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sabato 7 marzo 2009

SCOMMESSE E GIOCHI ON LINE: PUNTATE IN AUMENTO... ALLA FACCIA DELLA CRISI! (ARTICOLO di MARCO TORBIANELLI)




Economia in crisi? Stando alle notizie riportate da Agipronews (Agenzia di stampa giochi a pronostico e scommesse) non si direbbe: a febbraio in Italia sono stati raccolti oltre 380 milioni di euro nelle scommesse sportive, con un incremento del 9,3% rispetto al mese precedente.
A farla da padrone tra le scommesse nazionali è senza dubbio il calcio, che raccoglie il 91% delle puntate (347 milioni di euro) a fronte del 5% della pallacanestro e di un misero 2% del tennis.
Cresce l’utilizzo di internet, con le scommesse on line che segnano un +16% e cresce anche l’impazienza, la voglia di non aspettare troppo il risultato della propria puntata: +85% per le giocate “live”.
Interessante comunque il dato sul gioco che sta letteralmente spopolando in tutto il mondo, il poker versione Texas Hold’Em (o Poker Texano), che a febbraio ha movimentato ben 143 milioni di euro.
Leader del mercato italiano resta “Gioco Digitale” con oltre 50 milioni di euro raccolti in febbraio (36,2%), in seconda posizione Microgame (35 milioni di euro corrispondenti al 24,3%), seguito da Lottomatica (23,9 milioni di euro pari al 16,7%), da Playtech - che raccoglie Snai, Sisal, Cogetech e Eurobet – (13,3 milioni di euro pari al 12,9%) ed infine da BWin (11,9 milioni di euro corrispondenti all’8,3%).
Il poker Texas Hold’Em è la variante sportiva del notissimo gioco d’azzardo, idolatrato in centinaia di pellicole cinematografiche, dai western di Sergio Leone alle più recenti avventure di James Bond.
Buio (“small blind”) e controbuio (“big blind”) sono obbligatori e sono appannaggio del primo e del secondo giocatore dopo il “dealer”, ovverosia il giocatore primo di mano: la consistenza dei “blinds” aumenta o dopo frazioni di tempo predeterminate, oppure in proporzione inversa ai giocatori che restano sul tavolo. Ciascun giocatore riceve due carte (“pre-flop”) e può decidere se giocare o non giocare la mano: se gioca può coprire il buio o rilanciare (“raise”), se non gioca riconsegna le carte al mazziere, per quello che tecnicamente si chiama “fold”.
Una volta che tutti i partecipanti alla mano hanno pareggiato le puntate, il mazziere scopre le prime tre carte (“flop”) e sulla base della combinazione tra le tre carte a tavola e le proprie due, si inizia un nuovo giro di puntate. Successivamente il mazziere, saltata una carta del mazzo, scopre la quarta carta (“turn”) e si ripete un nuovo giro di puntate. Infine, saltata un’ulteriore carta del mazzo, il mazziere scopre l’ultima carta a tavola (“river” o “bloody river” (fiume di sangue), nel senso che è la carta decisiva) e i giocatori rimasti fanno l’ultimo giro di puntate, fino a determinare il vincitore.
Il gioco è divertente ed entusiasmante e come ogni buon giocatore di carte sa, non è sempre e solo questione di fortuna: il poker è un misto di metodo, psicologia, studio dell’avversario, personalità, iniziativa, rischio, follia, spacconeria, debolezza; è un gioco in cui le tue sicurezze e le tue insicurezze si fondono e si scindono in pochi secondi, in quei pochi attimi che hai per decidere il tuo gioco.
La più grande manifestazione mondiale di poker Texas Hold’Em, le “World Series of Poker”, si gioca, guarda caso, a Las Vegas in Texas tra giugno e luglio di ogni anno, mentre esistono dei tornei itineranti come il “World Poker Tour”, giunto quest’anno alla sua settima edizione o l’”European Poker Tour”.
Tanto per dare la misura di questi eventi, nel 2006 il vincitore delle World Series, l’americano Jamie Gold (nomen omen) ha vinto dodici milioni di dollari, mentre quello del World Poker Tour, lo spagnolo Carlos Mortensen, si è portato a casa quasi quattro milioni di dollari.
Scordatevi di partecipare a questi tornei, il “buy-in” è di almeno diecimila dollari, ma su internet o nei piccoli tornei cittadini il divertimento è assicurato.

SCOMMESSE E GIOCHI ON LINE: PUNTATE IN AUMENTO... ALLA FACCIA DELLA CRISI! (ARTICOLO di MARCO TORBIANELLI)




