' bellissima, divertimento assicurato (segue n. tel.)

A.A.A.A.A.A. UDINE bellissima bionda sexy affascinante (segue n. tel.)

ed altri 30 consimili annunci per un totale di 33.

Non solo.

Ma se è vero che il Messaggero Veneto ha evitato di farsi del male da solo, 'sparando' in prima pagina la notizia (della quale, appunto, sulla prima pagina non vi è traccia), ha dedicato spazio ad essa nell'edizione di Udine, non dissimulando il fatto che l'avviso di garanzia è stato notificato anche al suo direttore Andrea Filippi, mentre curiosamente - invece - non sono rivelate le generalità del responsabile dell'agenzia di pubblicità 'Manzoni'.

Più tardi riporteremo integralmente le dichiarazioni attribuibili al direttore del Messaggero Veneto, nonché il servizio comparso sul quotidiano udinese in riferimento alla vicenda.

Vi anticipiamo soltanto che il Messaggero ironizza sul fatto che anche i farmacisti sarebbero favoreggiatori della prostituzione allorquando vendono profilattici a una persona che apparentemente se ne potrebbe servire per prostituirsi.

Noi aggiungiamo che anche i medici e le ostetriche i quali aiutano a far venire al mondo le donne, a questo punto, potrebbero essere imputabili di favoreggiamento della prostituzione perché non si può mai sapere che poi, le neonate possano poi intraprendere quello che ironicamente ma con tanta saggezza è definito quale il mestiere più antico del mondo.

Noi crediamo che, nell'esercizio di una elevata funzione quale quella di sostituto procuratore della repubblica, bisognerebbe anche saper esercitare un sano realismo, a meno di volersi segnalare come nuovi anacronistici crociati di una novella caccia alle streghe.

IL COMMENTO. IL MESSAGGERO VENETO FA UN PERNACCHIO ALLA PROCURA E REITERA IL REATO (SE DI REATO SI TRATTA).


Non si perde d'animo il Messaggero Veneto nei confronti dell'inchiesta della procura della repubblica di Udine.

Anzi, se così si può dire, reagisce con un pernacchio, reiterando il supposto reato.

Infatti, a pag. 17 dell'edizione di Udine di ieri, si può leggere, ad esempio, tra le Comunicazioni personali.

A.A.A.A.A.A.A. UDINE snella deliziosa chiamami (segue n. tel.)

A.A.A.A.A.A. ERIKA 'diversa' bellissima, divertimento assicurato (segue n. tel.)

A.A.A.A.A.A. UDINE bellissima bionda sexy affascinante (segue n. tel.)

ed altri 30 consimili annunci per un totale di 33.

Non solo.

Ma se è vero che il Messaggero Veneto ha evitato di farsi del male da solo, 'sparando' in prima pagina la notizia (della quale, appunto, sulla prima pagina non vi è traccia), ha dedicato spazio ad essa nell'edizione di Udine, non dissimulando il fatto che l'avviso di garanzia è stato notificato anche al suo direttore Andrea Filippi, mentre curiosamente - invece - non sono rivelate le generalità del responsabile dell'agenzia di pubblicità 'Manzoni'.

Più tardi riporteremo integralmente le dichiarazioni attribuibili al direttore del Messaggero Veneto, nonché il servizio comparso sul quotidiano udinese in riferimento alla vicenda.

Vi anticipiamo soltanto che il Messaggero ironizza sul fatto che anche i farmacisti sarebbero favoreggiatori della prostituzione allorquando vendono profilattici a una persona che apparentemente se ne potrebbe servire per prostituirsi.

Noi aggiungiamo che anche i medici e le ostetriche i quali aiutano a far venire al mondo le donne, a questo punto, potrebbero essere imputabili di favoreggiamento della prostituzione perché non si può mai sapere che poi, le neonate possano poi intraprendere quello che ironicamente ma con tanta saggezza è definito quale il mestiere più antico del mondo.

Noi crediamo che, nell'esercizio di una elevata funzione quale quella di sostituto procuratore della repubblica, bisognerebbe anche saper esercitare un sano realismo, a meno di volersi segnalare come nuovi anacronistici crociati di una novella caccia alle streghe.

venerdì 23 gennaio 2009

IL COMMENTO. AVVISO DI GARANZIA PER FAVOREGGIAMENTO DELLA PROSTITUZIONE AL DIRETTORE ANDREA FILIPPI (MESSAGGERO VENETO)



La notizia fa francamente sorridere in quanto su tutti i quotidiani (e sottolineiamo tutti), per non parlare dei giornali dedicati agli 'annunci' oppure su siti internet quali http://www.kijiji.it/ oppure http://www.bacheca.it/, guardare per credere, gli annunci di prostitute o escort o come le vogliamo chiamare pullulano.


E, si sa, l'agenzia di pubblicità, quando una signorina o chi la amministra entra in ufficio sciorinando un fascio di banconote (le inserzioni costano), propone l'annuncio (quantomeno 'ambiguo') per la pubblicazione. La concessionaria della pubblicità per il Messaggero Veneto è la "A. Manzoni", con elegante ufficio situato in Corte del Giglio (tra Largo dei Pecile e Via Paolo Sarpi).


La tegola (magari poi la vicenda processuale si risolverà in una bolla di sapone, ma tant'è...) è capitata sulla testa del direttore del Messaggero Veneto Andrea Filippi il quale, assieme al responsabile della pubblicità della testata, si è visto notificare una informazione di garanzia per le ipotesi di reato di favoreggiamento della prostituzione.


Ciò in riferimento alla pubblicazione di annunci pubblicitari ritenuti a sfondo sessuale.


Da un lato manifestiamo la nostra solidarietà umana al collega giornalista Andrea Filippi, dall'altro l'iniziativa della Procura udinese ci lascia un pochino interdetti: ineccepibile dal punto di vista dell'applicazione della legge, ma quantomeno intempestiva in quanto noi quegli annunci li leggiamo almeno da decenni, su tutti i quotidiani di tutta Italia e non solo, su siti internet ed in ogni dove.


La prostituzione, si voglia o no, esiste e la mercificazione dei propri corpi da parte delle prostitute, spesso vittime di carnefici che le sfruttano, ricade anch'essa sotto la legge della pubblicità, ovvero della offerta che risponde a una domanda. E per corrispondere ad una domanda occorre farsi conoscere e quindi pubblicizzarsi.


Certo, pubblicare annunci a sfondo sessuale non corrisponde certo a un esercizio della libertà di stampa e quindi dobbiamo fare dei distinguo di fronte alla scelta etica, compiuta dal Messaggero Veneto (non parliamo in questo caso di altri giornali, perché è proprio il MV ad essere nel mirino), di pubblicare annunci di offerta di prestazioni sessuali e poi pubblicare, magari, notizie di inchieste e processi sul mondo della prostituzione.


Un comportamento quantomeno contraddittorio.


Ipocrita, peraltro, pensare che 'colpevole' (se di colpevolezza si tratta) sia SOLO il Messaggero Veneto.


Così fan tutte... come nell'opera di Mozart.


Ma ancora una volta l'applicazione della legge pare dipendere dai magistrati. Se un magistrato lo ritiene, avvia un'indagine. Se un suo collega di un'altra procura non lo ritiene, di fronte alla medesima ipotesi di reato, l'indagine non viene avviata. Così non va...


Siamo comunque di fronte a una svolta proibizionista in Italia e in Friuli in particolare.


Un cittadino a Trieste è stato multato con 500 euro perché ha orinato su un muro, a un ciclista ubriaco a Faedis è stata sequestrata la bicicletta dai carabinieri, in consiglio comunale a Udine si vuole bandire l'alcool (parzialmente) da Friuli Doc, ora si colpisce il quotidiano udinese per aver pubblicato, come pubblicitari, annunci a sfondo sessuale.


