"SFUEI DAL FRIÛL LIBAR - IL GIORNALE DEL FRIULI LIBERO". INDIRIZZO INTERNET http://www.ilgiornaledelfriuli.net EDIZIONE ON LINE DELLA TESTATA ISCRITTA COME GIORNALE QUOTIDIANO ON LINE, A STAMPA, RADIOFONICO E TELEVISIVO NEL REGISTRO DEL TRIBUNALE DI UDINE IN DATA 8 APRILE 2009 AL N. 9/2009. Si pubblica dal 25 novembre 2008. Proprietario: Alberto di Caporiacco. Direttore responsabile: Alberto di Caporiacco. Sede di rappresentanza in Udine, piazza S. Giacomo 11/16, 2. piano.

SFUEI DAL FRIÛL LIBAR. ULTIMO AGGIORNAMENTO ORE 11.46 DI MERCOLEDI' 15 APRILE.

IL NOSTRO GIORNALE E' COMPLETAMENTE GRATUITO. MA CHI VUOLE PUO' SOSTENERCI CON UNA DONAZIONE

Notizie del giorno e l'archivio completo cronologico del giornale

Visualizzazione post con etichetta consiglio regionale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta consiglio regionale. Mostra tutti i post

venerdì 20 febbraio 2009

LA BUCCIA DI BANANA DI TONDO. IL CENTRO CHE SVOLGEVA LE INTERCETTAZIONI IN REGIONE FU ISTITUITO DALL'ATTUALE PRESIDENTE NEL 2002.


RASSEGNA STAMPA

(riportiamo da "Messaggero Veneto", pag. 10)

Il nucleo sarebbe composto da 7 addetti E in Regione si parla di missioni a Mosca e auto di servizio in uso anche di notte

Intercettazioni, scontro sul ruolo di Tondo

Idv e Cittadini divulgano una delibera del 2002: fu lui a istituire il centro

REGISTRAZIONI IN REGIONE

Il governatore ordina un dossier all’assessore Violino: «Pronti a smantellare il Noava» Ma il centro-sinistra chiede un’inchiesta: «Come può dire che non ne sapeva nulla?»

TRIESTE. È scontro sul ruolo del presidente della Regione nel caso intercettazioni. I consiglieri di Idv e Cittadini, Pietro Colussi e Alessandro Corazza, fanno spuntare dagli archivi la delibera della giunta che istituì il Noava, il centro di Pagnacco che effettuava le registrazioni, nell’ottobre 2002. La firma su quella delibera del centro è dell’allora presidente, appunto Renzo Tondo. E dell’allora assessore Danilo Narduzzi, oggi capogruppo della Lega Nord. «Come potevano non sapere?», si chiedono i consiglieri di opposizione. Intanto Tondo ha chiesto un dossier urgente all’assessore Claudio Violino, responsabile del Corpo forestale. «Il presidente attende la relazione», spiegano in Regione, per poi smantellare l’ente.Ma il clima a Palazzo è rovente. E questo pomeriggio è stato convocato a Udine un vertice di maggioranza con capigruppo e segretari di partito. L’ordine del giorno non è stato comunicato. Ma il modo in cui l’invito è arrivato, spiegano nella Cdl, «è inusuale». Secondo il capogruppo dell’Udc Edoardo Sasco, «finora il caso intercettazioni è stato blindato, nessuno sa niente». La riunione è stata convocata in tutta fretta e, dice ancora Sasco, «l’unico argomento che potrebbe essere così delicato è quello delle intercettazioni». L’offensiva di Colussi e Corazza non si limita alla delibera del 2002. «Chiedere una relazione a Violino - dice Colussi - è inutile. Violino chiederà a sua volta una relazione agli stessi forestali, e così non si saprà nulla. C’è bisogno di una figura terza, di un’inchiesta seria». L’intenzione di Tondo, comunque, pare ancora quella di andare verso la chiusura del servizio. «Non so niente», dice il capogruppo Pdl Daniele Galasso. La chiusura del servizio? «È un atto che spetta alla giunta - insiste - io non ne so niente». I forestali di Pagnacco impegnati nelle operazioni, secondo una fonte a Palazzo, sarebbero sette. Ognuno di loro avrebbe avuto una macchina a disposizione a tempo pieno. Ancora, diversamente dai dipendenti regionali, un monte ore di straordinari illimitato, e di conseguenza un compenso che viene definito «ben al di sopra della media». E in regione si parla addirittura «di missioni investigative». «Se, come fa intendere, il senatore Saro sa chi e come è stato intercettato illegalmente - dicono Colussi e Corazza - allora è arrivato il momento che vada alla Procura della Repubblica per l’apertura di un fascicolo». Dopo il vertice di oggi, il caso approderà anche in Consiglio. I consiglieri di Idv-Cittadini hanno annunciato la presentazione di una mozione sull’argomento, che dovrà esser discussa durante la prossima seduta dell’aula.