Economia in crisi? Stando alle notizie riportate da Agipronews (Agenzia di stampa giochi a pronostico e scommesse) non si direbbe: a febbraio in Italia sono stati raccolti oltre 380 milioni di euro nelle scommesse sportive, con un incremento del 9,3% rispetto al mese precedente.
A farla da padrone tra le scommesse nazionali è senza dubbio il calcio, che raccoglie il 91% delle puntate (347 milioni di euro) a fronte del 5% della pallacanestro e di un misero 2% del tennis.
Cresce l’utilizzo di internet, con le scommesse on line che segnano un +16% e cresce anche l’impazienza, la voglia di non aspettare troppo il risultato della propria puntata: +85% per le giocate “live”.
Interessante comunque il dato sul gioco che sta letteralmente spopolando in tutto il mondo, il poker versione Texas Hold’Em (o Poker Texano), che a febbraio ha movimentato ben 143 milioni di euro.
Leader del mercato italiano resta “Gioco Digitale” con oltre 50 milioni di euro raccolti in febbraio (36,2%), in seconda posizione Microgame (35 milioni di euro corrispondenti al 24,3%), seguito da Lottomatica (23,9 milioni di euro pari al 16,7%), da Playtech - che raccoglie Snai, Sisal, Cogetech e Eurobet – (13,3 milioni di euro pari al 12,9%) ed infine da BWin (11,9 milioni di euro corrispondenti all’8,3%).
Il poker Texas Hold’Em è la variante sportiva del notissimo gioco d’azzardo, idolatrato in centinaia di pellicole cinematografiche, dai western di Sergio Leone alle più recenti avventure di James Bond.
Buio (“small blind”) e controbuio (“big blind”) sono obbligatori e sono appannaggio del primo e del secondo giocatore dopo il “dealer”, ovverosia il giocatore primo di mano: la consistenza dei “blinds” aumenta o dopo frazioni di tempo predeterminate, oppure in proporzione inversa ai giocatori che restano sul tavolo. Ciascun giocatore riceve due carte (“pre-flop”) e può decidere se giocare o non giocare la mano: se gioca può coprire il buio o rilanciare (“raise”), se non gioca riconsegna le carte al mazziere, per quello che tecnicamente si chiama “fold”.
Una volta che tutti i partecipanti alla mano hanno pareggiato le puntate, il mazziere scopre le prime tre carte (“flop”) e sulla base della combinazione tra le tre carte a tavola e le proprie due, si inizia un nuovo giro di puntate. Successivamente il mazziere, saltata una carta del mazzo, scopre la quarta carta (“turn”) e si ripete un nuovo giro di puntate. Infine, saltata un’ulteriore carta del mazzo, il mazziere scopre l’ultima carta a tavola (“river” o “bloody river” (fiume di sangue), nel senso che è la carta decisiva) e i giocatori rimasti fanno l’ultimo giro di puntate, fino a determinare il vincitore.
Il gioco è divertente ed entusiasmante e come ogni buon giocatore di carte sa, non è sempre e solo questione di fortuna: il poker è un misto di metodo, psicologia, studio dell’avversario, personalità, iniziativa, rischio, follia, spacconeria, debolezza; è un gioco in cui le tue sicurezze e le tue insicurezze si fondono e si scindono in pochi secondi, in quei pochi attimi che hai per decidere il tuo gioco.
La più grande manifestazione mondiale di poker Texas Hold’Em, le “World Series of Poker”, si gioca, guarda caso, a Las Vegas in Texas tra giugno e luglio di ogni anno, mentre esistono dei tornei itineranti come il “World Poker Tour”, giunto quest’anno alla sua settima edizione o l’”European Poker Tour”.
Tanto per dare la misura di questi eventi, nel 2006 il vincitore delle World Series, l’americano Jamie Gold (nomen omen) ha vinto dodici milioni di dollari, mentre quello del World Poker Tour, lo spagnolo Carlos Mortensen, si è portato a casa quasi quattro milioni di dollari.
Scordatevi di partecipare a questi tornei, il “buy-in” è di almeno diecimila dollari, ma su internet o nei piccoli tornei cittadini il divertimento è assicurato.