Siamo di fronte al ritorno di una inquisizione stile Torquemada...?


E, peraltro, non è così che si cancella la prostituzione perché, dati alla mano, non ci sembra sia un fenomeno in calo.


Data la crisi economica in atto, ci pare capire che i detentori dei poteri esecutivo, legislativo e giudiziario immaginano che noi sudditi dello stato italiano si debba essere poveri, virtuosi e morigerati.


Forse agli arresti domiciliari, così nessuno disturba e nessuno si lamenta.


A quando il divieto di pensare? Per fortuna noi pensiamo ancora. E scriviamo.


A proposito: una scommessa. Scommettiamo che domani il Messaggero Veneto non pubblicherà questa notizia?




18:02 - prostituzione: udine; arresti e indagati, inquisito giornale
(ANSA) - UDINE, 23 GEN - Due persone sono state arrestate e altre nove risultano indagate nell'ambito di un'operazione dei Carabinieri di Udine contro un'organizzazione dedita allo sfruttamento della prostituzione. Nell'indagine e' coinvolto anche il quotidiano udinese ''Messaggero veneto'', per la pubblicazione di annunci pubblicitari ritenuti a sfondo sessuale. Due informazioni di garanzia per le ipotesi di reato di favoreggiamento della prostituzione sono state notificate al direttore del quotidiano Andrea Filippi e al responsabile della pubblicita' della testata. L'indagine e' coordinata dal sostituto procuratore della repubblica di Udine Claudia Danelon, e le misure cautelari sono state emesse dal Gip Alessio Verni'. (ANSA). GRT




IL COMMENTO. AVVISO DI GARANZIA PER FAVOREGGIAMENTO DELLA PROSTITUZIONE AL DIRETTORE ANDREA FILIPPI (MESSAGGERO VENETO)



La notizia fa francamente sorridere in quanto su tutti i quotidiani (e sottolineiamo tutti), per non parlare dei giornali dedicati agli 'annunci' oppure su siti internet quali http://www.kijiji.it/ oppure http://www.bacheca.it/, guardare per credere, gli annunci di prostitute o escort o come le vogliamo chiamare pullulano.


E, si sa, l'agenzia di pubblicità, quando una signorina o chi la amministra entra in ufficio sciorinando un fascio di banconote (le inserzioni costano), propone l'annuncio (quantomeno 'ambiguo') per la pubblicazione. La concessionaria della pubblicità per il Messaggero Veneto è la "A. Manzoni", con elegante ufficio situato in Corte del Giglio (tra Largo dei Pecile e Via Paolo Sarpi).


La tegola (magari poi la vicenda processuale si risolverà in una bolla di sapone, ma tant'è...) è capitata sulla testa del direttore del Messaggero Veneto Andrea Filippi il quale, assieme al responsabile della pubblicità della testata, si è visto notificare una informazione di garanzia per le ipotesi di reato di favoreggiamento della prostituzione.


Ciò in riferimento alla pubblicazione di annunci pubblicitari ritenuti a sfondo sessuale.


Da un lato manifestiamo la nostra solidarietà umana al collega giornalista Andrea Filippi, dall'altro l'iniziativa della Procura udinese ci lascia un pochino interdetti: ineccepibile dal punto di vista dell'applicazione della legge, ma quantomeno intempestiva in quanto noi quegli annunci li leggiamo almeno da decenni, su tutti i quotidiani di tutta Italia e non solo, su siti internet ed in ogni dove.


La prostituzione, si voglia o no, esiste e la mercificazione dei propri corpi da parte delle prostitute, spesso vittime di carnefici che le sfruttano, ricade anch'essa sotto la legge della pubblicità, ovvero della offerta che risponde a una domanda. E per corrispondere ad una domanda occorre farsi conoscere e quindi pubblicizzarsi.


Certo, pubblicare annunci a sfondo sessuale non corrisponde certo a un esercizio della libertà di stampa e quindi dobbiamo fare dei distinguo di fronte alla scelta etica, compiuta dal Messaggero Veneto (non parliamo in questo caso di altri giornali, perché è proprio il MV ad essere nel mirino), di pubblicare annunci di offerta di prestazioni sessuali e poi pubblicare, magari, notizie di inchieste e processi sul mondo della prostituzione.


Un comportamento quantomeno contraddittorio.


Ipocrita, peraltro, pensare che 'colpevole' (se di colpevolezza si tratta) sia SOLO il Messaggero Veneto.


Così fan tutte... come nell'opera di Mozart.


Ma ancora una volta l'applicazione della legge pare dipendere dai magistrati. Se un magistrato lo ritiene, avvia un'indagine. Se un suo collega di un'altra procura non lo ritiene, di fronte alla medesima ipotesi di reato, l'indagine non viene avviata. Così non va...


Siamo comunque di fronte a una svolta proibizionista in Italia e in Friuli in particolare.


Un cittadino a Trieste è stato multato con 500 euro perché ha orinato su un muro, a un ciclista ubriaco a Faedis è stata sequestrata la bicicletta dai carabinieri, in consiglio comunale a Udine si vuole bandire l'alcool (parzialmente) da Friuli Doc, ora si colpisce il quotidiano udinese per aver pubblicato, come pubblicitari, annunci a sfondo sessuale.


Siamo di fronte al ritorno di una inquisizione stile Torquemada...?


E, peraltro, non è così che si cancella la prostituzione perché, dati alla mano, non ci sembra sia un fenomeno in calo.


Data la crisi economica in atto, ci pare capire che i detentori dei poteri esecutivo, legislativo e giudiziario immaginano che noi sudditi dello stato italiano si debba essere poveri, virtuosi e morigerati.


Forse agli arresti domiciliari, così nessuno disturba e nessuno si lamenta.


A quando il divieto di pensare? Per fortuna noi pensiamo ancora. E scriviamo.


A proposito: una scommessa. Scommettiamo che domani il Messaggero Veneto non pubblicherà questa notizia?




18:02 - prostituzione: udine; arresti e indagati, inquisito giornale
(ANSA) - UDINE, 23 GEN - Due persone sono state arrestate e altre nove risultano indagate nell'ambito di un'operazione dei Carabinieri di Udine contro un'organizzazione dedita allo sfruttamento della prostituzione. Nell'indagine e' coinvolto anche il quotidiano udinese ''Messaggero veneto'', per la pubblicazione di annunci pubblicitari ritenuti a sfondo sessuale. Due informazioni di garanzia per le ipotesi di reato di favoreggiamento della prostituzione sono state notificate al direttore del quotidiano Andrea Filippi e al responsabile della pubblicita' della testata. L'indagine e' coordinata dal sostituto procuratore della repubblica di Udine Claudia Danelon, e le misure cautelari sono state emesse dal Gip Alessio Verni'. (ANSA). GRT




IL COMMENTO. AVVISO DI GARANZIA PER FAVOREGGIAMENTO DELLA PROSTITUZIONE AL DIRETTORE ANDREA FILIPPI (MESSAGGERO VENETO)



La notizia fa francamente sorridere in quanto su tutti i quotidiani (e sottolineiamo tutti), per non parlare dei giornali dedicati agli 'annunci' oppure su siti internet quali http://www.kijiji.it/ oppure http://www.bacheca.it/, guardare per credere, gli annunci di prostitute o escort o come le vogliamo chiamare pullulano.