Beniamino Pagliaro



«Quell’ufficio va rafforzato, sventa i traffici di animali»

GLI AMBIENTALISTI

UDINE. Le associazioni ambientaliste del Friuli Venezia Giulia hanno difeso l’attività del Noava (Nucleo operativo per l’attività di vigilanza ambientale) del Friuli Venezia Giulia oggetto, nei giorni scorsi, di alcune interrogazioni al ministro della Giustizia da parte del senatore friulano, Ferruccio Saro.«Le importanti indagini svolte dal Noava sui lucrosi traffici illeciti di animali selvatici e domestici, nonché quelle sui traffici dei rifiuti - secondo Lipu, wwf, Italia Nostra, Legambiente, Lac e Lav - hanno interrotto alcune importanti attività criminali, ma evidentemente hanno anche infastidito alcuni politici locali. Durante tali indagini, coordinate dalle autorità giudiziarie e in collaborazione con le altre forze di polizia locali, statali e internazionali, sono stati utilizzati i metodi e i mezzi di indagine ritenuti legittimi e necessari dalla magistratura - secondo le associazioni ambientaliste della regione - permettendo di assicurare alla giustizia centinaia di persone, di recuperare centinaia di migliaia di animali, oltre che di interrompere rilevanti traffici illeciti che compromettevano il patrimonio naturale dei cittadini italiani ed europei lucrando sulla pelle degli animali».Le associazioni ambientaliste hanno chiesto «che la Regione rafforzi il Noava e la vigilanza ambientale nel Friuli Venezia Giulia anche istituendo il Corpo unico di vigilanza ambientale regionale, sempre promesso nelle leggi e nelle dichiarazioni politiche, ma mai attuato. Ciò non toglie che, nel caso emergano irregolarità commesse dai singoli, si debba procedere secondo quanto stabilito dalla legge. Tutto ciò - secondo le associazioni ambinetaliste - non implica la necessità di annullare in toto un nucleo dalle elevate professionalità e potenzialità».L’attività del Noava era stata portata all’attenzione del dibattito politico dal senatore Ferruccio Saro che aveva segnalato l’esistenza del servizio di intercettazioni attivo in regione nell’ambito del corpo forestale. L’attuale assessore Claudio Violino aveva spiegato che il Noava esisteva già in passato, e nel frattempo Saro aveva presentato interrogazioni in Parlamento per avere le informazioni necessarie per fare chiarezza. Oggi il presidente della Regione Renzo Tondo potrebbe ufficializzare la chiusura del nucleo operativo.

LA BUCCIA DI BANANA DI TONDO. IL CENTRO CHE SVOLGEVA LE INTERCETTAZIONI IN REGIONE FU ISTITUITO DALL'ATTUALE PRESIDENTE NEL 2002.


RASSEGNA STAMPA

(riportiamo da "Messaggero Veneto", pag. 10)

Il nucleo sarebbe composto da 7 addetti E in Regione si parla di missioni a Mosca e auto di servizio in uso anche di notte

Intercettazioni, scontro sul ruolo di Tondo

Idv e Cittadini divulgano una delibera del 2002: fu lui a istituire il centro

REGISTRAZIONI IN REGIONE

Il governatore ordina un dossier all’assessore Violino: «Pronti a smantellare il Noava» Ma il centro-sinistra chiede un’inchiesta: «Come può dire che non ne sapeva nulla?»