SCOMMESSE E GIOCHI ON LINE: PUNTATE IN AUMENTO... ALLA FACCIA DELLA CRISI! (ARTICOLO di MARCO TORBIANELLI)




Economia in crisi? Stando alle notizie riportate da Agipronews (Agenzia di stampa giochi a pronostico e scommesse) non si direbbe: a febbraio in Italia sono stati raccolti oltre 380 milioni di euro nelle scommesse sportive, con un incremento del 9,3% rispetto al mese precedente.
A farla da padrone tra le scommesse nazionali è senza dubbio il calcio, che raccoglie il 91% delle puntate (347 milioni di euro) a fronte del 5% della pallacanestro e di un misero 2% del tennis.
Cresce l’utilizzo di internet, con le scommesse on line che segnano un +16% e cresce anche l’impazienza, la voglia di non aspettare troppo il risultato della propria puntata: +85% per le giocate “live”.
Interessante comunque il dato sul gioco che sta letteralmente spopolando in tutto il mondo, il poker versione Texas Hold’Em (o Poker Texano), che a febbraio ha movimentato ben 143 milioni di euro.
Leader del mercato italiano resta “Gioco Digitale” con oltre 50 milioni di euro raccolti in febbraio (36,2%), in seconda posizione Microgame (35 milioni di euro corrispondenti al 24,3%), seguito da Lottomatica (23,9 milioni di euro pari al 16,7%), da Playtech - che raccoglie Snai, Sisal, Cogetech e Eurobet – (13,3 milioni di euro pari al 12,9%) ed infine da BWin (11,9 milioni di euro corrispondenti all’8,3%).
Il poker Texas Hold’Em è la variante sportiva del notissimo gioco d’azzardo, idolatrato in centinaia di pellicole cinematografiche, dai western di Sergio Leone alle più recenti avventure di James Bond.
Buio (“small blind”) e controbuio (“big blind”) sono obbligatori e sono appannaggio del primo e del secondo giocatore dopo il “dealer”, ovverosia il giocatore primo di mano: la consistenza dei “blinds” aumenta o dopo frazioni di tempo predeterminate, oppure in proporzione inversa ai giocatori che restano sul tavolo. Ciascun giocatore riceve due carte (“pre-flop”) e può decidere se giocare o non giocare la mano: se gioca può coprire il buio o rilanciare (“raise”), se non gioca riconsegna le carte al mazziere, per quello che tecnicamente si chiama “fold”.
Una volta che tutti i partecipanti alla mano hanno pareggiato le puntate, il mazziere scopre le prime tre carte (“flop”) e sulla base della combinazione tra le tre carte a tavola e le proprie due, si inizia un nuovo giro di puntate. Successivamente il mazziere, saltata una carta del mazzo, scopre la quarta carta (“turn”) e si ripete un nuovo giro di puntate. Infine, saltata un’ulteriore carta del mazzo, il mazziere scopre l’ultima carta a tavola (“river” o “bloody river” (fiume di sangue), nel senso che è la carta decisiva) e i giocatori rimasti fanno l’ultimo giro di puntate, fino a determinare il vincitore.
Il gioco è divertente ed entusiasmante e come ogni buon giocatore di carte sa, non è sempre e solo questione di fortuna: il poker è un misto di metodo, psicologia, studio dell’avversario, personalità, iniziativa, rischio, follia, spacconeria, debolezza; è un gioco in cui le tue sicurezze e le tue insicurezze si fondono e si scindono in pochi secondi, in quei pochi attimi che hai per decidere il tuo gioco.
La più grande manifestazione mondiale di poker Texas Hold’Em, le “World Series of Poker”, si gioca, guarda caso, a Las Vegas in Texas tra giugno e luglio di ogni anno, mentre esistono dei tornei itineranti come il “World Poker Tour”, giunto quest’anno alla sua settima edizione o l’”European Poker Tour”.
Tanto per dare la misura di questi eventi, nel 2006 il vincitore delle World Series, l’americano Jamie Gold (nomen omen) ha vinto dodici milioni di dollari, mentre quello del World Poker Tour, lo spagnolo Carlos Mortensen, si è portato a casa quasi quattro milioni di dollari.
Scordatevi di partecipare a questi tornei, il “buy-in” è di almeno diecimila dollari, ma su internet o nei piccoli tornei cittadini il divertimento è assicurato.