E, si sa, l'agenzia di pubblicità, quando una signorina o chi la amministra entra in ufficio sciorinando un fascio di banconote (le inserzioni costano), propone l'annuncio (quantomeno 'ambiguo') per la pubblicazione. La concessionaria della pubblicità per il Messaggero Veneto è la "A. Manzoni", con elegante ufficio situato in Corte del Giglio (tra Largo dei Pecile e Via Paolo Sarpi).


La tegola (magari poi la vicenda processuale si risolverà in una bolla di sapone, ma tant'è...) è capitata sulla testa del direttore del Messaggero Veneto Andrea Filippi il quale, assieme al responsabile della pubblicità della testata, si è visto notificare una informazione di garanzia per le ipotesi di reato di favoreggiamento della prostituzione.


Ciò in riferimento alla pubblicazione di annunci pubblicitari ritenuti a sfondo sessuale.


Da un lato manifestiamo la nostra solidarietà umana al collega giornalista Andrea Filippi, dall'altro l'iniziativa della Procura udinese ci lascia un pochino interdetti: ineccepibile dal punto di vista dell'applicazione della legge, ma quantomeno intempestiva in quanto noi quegli annunci li leggiamo almeno da decenni, su tutti i quotidiani di tutta Italia e non solo, su siti internet ed in ogni dove.


La prostituzione, si voglia o no, esiste e la mercificazione dei propri corpi da parte delle prostitute, spesso vittime di carnefici che le sfruttano, ricade anch'essa sotto la legge della pubblicità, ovvero della offerta che risponde a una domanda. E per corrispondere ad una domanda occorre farsi conoscere e quindi pubblicizzarsi.


Certo, pubblicare annunci a sfondo sessuale non corrisponde certo a un esercizio della libertà di stampa e quindi dobbiamo fare dei distinguo di fronte alla scelta etica, compiuta dal Messaggero Veneto (non parliamo in questo caso di altri giornali, perché è proprio il MV ad essere nel mirino), di pubblicare annunci di offerta di prestazioni sessuali e poi pubblicare, magari, notizie di inchieste e processi sul mondo della prostituzione.


Un comportamento quantomeno contraddittorio.


Ipocrita, peraltro, pensare che 'colpevole' (se di colpevolezza si tratta) sia SOLO il Messaggero Veneto.


Così fan tutte... come nell'opera di Mozart.


Ma ancora una volta l'applicazione della legge pare dipendere dai magistrati. Se un magistrato lo ritiene, avvia un'indagine. Se un suo collega di un'altra procura non lo ritiene, di fronte alla medesima ipotesi di reato, l'indagine non viene avviata. Così non va...


Siamo comunque di fronte a una svolta proibizionista in Italia e in Friuli in particolare.


Un cittadino a Trieste è stato multato con 500 euro perché ha orinato su un muro, a un ciclista ubriaco a Faedis è stata sequestrata la bicicletta dai carabinieri, in consiglio comunale a Udine si vuole bandire l'alcool (parzialmente) da Friuli Doc, ora si colpisce il quotidiano udinese per aver pubblicato, come pubblicitari, annunci a sfondo sessuale.


Siamo di fronte al ritorno di una inquisizione stile Torquemada...?


E, peraltro, non è così che si cancella la prostituzione perché, dati alla mano, non ci sembra sia un fenomeno in calo.


Data la crisi economica in atto, ci pare capire che i detentori dei poteri esecutivo, legislativo e giudiziario immaginano che noi sudditi dello stato italiano si debba essere poveri, virtuosi e morigerati.


Forse agli arresti domiciliari, così nessuno disturba e nessuno si lamenta.


A quando il divieto di pensare? Per fortuna noi pensiamo ancora. E scriviamo.


A proposito: una scommessa. Scommettiamo che domani il Messaggero Veneto non pubblicherà questa notizia?




18:02 - prostituzione: udine; arresti e indagati, inquisito giornale
(ANSA) - UDINE, 23 GEN - Due persone sono state arrestate e altre nove risultano indagate nell'ambito di un'operazione dei Carabinieri di Udine contro un'organizzazione dedita allo sfruttamento della prostituzione. Nell'indagine e' coinvolto anche il quotidiano udinese ''Messaggero veneto'', per la pubblicazione di annunci pubblicitari ritenuti a sfondo sessuale. Due informazioni di garanzia per le ipotesi di reato di favoreggiamento della prostituzione sono state notificate al direttore del quotidiano Andrea Filippi e al responsabile della pubblicita' della testata. L'indagine e' coordinata dal sostituto procuratore della repubblica di Udine Claudia Danelon, e le misure cautelari sono state emesse dal Gip Alessio Verni'. (ANSA). GRT




mercoledì 21 gennaio 2009

IL COMMENTO. VOLETE ALTRE FOTO DELLA POSTINA CULTURISTA ANNALISA CECI IN TENUTA DA ESIBIZIONE? LE ABBIAMO. BASTA CHIEDERLE. MA VI VOGLIAMO NUMEROSI...


Attraverso i nostri sistemi di rilevazione appare che molti cercano notizie su Annalisa Ceci, la postina culturista assurta recentemente agli onori delle cronache.

Vi comunichiamo che abbiamo reperito non poche foto della medesima.

Siccome siamo molto attenti alle esigenze dei nostri lettori, nonché a soddisfare le loro curiosità, scriveteci a ilgiornaledelfriuli@libero.it se volete che realizziamo un link allegato al giornale con tutte le foto della postina culturista di cui disponiamo.

IL COMMENTO. VOLETE ALTRE FOTO DELLA POSTINA CULTURISTA ANNALISA CECI IN TENUTA DA ESIBIZIONE? LE ABBIAMO. BASTA CHIEDERLE. MA VI VOGLIAMO NUMEROSI...


Attraverso i nostri sistemi di rilevazione appare che molti cercano notizie su Annalisa Ceci, la postina culturista assurta recentemente agli onori delle cronache.

Vi comunichiamo che abbiamo reperito non poche foto della medesima.

Siccome siamo molto attenti alle esigenze dei nostri lettori, nonché a soddisfare le loro curiosità, scriveteci a ilgiornaledelfriuli@libero.it se volete che realizziamo un link allegato al giornale con tutte le foto della postina culturista di cui disponiamo.

IL COMMENTO. VOLETE ALTRE FOTO DELLA POSTINA CULTURISTA ANNALISA CECI IN TENUTA DA ESIBIZIONE? LE ABBIAMO. BASTA CHIEDERLE. MA VI VOGLIAMO NUMEROSI...


Attraverso i nostri sistemi di rilevazione appare che molti cercano notizie su Annalisa Ceci, la postina culturista assurta recentemente agli onori delle cronache.

Vi comunichiamo che abbiamo reperito non poche foto della medesima.

Siccome siamo molto attenti alle esigenze dei nostri lettori, nonché a soddisfare le loro curiosità, scriveteci a ilgiornaledelfriuli@libero.it se volete che realizziamo un link allegato al giornale con tutte le foto della postina culturista di cui disponiamo.

IL COMMENTO. QUELLA ATTORNO A ELUANA ENGLARO E' DIVENTATA UNA LOTTA POLITICA. MA TONDO E IL FRIULI VENEZIA GIULIA NON CI HANNO FATTO UNA BELLA FIGURA.


(in foto Mercedes Bresso, presidente regione Piemonte)


Con termine calcistico la si definirebbe una ripartenza, un contropiede.


Quella sagace manovra che con tre tocchi al massimo ti porta al cospetto del portiere. Affannato, in fibrillazione, pronto ad essere uccellato dalla veloce punta diretta verso la rete.


La punta è Mercedes Bresso, una signora di 64 anni nata a Sanremo, presidente della Regione Piemonte. Docente universitaria presso il Politecnico di Torino, è eletta nel 1985 consigliere regionale del Piemonte come indipendente nelle liste del PCI. Successivamente compie la trafila d'uso e passa, internamente, al PDS e ai DS. Riconfermata nel 1990 in consiglio regionale, nel 1994 diviene assessore alla pianificazione territoriale e ai parchi.


Dal 1995 al 2004 la troviamo Presidente della Provincia di Torino.


Breve parentesi come parlamentare europeo (eletta nel 2004 con la lista Uniti nell'Ulivo), lascia l'incarico nel 2005 eletta Presidente della Regione Piemonte, carica che ricopre ancor oggi.


Che Mercedes sia una signora veloce lo vedi dal nome.


Apre le porte alla famiglia Englaro e si dichiara pronta ad aprire le porte di istituti regionali al fine di concedere la 'buona morte' a Eluana.


Ovvero fa ciò che non è riuscito a fare Renzo Tondo, di centrodestra. Carnico. Come Beppino Englaro.


Ormai lo scontro è diventato politico. Tondo è stato imprudente. Partito con una fuga in avanti prima, si è impappinato nel dribbling scaricando la palla a un mediano dai piedi di legno, ovvero alla Casa di cura Città di Udine, la quale prima ha cercato di puntare verso la porta e poi è rimasta tramortita dal tackle imperioso del ministro Sacconi.


L'arbitro gli ha mostrato il giallo, tant'è che è iscritto nel registro degli indagati per 'atto dovuto', ostacolando - così si dice - la sentenza della Corte di cassazione che spalancava la porta alla 'buona morte' per Eluana.


Ma Tondo, uomo di centrodestra, è finito in panchina, sostituito. E neanche tra gli applausi. Tra l'indifferenza del pubblico. Una punta che ha paura a puntare il portiere, che teme di entrare in rotta di collisione con la parte politica che lo designò avversario del faraone Illy quasi un anno fa.


Forse è questione di piccolezza (Friuli tarchiatello nei confronti del più strutturato Piemonte), forse è solo lotta politica. Forse è solo questione di sfere. No, non stiamo parlando di attributi, stiamo parlando di alte sfere, ossia la capacità di infischiarsene di ciò che pensano le 'alte sfere', per Tondo il Gotha del Pdl, Berlusconi in testa. Vicino Renzo al Silvio, ma ancora più vicino al Silvio si è dimostrato Sacconi. Questione di posizioni.


La Mercedes, invece, ingrana la marcia e se ne infischia. Sola contro il Governo. Sarà forse perchè il suo partito è all'opposizione e non ha nulla da perdere ad andare a 200 l'ora ad uno scontro frontale contro Sacconi?


Gli Englaro? Lasciatecelo dire. Si fanno usare. Invece di fare pernacchie allo Stato italiano, avendo portato - già da tempo - Eluana in Olanda, Belgio o Svizzera (abbiamo fatto tre nomi, ma ci sono altri stati che hanno una legislazione ad hoc, senza bisogno di attendere il defatigante responso degli ermellini della Cassazione), dopo aver bussato a Nordest, ripiegano a Nordovest.


Come nel gioco del calcio. Nel primo tempo tiri da una parte. Nel secondo dall'altra.


Comunque vada, ci siamo assicurati altre trasmissioni televisive, da Porta a porta a Matrix.


Il Friuli Venezia Giulia? Il suo presidente? Abbozzeranno entrambi. Tanto siamo abituati ad essere grigi e modesti.

IL COMMENTO. QUELLA ATTORNO A ELUANA ENGLARO E' DIVENTATA UNA LOTTA POLITICA. MA TONDO E IL FRIULI VENEZIA GIULIA NON CI HANNO FATTO UNA BELLA FIGURA.


(in foto Mercedes Bresso, presidente regione Piemonte)


Con termine calcistico la si definirebbe una ripartenza, un contropiede.


Quella sagace manovra che con tre tocchi al massimo ti porta al cospetto del portiere. Affannato, in fibrillazione, pronto ad essere uccellato dalla veloce punta diretta verso la rete.


La punta è Mercedes Bresso, una signora di 64 anni nata a Sanremo, presidente della Regione Piemonte. Docente universitaria presso il Politecnico di Torino, è eletta nel 1985 consigliere regionale del Piemonte come indipendente nelle liste del PCI. Successivamente compie la trafila d'uso e passa, internamente, al PDS e ai DS. Riconfermata nel 1990 in consiglio regionale, nel 1994 diviene assessore alla pianificazione territoriale e ai parchi.


Dal 1995 al 2004 la troviamo Presidente della Provincia di Torino.


Breve parentesi come parlamentare europeo (eletta nel 2004 con la lista Uniti nell'Ulivo), lascia l'incarico nel 2005 eletta Presidente della Regione Piemonte, carica che ricopre ancor oggi.


Che Mercedes sia una signora veloce lo vedi dal nome.


Apre le porte alla famiglia Englaro e si dichiara pronta ad aprire le porte di istituti regionali al fine di concedere la 'buona morte' a Eluana.


Ovvero fa ciò che non è riuscito a fare Renzo Tondo, di centrodestra. Carnico. Come Beppino Englaro.


Ormai lo scontro è diventato politico. Tondo è stato imprudente. Partito con una fuga in avanti prima, si è impappinato nel dribbling scaricando la palla a un mediano dai piedi di legno, ovvero alla Casa di cura Città di Udine, la quale prima ha cercato di puntare verso la porta e poi è rimasta tramortita dal tackle imperioso del ministro Sacconi.


L'arbitro gli ha mostrato il giallo, tant'è che è iscritto nel registro degli indagati per 'atto dovuto', ostacolando - così si dice - la sentenza della Corte di cassazione che spalancava la porta alla 'buona morte' per Eluana.


Ma Tondo, uomo di centrodestra, è finito in panchina, sostituito. E neanche tra gli applausi. Tra l'indifferenza del pubblico. Una punta che ha paura a puntare il portiere, che teme di entrare in rotta di collisione con la parte politica che lo designò avversario del faraone Illy quasi un anno fa.


Forse è questione di piccolezza (Friuli tarchiatello nei confronti del più strutturato Piemonte), forse è solo lotta politica. Forse è solo questione di sfere. No, non stiamo parlando di attributi, stiamo parlando di alte sfere, ossia la capacità di infischiarsene di ciò che pensano le 'alte sfere', per Tondo il Gotha del Pdl, Berlusconi in testa. Vicino Renzo al Silvio, ma ancora più vicino al Silvio si è dimostrato Sacconi. Questione di posizioni.


La Mercedes, invece, ingrana la marcia e se ne infischia. Sola contro il Governo. Sarà forse perchè il suo partito è all'opposizione e non ha nulla da perdere ad andare a 200 l'ora ad uno scontro frontale contro Sacconi?


Gli Englaro? Lasciatecelo dire. Si fanno usare. Invece di fare pernacchie allo Stato italiano, avendo portato - già da tempo - Eluana in Olanda, Belgio o Svizzera (abbiamo fatto tre nomi, ma ci sono altri stati che hanno una legislazione ad hoc, senza bisogno di attendere il defatigante responso degli ermellini della Cassazione), dopo aver bussato a Nordest, ripiegano a Nordovest.


Come nel gioco del calcio. Nel primo tempo tiri da una parte. Nel secondo dall'altra.


Comunque vada, ci siamo assicurati altre trasmissioni televisive, da Porta a porta a Matrix.


Il Friuli Venezia Giulia? Il suo presidente? Abbozzeranno entrambi. Tanto siamo abituati ad essere grigi e modesti.