domenica 11 gennaio 2009

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO: WEB 2.0 E PARTECIPAZIONE POLITICA di VINCENZO TANZI


WEB 2.0 E PARTECIPAZIONE POLITICA

Quello della politica, e della partecipazione politica, è un tema che attraversa trasversalmente pressoché tutti i campi dello scibile umano. Sono molti, e di differenti orientamenti, gli autori che a vario titolo se ne sono occupati, e diverse le discipline: a partire dalle scienze politiche e giuridiche, che ne indagano l’aspetto amministrativo, passando per la filosofia, che dai tempi di Aristotele si è sempre interrogata sulle forme di buon governo, per non parlare delle scienze sociali, soprattutto la sociologia e la scienza della comunicazione, che ha spesso investigato sui meccanismi di formazione e propagazione delle opinioni. Giuliano Urbani definisce la partecipazione politica come un comportamento autonomo di chi, essendo e sentendosi parte di una qualche collettività, concorre in vario modo al processo delle decisioni che la riguardano. La letteratura scientifica riguardante l’argomento non è semplice, proprio perché si incrociano svariate discipline. Verso la fine del secolo scorso abbiamo assistito alla nascita di nuove società globali e con esse si è visto crescere l’utilizzo di nuove tecnologie informatiche, l’affermarsi delle reti virtuali che uniscono e bit dopo bit collegano enormi spazi mondiali e/o nazionali, lo stimolo e la ricerca di risultati immediati nel campo della comunicazione e della visibilità mass-mediatica, sono solo i più eclatanti tra gli aspetti che caratterizzano le nuove modalità di comunicazione applicate alla partecipazione politica. Volendo provare a fare una distinzione tra il metodo di approccio cosiddetto classico e il metodo con l’utilizzo del network, si evidenzia subito che in Italia la politica non ama molto la rete. Di conseguenza la televisione e la piazza rimangono i luoghi privilegiati per fare politica sia essa legata alla semplice comunicazione sia quella messa in atto durante la propaganda elettorale e l’utilizzo del web si riduce ad un abuso sfrenato nel periodo pre-elettorale fino ad arrivare all’abbandono assoluto dopo le votazioni. Tutto ciò provoca conseguenze devastanti, penalizza gli utenti della rete, che a differenza sentono il bisogno e la voglia di partecipare, condividere le loro esperienze, ed oltre modo questo comportamento arrendevole limita lo scambio di opinioni, il confronto e l’ascolto, come dire, un filo conduttore troncato nel peggior dei modi. I siti web chiusi rappresentano la routine, altri vengono abbandonati ed altri ancora risultano scarni di notizie e quasi sempre male aggiornati. Web e politica in Italia rimane un’uguaglianza alquanto strana, faticosa e difficile da comprendere, specie per un politico, a qualsiasi livello, poco avvezzo alle nuove dinamiche e l’utilizzo anche minimo di internet. Sforzo e fatica, non solo fisica, nel stare lì seduto a rispondere ad e-mail od a partecipare attivamente ad un forum, ma è anche intellettuale, confrontarsi in modo quasi immediato equivale a sostenere una sorta di campagna elettorale permanente, con il rischio di esporsi a critiche e attacchi diretti. Uno dei motivi perché internet è poco usata è quello anzidetto, infatti, se consideriamo le posizioni dichiarate in Tv e/o alla stampa esse svaniscono, solitamente, in breve tempo e a volte capita di contraddirsi da soli, senza che nessuno li sbugiardi. Sul web le parole rimangono e, attraverso i link, possono finire ovunque. Appartenere al mondo del web party o del web politician, con una presenza costante nella rete significa essere coerenti, ma soprattutto equivarrebbe essere trasparenti, dote che non tutti hanno l’onore di fregiarsene. Ma tornando a noi, esempi quotidiani ci mostrano che i giovani rispetto agli adulti, hanno una sfiducia più diffusa, non verso la politica, ma verso quei partiti e verso quei politici che continuano ad animare la cosiddetta comunicazione/partecipazione in forma tradizionale. Secondo Ulrich Beck sociologo tedesco, citando una ricerca del Deutsches Jugend-Institut (Istituto tedesco della Gioventù), i giovani odiano i formalismi delle organizzazioni e il loro modello di impegno costruito sull’imperativo del sacrificio della singola individualità, giudicandolo bizzarro ed ipocrita. Risultato, una generazione per così dire del che cosa me ne viene in tasca più incline a prendere parte a manifestazioni, anche senza un vero motivo, e a raccolte di firme, rispetto ad un attivismo interno di partito, definendolo tremendamente noioso, con i soliti ordini del giorno, i lunghi dibattiti e le mozioni di vario genere. Miranda Yates e James Youniss si sono interessati a questo fenomeno attraverso una collezione di saggi di livello internazionale sul meccanismo della comunicazione/partecipazione dei giovani alla vita politica. L’immagine che ne descrivono è quella di una “generazione X” scollata dalla società ed apatica, in continua contrapposizione e in lotta per comprendere la complessità della società in cui vivono ed in continuo scontro per la realizzazione dei propri ideali morali e sociali. Un quadro difficile, ma non impossibile; si tratta di anticipare i loro interessi, per esempio, e nello stesso tempo cercare di sforzarsi di ragionare come loro e con loro, di capire le loro passioni, i loro interessi, i loro limiti, in un certo senso essergli vicino, attraverso un cammino insieme, nel modo di pensare, di vedere le cose, la società, il mondo. Internet, potrebbe essere, o meglio rappresenta un’alternativa, una soluzione, per un dialogo collaborativo e costruttivo. Di fatto, internet non punta ad annullare nessuna delle gerarchie esistenti e non tende neanche a modificare la forma di base della democrazia, ma cerca di allargare e migliorare la forma partecipativa. Un muro che tuttora esiste, e internet è sicuramente lo strumento valido per eliminarlo. I siti Web, i Web-log, per non parlare di Facebook, Youtube, la posta elettronica, le mailing-list e le Newsgroup, sono diventati strumenti preziosi ed indispensabili per mantenere i contatti all’interno e all’esterno, per organizzare iniziative e per smistare ogni genere di informazione. L’impatto della comunicazione mediata dalla rete rende più efficace la circolazione dell’informazione, facilitando quindi la mobilitazione delle risorse, ma può anche contribuire al rafforzamento delle identità collettive esistenti, o allo svilupparsi di nuove, creando, in tal modo, una sorta di comunità virtuale. In tal senso non può esistere un’eccezionalità agli sforzi fino adesso visti, di sicuro occorre più sensibilità dei singoli, specie nel non sentirsi ridicoli nel dialogare in un forum o di fronte ad una webcam. La tecnologia, internet e tutto quello che gli ruota attorno è utile per rafforzare il concetto di libertà di espressione e di comunicazione. Una libertà ed un impegno a qualsiasi livello ancora più responsabile, capace di far comprendere il profondo cambiamento che sta attraversando la società e con essa i metodi di proporsi politicamente. Ancora in pochi hanno compreso questo fenomeno e con esso l’idea di aprirsi a nuovi linguaggi sempre più interconnessi. La stragrande maggioranza dei politici in Italia, continua ad ancorarsi alle vecchie strategie conservatrici,tutto ciò rischia di spegnere il progresso, un’opportunità negata a un nuovo mondo,un nuovo blocco sociale fatto sempre più di giovani che a prescindere dal colore politico non comprenderebbero le remore o le inibizioni verso le nuove frontiere della conoscenza, della comunicazione e della partecipazione che attualmente(purtroppo sembra più spaventare gli attori che gli spettatori.