IL COMMENTO. QUELLA ATTORNO A ELUANA ENGLARO E' DIVENTATA UNA LOTTA POLITICA. MA TONDO E IL FRIULI VENEZIA GIULIA NON CI HANNO FATTO UNA BELLA FIGURA.


(in foto Mercedes Bresso, presidente regione Piemonte)


Con termine calcistico la si definirebbe una ripartenza, un contropiede.


Quella sagace manovra che con tre tocchi al massimo ti porta al cospetto del portiere. Affannato, in fibrillazione, pronto ad essere uccellato dalla veloce punta diretta verso la rete.


La punta è Mercedes Bresso, una signora di 64 anni nata a Sanremo, presidente della Regione Piemonte. Docente universitaria presso il Politecnico di Torino, è eletta nel 1985 consigliere regionale del Piemonte come indipendente nelle liste del PCI. Successivamente compie la trafila d'uso e passa, internamente, al PDS e ai DS. Riconfermata nel 1990 in consiglio regionale, nel 1994 diviene assessore alla pianificazione territoriale e ai parchi.


Dal 1995 al 2004 la troviamo Presidente della Provincia di Torino.


Breve parentesi come parlamentare europeo (eletta nel 2004 con la lista Uniti nell'Ulivo), lascia l'incarico nel 2005 eletta Presidente della Regione Piemonte, carica che ricopre ancor oggi.


Che Mercedes sia una signora veloce lo vedi dal nome.


Apre le porte alla famiglia Englaro e si dichiara pronta ad aprire le porte di istituti regionali al fine di concedere la 'buona morte' a Eluana.


Ovvero fa ciò che non è riuscito a fare Renzo Tondo, di centrodestra. Carnico. Come Beppino Englaro.


Ormai lo scontro è diventato politico. Tondo è stato imprudente. Partito con una fuga in avanti prima, si è impappinato nel dribbling scaricando la palla a un mediano dai piedi di legno, ovvero alla Casa di cura Città di Udine, la quale prima ha cercato di puntare verso la porta e poi è rimasta tramortita dal tackle imperioso del ministro Sacconi.


L'arbitro gli ha mostrato il giallo, tant'è che è iscritto nel registro degli indagati per 'atto dovuto', ostacolando - così si dice - la sentenza della Corte di cassazione che spalancava la porta alla 'buona morte' per Eluana.


Ma Tondo, uomo di centrodestra, è finito in panchina, sostituito. E neanche tra gli applausi. Tra l'indifferenza del pubblico. Una punta che ha paura a puntare il portiere, che teme di entrare in rotta di collisione con la parte politica che lo designò avversario del faraone Illy quasi un anno fa.


Forse è questione di piccolezza (Friuli tarchiatello nei confronti del più strutturato Piemonte), forse è solo lotta politica. Forse è solo questione di sfere. No, non stiamo parlando di attributi, stiamo parlando di alte sfere, ossia la capacità di infischiarsene di ciò che pensano le 'alte sfere', per Tondo il Gotha del Pdl, Berlusconi in testa. Vicino Renzo al Silvio, ma ancora più vicino al Silvio si è dimostrato Sacconi. Questione di posizioni.


La Mercedes, invece, ingrana la marcia e se ne infischia. Sola contro il Governo. Sarà forse perchè il suo partito è all'opposizione e non ha nulla da perdere ad andare a 200 l'ora ad uno scontro frontale contro Sacconi?


Gli Englaro? Lasciatecelo dire. Si fanno usare. Invece di fare pernacchie allo Stato italiano, avendo portato - già da tempo - Eluana in Olanda, Belgio o Svizzera (abbiamo fatto tre nomi, ma ci sono altri stati che hanno una legislazione ad hoc, senza bisogno di attendere il defatigante responso degli ermellini della Cassazione), dopo aver bussato a Nordest, ripiegano a Nordovest.


Come nel gioco del calcio. Nel primo tempo tiri da una parte. Nel secondo dall'altra.


Comunque vada, ci siamo assicurati altre trasmissioni televisive, da Porta a porta a Matrix.


Il Friuli Venezia Giulia? Il suo presidente? Abbozzeranno entrambi. Tanto siamo abituati ad essere grigi e modesti.

martedì 20 gennaio 2009

IL COMMENTO. BONUS CONSIGLIERI REGIONALI: E' SCOPPIATA LA BAGARRE.




C'è? Non c'è? E' stato nascosto?


Ricordate il tormentone dei bonus ai consiglieri regionali, ovvero quel plafond di soldini pubblici che ogni consigliere regionale (il doppio quelli di maggioranza rispetto a quelli di opposizione) poteva liberamente destinare ad associazioni 'amiche'?


La scandalosa usanza fu istituita dall'amministrazione Illy, poi l'ultimo anno ci si vergognò e Illy tentò di cancellare questi privilegi, non riuscendovi in quanto subì la rivolta della sua stessa maggioranza.


A dicembre di quest'anno Tondo fece la voce grossa, gridò più o meno allo scandalo.


Vi furono comunicati ufficiali circa la 'cancellazione' del bonus, rimasto alla stregua di mere indicazioni alla giunta che questa poteva o non poteva seguire. Tondo, in buona sostanza, aveva vinto. Ma fu vera gloria?


Passata la Befana, ecco il consigliere regionale Antonaz (Rc) a lanciare il sasso nello stagno: secondo lui il bonus è rimasto ed è pronto a fare nomi e cognomi.


Detto, fatto.


Il nostro giornale è sulle piste dell'ex assessore alla cultura della giunta Illy, la nostra segretaria di redazione (nonché preziosa collaboratrice) Terry Masera sta dribblando i paletti posti sulla sua strada per raggiungere Antonaz e fissare un appuntamento con il medesimo affinché ci sveli tutto.


Restate sintonizzati!

IL COMMENTO. BONUS CONSIGLIERI REGIONALI: E' SCOPPIATA LA BAGARRE.




C'è? Non c'è? E' stato nascosto?


Ricordate il tormentone dei bonus ai consiglieri regionali, ovvero quel plafond di soldini pubblici che ogni consigliere regionale (il doppio quelli di maggioranza rispetto a quelli di opposizione) poteva liberamente destinare ad associazioni 'amiche'?


La scandalosa usanza fu istituita dall'amministrazione Illy, poi l'ultimo anno ci si vergognò e Illy tentò di cancellare questi privilegi, non riuscendovi in quanto subì la rivolta della sua stessa maggioranza.


A dicembre di quest'anno Tondo fece la voce grossa, gridò più o meno allo scandalo.


Vi furono comunicati ufficiali circa la 'cancellazione' del bonus, rimasto alla stregua di mere indicazioni alla giunta che questa poteva o non poteva seguire. Tondo, in buona sostanza, aveva vinto. Ma fu vera gloria?


Passata la Befana, ecco il consigliere regionale Antonaz (Rc) a lanciare il sasso nello stagno: secondo lui il bonus è rimasto ed è pronto a fare nomi e cognomi.


Detto, fatto.


Il nostro giornale è sulle piste dell'ex assessore alla cultura della giunta Illy, la nostra segretaria di redazione (nonché preziosa collaboratrice) Terry Masera sta dribblando i paletti posti sulla sua strada per raggiungere Antonaz e fissare un appuntamento con il medesimo affinché ci sveli tutto.


Restate sintonizzati!

IL COMMENTO. BONUS CONSIGLIERI REGIONALI: E' SCOPPIATA LA BAGARRE.




C'è? Non c'è? E' stato nascosto?


Ricordate il tormentone dei bonus ai consiglieri regionali, ovvero quel plafond di soldini pubblici che ogni consigliere regionale (il doppio quelli di maggioranza rispetto a quelli di opposizione) poteva liberamente destinare ad associazioni 'amiche'?


La scandalosa usanza fu istituita dall'amministrazione Illy, poi l'ultimo anno ci si vergognò e Illy tentò di cancellare questi privilegi, non riuscendovi in quanto subì la rivolta della sua stessa maggioranza.


A dicembre di quest'anno Tondo fece la voce grossa, gridò più o meno allo scandalo.


Vi furono comunicati ufficiali circa la 'cancellazione' del bonus, rimasto alla stregua di mere indicazioni alla giunta che questa poteva o non poteva seguire. Tondo, in buona sostanza, aveva vinto. Ma fu vera gloria?


Passata la Befana, ecco il consigliere regionale Antonaz (Rc) a lanciare il sasso nello stagno: secondo lui il bonus è rimasto ed è pronto a fare nomi e cognomi.


Detto, fatto.


Il nostro giornale è sulle piste dell'ex assessore alla cultura della giunta Illy, la nostra segretaria di redazione (nonché preziosa collaboratrice) Terry Masera sta dribblando i paletti posti sulla sua strada per raggiungere Antonaz e fissare un appuntamento con il medesimo affinché ci sveli tutto.


Restate sintonizzati!

lunedì 19 gennaio 2009

IL COMMENTO. RIFLESSIONI A VOCE ALTA SUL CASO ELUANA ENGLARO.


Abbiamo un padre, Beppino. Una madre, Saturna, che misteriosamente mai compare anche se pure lei firma i ricorsi destinati alle aule di giustizia.

Una ragazza, Eluana, da 17 anni in coma irreversibile.

Il padre si fa nominare tutore della figlia e dice di farsi interprete della sua volontà di cessare l'attuale stato di 'non vita'.

In Italia Beppino Englaro e sua moglie incontrano grandi difficoltà a concedere alla figlia una 'buona morte'.

Fatti salvi i problemi di coscienza dei genitori di Eluana nei confronti della figlia (trattasi di vicende private, poi comunque divenute contraddittoriamente di pubblico dominio posto che si è scritto un libro e si va a trasmissioni televisive prestandosi a fiaccolate e quant'altro), esprimiamo questo avviso in forma di due domande.


E' più importante assecondare la volontà di Eluana?

Allora la si trasporti, senza indugio, a mezzo ambulanza in un paese dell'Unione Europea (della quale l'Italia è, sino a prova contraria parte), ove l'eutanasia (perché di questo si tratta) sia possibile.


E' più importante la prosecuzione della lotta contro lo stato italiano, le sue leggi, i suoi poteri (esecutivo e giudiziario), mantenendo a lungo puntati i riflettori della stampa e stimolando l'ossessiva attenzione dell'opinione pubblica?

Allora Beppino Englaro e moglie continuino in quanto stanno facendo. I problemi di coscienza nei confronti della figlia Eluana sono loro, non nostri. Non ascoltino, se possibile, quei consiglieri fraudolenti che gli avevano fatto ritenere possibile il ricovero e la 'buona morte' alla Casa di cura Città di Udine nella quale l'unica cosa che non si guarisce è la sindrome da 'voglio ma non posso'.

Posto che detta Casa di cura è convenzionata con il servizio sanitario nazionale poiché, diversamente, avrebbe già chiuso i battenti, non sarebbe stato meglio sentire - prima - le superiori autorità sanitarie a cui si deve la stessa esistenza della struttura?
Ma forse essere saggi in questa Italia e in questo Friuli è un optional.

IL COMMENTO. RIFLESSIONI A VOCE ALTA SUL CASO ELUANA ENGLARO.


Abbiamo un padre, Beppino. Una madre, Saturna, che misteriosamente mai compare anche se pure lei firma i ricorsi destinati alle aule di giustizia.

Una ragazza, Eluana, da 17 anni in coma irreversibile.

Il padre si fa nominare tutore della figlia e dice di farsi interprete della sua volontà di cessare l'attuale stato di 'non vita'.

In Italia Beppino Englaro e sua moglie incontrano grandi difficoltà a concedere alla figlia una 'buona morte'.

Fatti salvi i problemi di coscienza dei genitori di Eluana nei confronti della figlia (trattasi di vicende private, poi comunque divenute contraddittoriamente di pubblico dominio posto che si è scritto un libro e si va a trasmissioni televisive prestandosi a fiaccolate e quant'altro), esprimiamo questo avviso in forma di due domande.


E' più importante assecondare la volontà di Eluana?

Allora la si trasporti, senza indugio, a mezzo ambulanza in un paese dell'Unione Europea (della quale l'Italia è, sino a prova contraria parte), ove l'eutanasia (perché di questo si tratta) sia possibile.


E' più importante la prosecuzione della lotta contro lo stato italiano, le sue leggi, i suoi poteri (esecutivo e giudiziario), mantenendo a lungo puntati i riflettori della stampa e stimolando l'ossessiva attenzione dell'opinione pubblica?

Allora Beppino Englaro e moglie continuino in quanto stanno facendo. I problemi di coscienza nei confronti della figlia Eluana sono loro, non nostri. Non ascoltino, se possibile, quei consiglieri fraudolenti che gli avevano fatto ritenere possibile il ricovero e la 'buona morte' alla Casa di cura Città di Udine nella quale l'unica cosa che non si guarisce è la sindrome da 'voglio ma non posso'.

Posto che detta Casa di cura è convenzionata con il servizio sanitario nazionale poiché, diversamente, avrebbe già chiuso i battenti, non sarebbe stato meglio sentire - prima - le superiori autorità sanitarie a cui si deve la stessa esistenza della struttura?
Ma forse essere saggi in questa Italia e in questo Friuli è un optional.

IL COMMENTO. RIFLESSIONI A VOCE ALTA SUL CASO ELUANA ENGLARO.


Abbiamo un padre, Beppino. Una madre, Saturna, che misteriosamente mai compare anche se pure lei firma i ricorsi destinati alle aule di giustizia.

Una ragazza, Eluana, da 17 anni in coma irreversibile.

Il padre si fa nominare tutore della figlia e dice di farsi interprete della sua volontà di cessare l'attuale stato di 'non vita'.

In Italia Beppino Englaro e sua moglie incontrano grandi difficoltà a concedere alla figlia una 'buona morte'.

Fatti salvi i problemi di coscienza dei genitori di Eluana nei confronti della figlia (trattasi di vicende private, poi comunque divenute contraddittoriamente di pubblico dominio posto che si è scritto un libro e si va a trasmissioni televisive prestandosi a fiaccolate e quant'altro), esprimiamo questo avviso in forma di due domande.


E' più importante assecondare la volontà di Eluana?

Allora la si trasporti, senza indugio, a mezzo ambulanza in un paese dell'Unione Europea (della quale l'Italia è, sino a prova contraria parte), ove l'eutanasia (perché di questo si tratta) sia possibile.


E' più importante la prosecuzione della lotta contro lo stato italiano, le sue leggi, i suoi poteri (esecutivo e giudiziario), mantenendo a lungo puntati i riflettori della stampa e stimolando l'ossessiva attenzione dell'opinione pubblica?

Allora Beppino Englaro e moglie continuino in quanto stanno facendo. I problemi di coscienza nei confronti della figlia Eluana sono loro, non nostri. Non ascoltino, se possibile, quei consiglieri fraudolenti che gli avevano fatto ritenere possibile il ricovero e la 'buona morte' alla Casa di cura Città di Udine nella quale l'unica cosa che non si guarisce è la sindrome da 'voglio ma non posso'.