articolo di VINCENZO TANZI

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO: WEB 2.0 E PARTECIPAZIONE POLITICA di VINCENZO TANZI


WEB 2.0 E PARTECIPAZIONE POLITICA

Quello della politica, e della partecipazione politica, è un tema che attraversa trasversalmente pressoché tutti i campi dello scibile umano. Sono molti, e di differenti orientamenti, gli autori che a vario titolo se ne sono occupati, e diverse le discipline: a partire dalle scienze politiche e giuridiche, che ne indagano l’aspetto amministrativo, passando per la filosofia, che dai tempi di Aristotele si è sempre interrogata sulle forme di buon governo, per non parlare delle scienze sociali, soprattutto la sociologia e la scienza della comunicazione, che ha spesso investigato sui meccanismi di formazione e propagazione delle opinioni. Giuliano Urbani definisce la partecipazione politica come un comportamento autonomo di chi, essendo e sentendosi parte di una qualche collettività, concorre in vario modo al processo delle decisioni che la riguardano. La letteratura scientifica riguardante l’argomento non è semplice, proprio perché si incrociano svariate discipline. Verso la fine del secolo scorso abbiamo assistito alla nascita di nuove società globali e con esse si è visto crescere l’utilizzo di nuove tecnologie informatiche, l’affermarsi delle reti virtuali che uniscono e bit dopo bit collegano enormi spazi mondiali e/o nazionali, lo stimolo e la ricerca di risultati immediati nel campo della comunicazione e della visibilità mass-mediatica, sono solo i più eclatanti tra gli aspetti che caratterizzano le nuove modalità di comunicazione applicate alla partecipazione politica. Volendo provare a fare una distinzione tra il metodo di approccio cosiddetto classico e il metodo con l’utilizzo del network, si evidenzia subito che in Italia la politica non ama molto la rete. Di conseguenza la televisione e la piazza rimangono i luoghi privilegiati per fare politica sia essa legata alla semplice comunicazione sia quella messa in atto durante la propaganda elettorale e l’utilizzo del web si riduce ad un abuso sfrenato nel periodo pre-elettorale fino ad arrivare all’abbandono assoluto dopo le votazioni. Tutto ciò provoca conseguenze devastanti, penalizza gli utenti della rete, che a differenza sentono il bisogno e la voglia di partecipare, condividere le loro esperienze, ed oltre modo questo comportamento arrendevole limita lo scambio di opinioni, il confronto e l’ascolto, come dire, un filo conduttore troncato nel peggior dei modi. I siti web chiusi rappresentano la routine, altri vengono abbandonati ed altri ancora risultano scarni di notizie e quasi sempre male aggiornati. Web e politica in Italia rimane un’uguaglianza alquanto strana, faticosa e difficile da comprendere, specie per un politico, a qualsiasi livello, poco avvezzo alle nuove dinamiche e l’utilizzo anche minimo di internet. Sforzo e fatica, non solo fisica, nel stare lì seduto a rispondere ad e-mail od a partecipare attivamente ad un forum, ma è anche intellettuale, confrontarsi in modo quasi immediato equivale a sostenere una sorta di campagna elettorale permanente, con il rischio di esporsi a critiche e attacchi diretti. Uno dei motivi perché internet è poco usata è quello anzidetto, infatti, se consideriamo le posizioni dichiarate in Tv e/o alla stampa esse svaniscono, solitamente, in breve tempo e a volte capita di contraddirsi da soli, senza che nessuno li sbugiardi. Sul web le parole rimangono e, attraverso i link, possono finire ovunque. Appartenere al mondo del web party o del web politician, con una presenza costante nella rete significa essere coerenti, ma soprattutto equivarrebbe essere trasparenti, dote che non tutti hanno l’onore di fregiarsene. Ma tornando a noi, esempi quotidiani ci mostrano che i giovani rispetto agli adulti, hanno una sfiducia più diffusa, non verso la politica, ma verso quei partiti e verso quei politici che continuano ad animare la cosiddetta comunicazione/partecipazione in forma tradizionale. Secondo Ulrich Beck sociologo tedesco, citando una ricerca del Deutsches Jugend-Institut (Istituto tedesco della Gioventù), i giovani odiano i formalismi delle organizzazioni e il loro modello di impegno costruito sull’imperativo del sacrificio della singola individualità, giudicandolo bizzarro ed ipocrita. Risultato, una generazione per così dire del che cosa me ne viene in tasca più incline a prendere parte a manifestazioni, anche senza un vero motivo, e a raccolte di firme, rispetto ad un attivismo interno di partito, definendolo tremendamente noioso, con i soliti ordini del giorno, i lunghi dibattiti e le mozioni di vario genere. Miranda Yates e James Youniss si sono interessati a questo fenomeno attraverso una collezione di saggi di livello internazionale sul meccanismo della comunicazione/partecipazione dei giovani alla vita politica. L’immagine che ne descrivono è quella di una “generazione X” scollata dalla società ed apatica, in continua contrapposizione e in lotta per comprendere la complessità della società in cui vivono ed in continuo scontro per la realizzazione dei propri ideali morali e sociali. Un quadro difficile, ma non impossibile; si tratta di anticipare i loro interessi, per esempio, e nello stesso tempo cercare di sforzarsi di ragionare come loro e con loro, di capire le loro passioni, i loro interessi, i loro limiti, in un certo senso essergli vicino, attraverso un cammino insieme, nel modo di pensare, di vedere le cose, la società, il mondo. Internet, potrebbe essere, o meglio rappresenta un’alternativa, una soluzione, per un dialogo collaborativo e costruttivo. Di fatto, internet non punta ad annullare nessuna delle gerarchie esistenti e non tende neanche a modificare la forma di base della democrazia, ma cerca di allargare e migliorare la forma partecipativa. Un muro che tuttora esiste, e internet è sicuramente lo strumento valido per eliminarlo. I siti Web, i Web-log, per non parlare di Facebook, Youtube, la posta elettronica, le mailing-list e le Newsgroup, sono diventati strumenti preziosi ed indispensabili per mantenere i contatti all’interno e all’esterno, per organizzare iniziative e per smistare ogni genere di informazione. L’impatto della comunicazione mediata dalla rete rende più efficace la circolazione dell’informazione, facilitando quindi la mobilitazione delle risorse, ma può anche contribuire al rafforzamento delle identità collettive esistenti, o allo svilupparsi di nuove, creando, in tal modo, una sorta di comunità virtuale. In tal senso non può esistere un’eccezionalità agli sforzi fino adesso visti, di sicuro occorre più sensibilità dei singoli, specie nel non sentirsi ridicoli nel dialogare in un forum o di fronte ad una webcam. La tecnologia, internet e tutto quello che gli ruota attorno è utile per rafforzare il concetto di libertà di espressione e di comunicazione. Una libertà ed un impegno a qualsiasi livello ancora più responsabile, capace di far comprendere il profondo cambiamento che sta attraversando la società e con essa i metodi di proporsi politicamente. Ancora in pochi hanno compreso questo fenomeno e con esso l’idea di aprirsi a nuovi linguaggi sempre più interconnessi. La stragrande maggioranza dei politici in Italia, continua ad ancorarsi alle vecchie strategie conservatrici,tutto ciò rischia di spegnere il progresso, un’opportunità negata a un nuovo mondo,un nuovo blocco sociale fatto sempre più di giovani che a prescindere dal colore politico non comprenderebbero le remore o le inibizioni verso le nuove frontiere della conoscenza, della comunicazione e della partecipazione che attualmente(purtroppo sembra più spaventare gli attori che gli spettatori.

articolo di VINCENZO TANZI

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO: WEB 2.0 E PARTECIPAZIONE POLITICA di VINCENZO TANZI