Posto che detta Casa di cura è convenzionata con il servizio sanitario nazionale poiché, diversamente, avrebbe già chiuso i battenti, non sarebbe stato meglio sentire - prima - le superiori autorità sanitarie a cui si deve la stessa esistenza della struttura?
Ma forse essere saggi in questa Italia e in questo Friuli è un optional.

venerdì 16 gennaio 2009

IL COMMENTO: EUROPA TRA GLOBALIZZAZIONE, IMMIGRAZIONE E INTEGRAZIONE di VINCENZO TANZI



EUROPA TRA GLOBALIZZAZIONE, IMMIGRAZIONE E INTEGRAZIONE


Benché i movimenti migratori siano stati una costante lungo la storia, nel periodo attuale d’espansione del capitalismo globale, questi flussi migratori acquisiscono un’entità rilevante, nonché una portata planetaria. Tale fenomeno è aumentato significativamente negli ultimi decenni, man mano che si consolidava il processo di globalizzazione e senza dubbio continuerà ad aumentare nel prossimo futuro. Per poter fare un’analisi più accurata bisogna porsi di fronte all’evidenza e alla presa di coscienza che il mondo è cambiato, e anche molto vorticosamente. Nemmeno il tempo di metabolizzare la caduta del Muro di Berlino, la dissoluzione del sistema comunista prima e quello socialista dopo, che un nuovo evento fece tremare le coscienze di tutto l’Occidente: l’attacco terroristico contro gli Stati Uniti d’America l’11 settembre del 2001. Così, anche a causa delle intense e consolidate relazioni tra Europa e Usa, il vecchio continente si è trovato di fatto coinvolto, seppur indirettamente, nelle vicende che hanno interessato la società americana. Tutti fattori che hanno segnano l’inizio di una nuova era compreso il declino di quel forte ottimismo scaturito dalla fine della guerra fredda, che aveva indotto a credere nell’idea che l’Europa prima e il mondo dopo poteva coabitare e condividere rapporti sociali e valori in una reale pacificazione, dove libertà e democrazia avrebbero svolto un ruolo importante per tutta la comunità. La paura impellente di eventuali ritorsioni anche in Europa e l’emergere dei disagi interni sia degli extracomunitari sia dei comunitari hanno in ogni modo accelerato il processo di regolamentazione e di legittimazione della sicurezza interna. Di conseguenza, anche in Europa, si è reso necessario avviare il dibattito/confronto intorno ai diritti umani, alla loro effettività, alla legittimità delle deroghe ad essi, ai mutamenti che interessano la comunità, compresa quella politica, (in particolar modo la nuova ripartizione di poteri), alla legittimazione del diritto, delle proprie identità e al rapporto di reciprocità dei valori di libertà e sicurezza. Il tutto appesantito da altre importanti e delicate questioni tra cui, l’integrazione dei numerosi extracomunitari arrivati dall’est e dal sud del mondo e i delicati processi di annessione dei nuovi paesi che prima appartenevano al blocco sovietico. Ben evidente è il fatto che alcuni anni fa si era un pò più agevolati nella risoluzione di questi processi, per un semplice motivo: il minor numero di stati membri, peraltro tutti appartenenti ad una tradizione giuridica e politica in buona parte condivisa. Ora, invece, con l’allargamento ad est, a paesi di tradizione socialista, il compito è divenuto più arduo. Il dibattito generatosi intorno a questi temi è tuttora aperto, in quanto riguarda fenomeni che interessano tutti i paesi europei e sul quale bisogna riflettere anche, e soprattutto, in vista di una concreta realizzazione di una politica di condivisione e di una pacifica convivenza reciproca. Premesso che agli inizi del XX secolo il termine multiculturalismo, nelle società prettamente cosmopolite, risuonava con impeto e aveva preso piede, oggi, nel XXI secolo, il suo uso enfatizzato ha fatto emergere evidenti contraddizioni, cosicché buona parte degli stati europei di fronte ad un continuo uso/abuso, senza contrapporlo con una politica finalizzata ad una vera e reale integrazione, si sono trovati senza soluzioni e prospettive chiare per il futuro. Nasce così un pessimismo fondato, fino al punto da ritenere iniqua questa formula. Si scopre che alla base di tutto c’è la necessità di ridare valore al concetto dell’identità. In effetti, il multiculturalismo non ha fatto altro che svalutare il concetto d’identità creando cultura di massa dove tutto e tutti sono messi nello stesso piano con la presunzione di far credere che gli appartenenti ad una determinata società potevano essere ritenuti uguali. Se consideriamo quello che successo in varie parti dell’Europa del nord, scopriamo che qualcosa non ha funzionato, società, ritenute le patrie per eccellenza del multiculturalismo, dove il cavallo di battaglia era l’incorporazione delle differenze sociali e culturali, notiamo che le differenze sono sfociate inevitabilmente nella ghettizzazione o nell’auto-ghettizzazione creando scontati squilibri. Un altro fenomeno che ha contribuito ad una forma di disorientamento, per lo più individuale e comunque diversificato, è stato l’avanzare in forma spietata della globalizzazione. Infatti, più si affermava a livello planetario e più le società erano aggredite, e per difendersi davano vita ai propri particolarismi riprendendo coscienza della propria personalità; ma è assodato che questo costa senza dubbio fatica. Nel frattempo c’è chi si inventa identità nuove di zecca e altri ancora, stanno cercando disperatamente di crearsi identità fittizie in un mondo in cui tutto diventa puramente esteriorità. Molti paesi ingabbiati in un vicolo cieco senza sfogo, stanno adottano forme d’azione convulse, alimentate da frustrazioni d’ogni genere che sfociano irrimediabilmente nella xenofobia. Arrivati a questo punto c’è da dire, se il multiculturalismo ha fallito, se la via imposta della globalizzazione ha creato disorientamento e l’approssimarsi di varie forme d’identità hanno dato vista (si spera) involontariamente un’ideologia xenofoba, non rimane altro che una sola soluzione: ritornare alle origini, cioè riacquistare la consapevolezza delle singole identità nazionali. Infatti, non esiste nessuna controindicazione che con l’affermazione delle singole identità nazionali si ostacoli la costruzione di un’Europa unita nel segno di un’integrazione reale verso tutti gli immigrati che sentono e hanno la voglia di farne parte. L’immigrazione costituisce un problema solo quando, ogni singola identità nazionale è incerta. Viceversa è, grazie a un’identità nazionale ritrovata che si risolveranno le difficoltà legate all’accoglienza e all’inserimento dei nuovi venuti. Un’Europa strutturalmente capace dove all’interno di ogni singolo Stato portatore di un’identità nazionale forte e all’altezza del compito, potrà lasciare aperta la mente a tutti, compresi gli input esterni delle diverse culture, e ciò non significa uniformarsi a usi e costumi diversi dai propri; si tratta di rispettare e condividere i diversi aspetti e le peculiarità di ciascuna cultura, invitando ed accogliendo ogni diversa provenienza o radice. Personalmente non credo al tanto pubblicizzato slogan ‹‹cittadino del mondo››, e in questo ci viene in aiuto il modello d’integrazione degli immigrati in Francia che Nicolas Sarkozy propone. Condivido alla stessa tregua le frasi dello scrittore e filosofo francese Guillaume Faye, quando dice che ‹‹la costruzione attuale dell'Unione europea e imperfetta, come ogni grande disegno storico in fase di realizzazione››. Serve l’aiuto di tutti e questo costerà impegno e sacrifici. Nulla avviene secondo gli scenari chimerici degli intellettuali, perché ‹‹ogni arte è sofferenza›› diceva Nietzsche. Ma proprio perché questa costruzione è imperfetta bisogna saltare sul treno della Storia per correggerla e prepararla a nuovi obiettivi verso nuovi orizzonti.

articolo di VINCENZO TANZI

IL COMMENTO: EUROPA TRA GLOBALIZZAZIONE, IMMIGRAZIONE E INTEGRAZIONE di VINCENZO TANZI



EUROPA TRA GLOBALIZZAZIONE, IMMIGRAZIONE E INTEGRAZIONE


Benché i movimenti migratori siano stati una costante lungo la storia, nel periodo attuale d’espansione del capitalismo globale, questi flussi migratori acquisiscono un’entità rilevante, nonché una portata planetaria. Tale fenomeno è aumentato significativamente negli ultimi decenni, man mano che si consolidava il processo di globalizzazione e senza dubbio continuerà ad aumentare nel prossimo futuro. Per poter fare un’analisi più accurata bisogna porsi di fronte all’evidenza e alla presa di coscienza che il mondo è cambiato, e anche molto vorticosamente. Nemmeno il tempo di metabolizzare la caduta del Muro di Berlino, la dissoluzione del sistema comunista prima e quello socialista dopo, che un nuovo evento fece tremare le coscienze di tutto l’Occidente: l’attacco terroristico contro gli Stati Uniti d’America l’11 settembre del 2001. Così, anche a causa delle intense e consolidate relazioni tra Europa e Usa, il vecchio continente si è trovato di fatto coinvolto, seppur indirettamente, nelle vicende che hanno interessato la società americana. Tutti fattori che hanno segnano l’inizio di una nuova era compreso il declino di quel forte ottimismo scaturito dalla fine della guerra fredda, che aveva indotto a credere nell’idea che l’Europa prima e il mondo dopo poteva coabitare e condividere rapporti sociali e valori in una reale pacificazione, dove libertà e democrazia avrebbero svolto un ruolo importante per tutta la comunità. La paura impellente di eventuali ritorsioni anche in Europa e l’emergere dei disagi interni sia degli extracomunitari sia dei comunitari hanno in ogni modo accelerato il processo di regolamentazione e di legittimazione della sicurezza interna. Di conseguenza, anche in Europa, si è reso necessario avviare il dibattito/confronto intorno ai diritti umani, alla loro effettività, alla legittimità delle deroghe ad essi, ai mutamenti che interessano la comunità, compresa quella politica, (in particolar modo la nuova ripartizione di poteri), alla legittimazione del diritto, delle proprie identità e al rapporto di reciprocità dei valori di libertà e sicurezza. Il tutto appesantito da altre importanti e delicate questioni tra cui, l’integrazione dei numerosi extracomunitari arrivati dall’est e dal sud del mondo e i delicati processi di annessione dei nuovi paesi che prima appartenevano al blocco sovietico. Ben evidente è il fatto che alcuni anni fa si era un pò più agevolati nella risoluzione di questi processi, per un semplice motivo: il minor numero di stati membri, peraltro tutti appartenenti ad una tradizione giuridica e politica in buona parte condivisa. Ora, invece, con l’allargamento ad est, a paesi di tradizione socialista, il compito è divenuto più arduo. Il dibattito generatosi intorno a questi temi è tuttora aperto, in quanto riguarda fenomeni che interessano tutti i paesi europei e sul quale bisogna riflettere anche, e soprattutto, in vista di una concreta realizzazione di una politica di condivisione e di una pacifica convivenza reciproca. Premesso che agli inizi del XX secolo il termine multiculturalismo, nelle società prettamente cosmopolite, risuonava con impeto e aveva preso piede, oggi, nel XXI secolo, il suo uso enfatizzato ha fatto emergere evidenti contraddizioni, cosicché buona parte degli stati europei di fronte ad un continuo uso/abuso, senza contrapporlo con una politica finalizzata ad una vera e reale integrazione, si sono trovati senza soluzioni e prospettive chiare per il futuro. Nasce così un pessimismo fondato, fino al punto da ritenere iniqua questa formula. Si scopre che alla base di tutto c’è la necessità di ridare valore al concetto dell’identità. In effetti, il multiculturalismo non ha fatto altro che svalutare il concetto d’identità creando cultura di massa dove tutto e tutti sono messi nello stesso piano con la presunzione di far credere che gli appartenenti ad una determinata società potevano essere ritenuti uguali. Se consideriamo quello che successo in varie parti dell’Europa del nord, scopriamo che qualcosa non ha funzionato, società, ritenute le patrie per eccellenza del multiculturalismo, dove il cavallo di battaglia era l’incorporazione delle differenze sociali e culturali, notiamo che le differenze sono sfociate inevitabilmente nella ghettizzazione o nell’auto-ghettizzazione creando scontati squilibri. Un altro fenomeno che ha contribuito ad una forma di disorientamento, per lo più individuale e comunque diversificato, è stato l’avanzare in forma spietata della globalizzazione. Infatti, più si affermava a livello planetario e più le società erano aggredite, e per difendersi davano vita ai propri particolarismi riprendendo coscienza della propria personalità; ma è assodato che questo costa senza dubbio fatica. Nel frattempo c’è chi si inventa identità nuove di zecca e altri ancora, stanno cercando disperatamente di crearsi identità fittizie in un mondo in cui tutto diventa puramente esteriorità. Molti paesi ingabbiati in un vicolo cieco senza sfogo, stanno adottano forme d’azione convulse, alimentate da frustrazioni d’ogni genere che sfociano irrimediabilmente nella xenofobia. Arrivati a questo punto c’è da dire, se il multiculturalismo ha fallito, se la via imposta della globalizzazione ha creato disorientamento e l’approssimarsi di varie forme d’identità hanno dato vista (si spera) involontariamente un’ideologia xenofoba, non rimane altro che una sola soluzione: ritornare alle origini, cioè riacquistare la consapevolezza delle singole identità nazionali. Infatti, non esiste nessuna controindicazione che con l’affermazione delle singole identità nazionali si ostacoli la costruzione di un’Europa unita nel segno di un’integrazione reale verso tutti gli immigrati che sentono e hanno la voglia di farne parte. L’immigrazione costituisce un problema solo quando, ogni singola identità nazionale è incerta. Viceversa è, grazie a un’identità nazionale ritrovata che si risolveranno le difficoltà legate all’accoglienza e all’inserimento dei nuovi venuti. Un’Europa strutturalmente capace dove all’interno di ogni singolo Stato portatore di un’identità nazionale forte e all’altezza del compito, potrà lasciare aperta la mente a tutti, compresi gli input esterni delle diverse culture, e ciò non significa uniformarsi a usi e costumi diversi dai propri; si tratta di rispettare e condividere i diversi aspetti e le peculiarità di ciascuna cultura, invitando ed accogliendo ogni diversa provenienza o radice. Personalmente non credo al tanto pubblicizzato slogan ‹‹cittadino del mondo››, e in questo ci viene in aiuto il modello d’integrazione degli immigrati in Francia che Nicolas Sarkozy propone. Condivido alla stessa tregua le frasi dello scrittore e filosofo francese Guillaume Faye, quando dice che ‹‹la costruzione attuale dell'Unione europea e imperfetta, come ogni grande disegno storico in fase di realizzazione››. Serve l’aiuto di tutti e questo costerà impegno e sacrifici. Nulla avviene secondo gli scenari chimerici degli intellettuali, perché ‹‹ogni arte è sofferenza›› diceva Nietzsche. Ma proprio perché questa costruzione è imperfetta bisogna saltare sul treno della Storia per correggerla e prepararla a nuovi obiettivi verso nuovi orizzonti.

articolo di VINCENZO TANZI