WEB 2.0 E PARTECIPAZIONE POLITICA

Quello della politica, e della partecipazione politica, è un tema che attraversa trasversalmente pressoché tutti i campi dello scibile umano. Sono molti, e di differenti orientamenti, gli autori che a vario titolo se ne sono occupati, e diverse le discipline: a partire dalle scienze politiche e giuridiche, che ne indagano l’aspetto amministrativo, passando per la filosofia, che dai tempi di Aristotele si è sempre interrogata sulle forme di buon governo, per non parlare delle scienze sociali, soprattutto la sociologia e la scienza della comunicazione, che ha spesso investigato sui meccanismi di formazione e propagazione delle opinioni. Giuliano Urbani definisce la partecipazione politica come un comportamento autonomo di chi, essendo e sentendosi parte di una qualche collettività, concorre in vario modo al processo delle decisioni che la riguardano. La letteratura scientifica riguardante l’argomento non è semplice, proprio perché si incrociano svariate discipline. Verso la fine del secolo scorso abbiamo assistito alla nascita di nuove società globali e con esse si è visto crescere l’utilizzo di nuove tecnologie informatiche, l’affermarsi delle reti virtuali che uniscono e bit dopo bit collegano enormi spazi mondiali e/o nazionali, lo stimolo e la ricerca di risultati immediati nel campo della comunicazione e della visibilità mass-mediatica, sono solo i più eclatanti tra gli aspetti che caratterizzano le nuove modalità di comunicazione applicate alla partecipazione politica. Volendo provare a fare una distinzione tra il metodo di approccio cosiddetto classico e il metodo con l’utilizzo del network, si evidenzia subito che in Italia la politica non ama molto la rete. Di conseguenza la televisione e la piazza rimangono i luoghi privilegiati per fare politica sia essa legata alla semplice comunicazione sia quella messa in atto durante la propaganda elettorale e l’utilizzo del web si riduce ad un abuso sfrenato nel periodo pre-elettorale fino ad arrivare all’abbandono assoluto dopo le votazioni. Tutto ciò provoca conseguenze devastanti, penalizza gli utenti della rete, che a differenza sentono il bisogno e la voglia di partecipare, condividere le loro esperienze, ed oltre modo questo comportamento arrendevole limita lo scambio di opinioni, il confronto e l’ascolto, come dire, un filo conduttore troncato nel peggior dei modi. I siti web chiusi rappresentano la routine, altri vengono abbandonati ed altri ancora risultano scarni di notizie e quasi sempre male aggiornati. Web e politica in Italia rimane un’uguaglianza alquanto strana, faticosa e difficile da comprendere, specie per un politico, a qualsiasi livello, poco avvezzo alle nuove dinamiche e l’utilizzo anche minimo di internet. Sforzo e fatica, non solo fisica, nel stare lì seduto a rispondere ad e-mail od a partecipare attivamente ad un forum, ma è anche intellettuale, confrontarsi in modo quasi immediato equivale a sostenere una sorta di campagna elettorale permanente, con il rischio di esporsi a critiche e attacchi diretti. Uno dei motivi perché internet è poco usata è quello anzidetto, infatti, se consideriamo le posizioni dichiarate in Tv e/o alla stampa esse svaniscono, solitamente, in breve tempo e a volte capita di contraddirsi da soli, senza che nessuno li sbugiardi. Sul web le parole rimangono e, attraverso i link, possono finire ovunque. Appartenere al mondo del web party o del web politician, con una presenza costante nella rete significa essere coerenti, ma soprattutto equivarrebbe essere trasparenti, dote che non tutti hanno l’onore di fregiarsene. Ma tornando a noi, esempi quotidiani ci mostrano che i giovani rispetto agli adulti, hanno una sfiducia più diffusa, non verso la politica, ma verso quei partiti e verso quei politici che continuano ad animare la cosiddetta comunicazione/partecipazione in forma tradizionale. Secondo Ulrich Beck sociologo tedesco, citando una ricerca del Deutsches Jugend-Institut (Istituto tedesco della Gioventù), i giovani odiano i formalismi delle organizzazioni e il loro modello di impegno costruito sull’imperativo del sacrificio della singola individualità, giudicandolo bizzarro ed ipocrita. Risultato, una generazione per così dire del che cosa me ne viene in tasca più incline a prendere parte a manifestazioni, anche senza un vero motivo, e a raccolte di firme, rispetto ad un attivismo interno di partito, definendolo tremendamente noioso, con i soliti ordini del giorno, i lunghi dibattiti e le mozioni di vario genere. Miranda Yates e James Youniss si sono interessati a questo fenomeno attraverso una collezione di saggi di livello internazionale sul meccanismo della comunicazione/partecipazione dei giovani alla vita politica. L’immagine che ne descrivono è quella di una “generazione X” scollata dalla società ed apatica, in continua contrapposizione e in lotta per comprendere la complessità della società in cui vivono ed in continuo scontro per la realizzazione dei propri ideali morali e sociali. Un quadro difficile, ma non impossibile; si tratta di anticipare i loro interessi, per esempio, e nello stesso tempo cercare di sforzarsi di ragionare come loro e con loro, di capire le loro passioni, i loro interessi, i loro limiti, in un certo senso essergli vicino, attraverso un cammino insieme, nel modo di pensare, di vedere le cose, la società, il mondo. Internet, potrebbe essere, o meglio rappresenta un’alternativa, una soluzione, per un dialogo collaborativo e costruttivo. Di fatto, internet non punta ad annullare nessuna delle gerarchie esistenti e non tende neanche a modificare la forma di base della democrazia, ma cerca di allargare e migliorare la forma partecipativa. Un muro che tuttora esiste, e internet è sicuramente lo strumento valido per eliminarlo. I siti Web, i Web-log, per non parlare di Facebook, Youtube, la posta elettronica, le mailing-list e le Newsgroup, sono diventati strumenti preziosi ed indispensabili per mantenere i contatti all’interno e all’esterno, per organizzare iniziative e per smistare ogni genere di informazione. L’impatto della comunicazione mediata dalla rete rende più efficace la circolazione dell’informazione, facilitando quindi la mobilitazione delle risorse, ma può anche contribuire al rafforzamento delle identità collettive esistenti, o allo svilupparsi di nuove, creando, in tal modo, una sorta di comunità virtuale. In tal senso non può esistere un’eccezionalità agli sforzi fino adesso visti, di sicuro occorre più sensibilità dei singoli, specie nel non sentirsi ridicoli nel dialogare in un forum o di fronte ad una webcam. La tecnologia, internet e tutto quello che gli ruota attorno è utile per rafforzare il concetto di libertà di espressione e di comunicazione. Una libertà ed un impegno a qualsiasi livello ancora più responsabile, capace di far comprendere il profondo cambiamento che sta attraversando la società e con essa i metodi di proporsi politicamente. Ancora in pochi hanno compreso questo fenomeno e con esso l’idea di aprirsi a nuovi linguaggi sempre più interconnessi. La stragrande maggioranza dei politici in Italia, continua ad ancorarsi alle vecchie strategie conservatrici,tutto ciò rischia di spegnere il progresso, un’opportunità negata a un nuovo mondo,un nuovo blocco sociale fatto sempre più di giovani che a prescindere dal colore politico non comprenderebbero le remore o le inibizioni verso le nuove frontiere della conoscenza, della comunicazione e della partecipazione che attualmente(purtroppo sembra più spaventare gli attori che gli spettatori.

articolo di VINCENZO TANZI

lunedì 5 gennaio 2009

IL "BLOG DI BARBIE" AL 20. POSTO IN ITALIA



Qualcuno ci ha definito il "blog di Barbie" ed è una definizione simpatica che utilizziamo come portafortuna.

Dispiacerà al suo ideatore sapere che siamo il 20. sito in Italia secondo la rilevazione ShinyStat, come l'allegata pagina dimostra.
Il blog del presidente della regione Renzo Tondo, peraltro nostro buon amico, è invece 'soltanto' al 30. posto.
E pensare che Tondo gode di un notevole 'pompaggio' da parte degli organi di stampa locali i quali hanno più volte fatto pubblicità, in modo indiretto attraverso citazioni, al suo blog.
I dati si riferiscono a ieri domenica 4 gennaio 2009.

Un risultato lusinghiero, ma speriamo sia solo l'inizio.

IL "BLOG DI BARBIE" AL 20. POSTO IN ITALIA



Qualcuno ci ha definito il "blog di Barbie" ed è una definizione simpatica che utilizziamo come portafortuna.

Dispiacerà al suo ideatore sapere che siamo il 20. sito in Italia secondo la rilevazione ShinyStat, come l'allegata pagina dimostra.
Il blog del presidente della regione Renzo Tondo, peraltro nostro buon amico, è invece 'soltanto' al 30. posto.
E pensare che Tondo gode di un notevole 'pompaggio' da parte degli organi di stampa locali i quali hanno più volte fatto pubblicità, in modo indiretto attraverso citazioni, al suo blog.
I dati si riferiscono a ieri domenica 4 gennaio 2009.

Un risultato lusinghiero, ma speriamo sia solo l'inizio.

IL "BLOG DI BARBIE" AL 20. POSTO IN ITALIA



Qualcuno ci ha definito il "blog di Barbie" ed è una definizione simpatica che utilizziamo come portafortuna.

Dispiacerà al suo ideatore sapere che siamo il 20. sito in Italia secondo la rilevazione ShinyStat, come l'allegata pagina dimostra.
Il blog del presidente della regione Renzo Tondo, peraltro nostro buon amico, è invece 'soltanto' al 30. posto.
E pensare che Tondo gode di un notevole 'pompaggio' da parte degli organi di stampa locali i quali hanno più volte fatto pubblicità, in modo indiretto attraverso citazioni, al suo blog.
I dati si riferiscono a ieri domenica 4 gennaio 2009.

Un risultato lusinghiero, ma speriamo sia solo l'inizio.

mercoledì 31 dicembre 2008

LA NOTIZIA. IL BLOG DI RENZO TONDO E' UN AUTENTICO (E PER CERTI VERSI MISTERIOSO) FENOMENO MEDIATICO


Il blog di Renzo Tondo, http://renzotondo.blogspot.com/ rappresenta un caso che ha per certi versi dell'incredibile se compiamo una seria analisi dei mezzi di comunicazione locali.

Il numero delle visite (non se ne abbia il nostro amico Renzo, presidente della Regione) è inversamente proporzionale alla complessità e al tasso dei contenuti del blog.

Ci spieghiamo meglio.

Tondo ha scelto un approccio 'soft', quasi un discorso tra amici.

Per esempio: "Oggi 24 novembre sarò a Raveo per incontrare il sindaco e discutere sul tema del parco naturale de l'Ors di Pani". Più quattro o cinque altre righe.

Di fronte a questa... piattezza di contenuti, che la vera forza del blog siano i commentatori (tra i quali anche il direttore del nostro giornale?) che si avvicendano con salaci commenti, disquisizioni molto articolate ma spesso molto lunghe ecc.?

Boh?

Fatto sta che le visite al blog di Renzo Tondo si susseguono a un ritmo forsennato.

Una media di 398 visite al giorno negli ultimi 31 giorni è senz'altro un dato eccezionale.

Ma perché uno dovrebbe essere portato a... portarsi sul blog di Tondo, quando il contenuto del blog è - come abbiamo detto - di una disarmante piattezza?

Solo il 29% degli utenti arriva sul blog di Renzo Tondo perché conosce il suo indirizzo internet, mentre il 71% degli utenti ci arriva rimbalzando da un motore di ricerca o da un altro sito.

Il dato incredibile è che dei 7.667 utenti "rimbalzati" sul blog di Tondo, 814 hanno effettuato una ricerca (presumibilmente su Google, il motore di ricerca che va per la maggiore) digitando "buon natale", 583 hanno digitato "renzo tondo", 442 hanno digitato "trieste".

Complessivamente quelli che cercavano proprio notizie su Renzo Tondo sono 1.299 su 7.667, ovvero una quota consistente, ma sia pur minoritaria.

Il blog di Renzo, quindi, vive su un ottimo posizionamento sui motori di ricerca che fa sì sia molto molto raggiungibile di... rimbalzo.

Forse la nostra analisi è un pochino troppo semplicistica e meriterebbe di essere approfondita, ma comunque il risultato concreto è quello di veicolare l'immagine del presidente della regione al di là della qualità contenutistica del blog, diciamolo pure, piuttosto povera.

In buona sostanza la gente internettiana arriva "per caso" sul blog di Tondo e dice: "Però, il presidente della regione ha un suo blog!"

Tanta pubblicità, tanta immagine, gratuita o comunque a buon prezzo.

In queste cose il simpatico Renzo, rude e bonaccione montanaro carnico, si dimostra ancora una volta più avveduto e attento alle finanze pubbliche rispetto al suo predecessore faraonico, tutto preso dal culto di se stesso a spese della collettività.


LA NOTIZIA. IL BLOG DI RENZO TONDO E' UN AUTENTICO (E PER CERTI VERSI MISTERIOSO) FENOMENO MEDIATICO


Il blog di Renzo Tondo, http://renzotondo.blogspot.com/ rappresenta un caso che ha per certi versi dell'incredibile se compiamo una seria analisi dei mezzi di comunicazione locali.

Il numero delle visite (non se ne abbia il nostro amico Renzo, presidente della Regione) è inversamente proporzionale alla complessità e al tasso dei contenuti del blog.

Ci spieghiamo meglio.

Tondo ha scelto un approccio 'soft', quasi un discorso tra amici.

Per esempio: "Oggi 24 novembre sarò a Raveo per incontrare il sindaco e discutere sul tema del parco naturale de l'Ors di Pani". Più quattro o cinque altre righe.

Di fronte a questa... piattezza di contenuti, che la vera forza del blog siano i commentatori (tra i quali anche il direttore del nostro giornale?) che si avvicendano con salaci commenti, disquisizioni molto articolate ma spesso molto lunghe ecc.?

Boh?

Fatto sta che le visite al blog di Renzo Tondo si susseguono a un ritmo forsennato.

Una media di 398 visite al giorno negli ultimi 31 giorni è senz'altro un dato eccezionale.

Ma perché uno dovrebbe essere portato a... portarsi sul blog di Tondo, quando il contenuto del blog è - come abbiamo detto - di una disarmante piattezza?

Solo il 29% degli utenti arriva sul blog di Renzo Tondo perché conosce il suo indirizzo internet, mentre il 71% degli utenti ci arriva rimbalzando da un motore di ricerca o da un altro sito.

Il dato incredibile è che dei 7.667 utenti "rimbalzati" sul blog di Tondo, 814 hanno effettuato una ricerca (presumibilmente su Google, il motore di ricerca che va per la maggiore) digitando "buon natale", 583 hanno digitato "renzo tondo", 442 hanno digitato "trieste".

Complessivamente quelli che cercavano proprio notizie su Renzo Tondo sono 1.299 su 7.667, ovvero una quota consistente, ma sia pur minoritaria.

Il blog di Renzo, quindi, vive su un ottimo posizionamento sui motori di ricerca che fa sì sia molto molto raggiungibile di... rimbalzo.

Forse la nostra analisi è un pochino troppo semplicistica e meriterebbe di essere approfondita, ma comunque il risultato concreto è quello di veicolare l'immagine del presidente della regione al di là della qualità contenutistica del blog, diciamolo pure, piuttosto povera.

In buona sostanza la gente internettiana arriva "per caso" sul blog di Tondo e dice: "Però, il presidente della regione ha un suo blog!"

Tanta pubblicità, tanta immagine, gratuita o comunque a buon prezzo.

In queste cose il simpatico Renzo, rude e bonaccione montanaro carnico, si dimostra ancora una volta più avveduto e attento alle finanze pubbliche rispetto al suo predecessore faraonico, tutto preso dal culto di se stesso a spese della collettività.


LA NOTIZIA. IL BLOG DI RENZO TONDO E' UN AUTENTICO (E PER CERTI VERSI MISTERIOSO) FENOMENO MEDIATICO


Il blog di Renzo Tondo, http://renzotondo.blogspot.com/ rappresenta un caso che ha per certi versi dell'incredibile se compiamo una seria analisi dei mezzi di comunicazione locali.

Il numero delle visite (non se ne abbia il nostro amico Renzo, presidente della Regione) è inversamente proporzionale alla complessità e al tasso dei contenuti del blog.

Ci spieghiamo meglio.

Tondo ha scelto un approccio 'soft', quasi un discorso tra amici.

Per esempio: "Oggi 24 novembre sarò a Raveo per incontrare il sindaco e discutere sul tema del parco naturale de l'Ors di Pani". Più quattro o cinque altre righe.

Di fronte a questa... piattezza di contenuti, che la vera forza del blog siano i commentatori (tra i quali anche il direttore del nostro giornale?) che si avvicendano con salaci commenti, disquisizioni molto articolate ma spesso molto lunghe ecc.?

Boh?

Fatto sta che le visite al blog di Renzo Tondo si susseguono a un ritmo forsennato.

Una media di 398 visite al giorno negli ultimi 31 giorni è senz'altro un dato eccezionale.

Ma perché uno dovrebbe essere portato a... portarsi sul blog di Tondo, quando il contenuto del blog è - come abbiamo detto - di una disarmante piattezza?

Solo il 29% degli utenti arriva sul blog di Renzo Tondo perché conosce il suo indirizzo internet, mentre il 71% degli utenti ci arriva rimbalzando da un motore di ricerca o da un altro sito.

Il dato incredibile è che dei 7.667 utenti "rimbalzati" sul blog di Tondo, 814 hanno effettuato una ricerca (presumibilmente su Google, il motore di ricerca che va per la maggiore) digitando "buon natale", 583 hanno digitato "renzo tondo", 442 hanno digitato "trieste".

Complessivamente quelli che cercavano proprio notizie su Renzo Tondo sono 1.299 su 7.667, ovvero una quota consistente, ma sia pur minoritaria.

Il blog di Renzo, quindi, vive su un ottimo posizionamento sui motori di ricerca che fa sì sia molto molto raggiungibile di... rimbalzo.

Forse la nostra analisi è un pochino troppo semplicistica e meriterebbe di essere approfondita, ma comunque il risultato concreto è quello di veicolare l'immagine del presidente della regione al di là della qualità contenutistica del blog, diciamolo pure, piuttosto povera.

In buona sostanza la gente internettiana arriva "per caso" sul blog di Tondo e dice: "Però, il presidente della regione ha un suo blog!"

Tanta pubblicità, tanta immagine, gratuita o comunque a buon prezzo.

In queste cose il simpatico Renzo, rude e bonaccione montanaro carnico, si dimostra ancora una volta più avveduto e attento alle finanze pubbliche rispetto al suo predecessore faraonico, tutto preso dal culto di se stesso a spese della collettività.


venerdì 5 dicembre 2008

IN PILLOLE


Russia/Morte Alessio II, il cordoglio del cardinale Tettamanzi
Ai domiciliari lo stilista Gai Mattiolo
La superteste Merante: Saladino mi ha detto di aver incontrato Mancino
Virus all'attacco di Facebook a rischio milioni di computer
Hina, confermata condanna a 30 anni per il padre

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