TRIESTE. È scontro sul ruolo del presidente della Regione nel caso intercettazioni. I consiglieri di Idv e Cittadini, Pietro Colussi e Alessandro Corazza, fanno spuntare dagli archivi la delibera della giunta che istituì il Noava, il centro di Pagnacco che effettuava le registrazioni, nell’ottobre 2002. La firma su quella delibera del centro è dell’allora presidente, appunto Renzo Tondo. E dell’allora assessore Danilo Narduzzi, oggi capogruppo della Lega Nord. «Come potevano non sapere?», si chiedono i consiglieri di opposizione. Intanto Tondo ha chiesto un dossier urgente all’assessore Claudio Violino, responsabile del Corpo forestale. «Il presidente attende la relazione», spiegano in Regione, per poi smantellare l’ente.Ma il clima a Palazzo è rovente. E questo pomeriggio è stato convocato a Udine un vertice di maggioranza con capigruppo e segretari di partito. L’ordine del giorno non è stato comunicato. Ma il modo in cui l’invito è arrivato, spiegano nella Cdl, «è inusuale». Secondo il capogruppo dell’Udc Edoardo Sasco, «finora il caso intercettazioni è stato blindato, nessuno sa niente». La riunione è stata convocata in tutta fretta e, dice ancora Sasco, «l’unico argomento che potrebbe essere così delicato è quello delle intercettazioni». L’offensiva di Colussi e Corazza non si limita alla delibera del 2002. «Chiedere una relazione a Violino - dice Colussi - è inutile. Violino chiederà a sua volta una relazione agli stessi forestali, e così non si saprà nulla. C’è bisogno di una figura terza, di un’inchiesta seria». L’intenzione di Tondo, comunque, pare ancora quella di andare verso la chiusura del servizio. «Non so niente», dice il capogruppo Pdl Daniele Galasso. La chiusura del servizio? «È un atto che spetta alla giunta - insiste - io non ne so niente». I forestali di Pagnacco impegnati nelle operazioni, secondo una fonte a Palazzo, sarebbero sette. Ognuno di loro avrebbe avuto una macchina a disposizione a tempo pieno. Ancora, diversamente dai dipendenti regionali, un monte ore di straordinari illimitato, e di conseguenza un compenso che viene definito «ben al di sopra della media». E in regione si parla addirittura «di missioni investigative». «Se, come fa intendere, il senatore Saro sa chi e come è stato intercettato illegalmente - dicono Colussi e Corazza - allora è arrivato il momento che vada alla Procura della Repubblica per l’apertura di un fascicolo». Dopo il vertice di oggi, il caso approderà anche in Consiglio. I consiglieri di Idv-Cittadini hanno annunciato la presentazione di una mozione sull’argomento, che dovrà esser discussa durante la prossima seduta dell’aula.

Beniamino Pagliaro



«Quell’ufficio va rafforzato, sventa i traffici di animali»

GLI AMBIENTALISTI

UDINE. Le associazioni ambientaliste del Friuli Venezia Giulia hanno difeso l’attività del Noava (Nucleo operativo per l’attività di vigilanza ambientale) del Friuli Venezia Giulia oggetto, nei giorni scorsi, di alcune interrogazioni al ministro della Giustizia da parte del senatore friulano, Ferruccio Saro.«Le importanti indagini svolte dal Noava sui lucrosi traffici illeciti di animali selvatici e domestici, nonché quelle sui traffici dei rifiuti - secondo Lipu, wwf, Italia Nostra, Legambiente, Lac e Lav - hanno interrotto alcune importanti attività criminali, ma evidentemente hanno anche infastidito alcuni politici locali. Durante tali indagini, coordinate dalle autorità giudiziarie e in collaborazione con le altre forze di polizia locali, statali e internazionali, sono stati utilizzati i metodi e i mezzi di indagine ritenuti legittimi e necessari dalla magistratura - secondo le associazioni ambientaliste della regione - permettendo di assicurare alla giustizia centinaia di persone, di recuperare centinaia di migliaia di animali, oltre che di interrompere rilevanti traffici illeciti che compromettevano il patrimonio naturale dei cittadini italiani ed europei lucrando sulla pelle degli animali».Le associazioni ambientaliste hanno chiesto «che la Regione rafforzi il Noava e la vigilanza ambientale nel Friuli Venezia Giulia anche istituendo il Corpo unico di vigilanza ambientale regionale, sempre promesso nelle leggi e nelle dichiarazioni politiche, ma mai attuato. Ciò non toglie che, nel caso emergano irregolarità commesse dai singoli, si debba procedere secondo quanto stabilito dalla legge. Tutto ciò - secondo le associazioni ambinetaliste - non implica la necessità di annullare in toto un nucleo dalle elevate professionalità e potenzialità».L’attività del Noava era stata portata all’attenzione del dibattito politico dal senatore Ferruccio Saro che aveva segnalato l’esistenza del servizio di intercettazioni attivo in regione nell’ambito del corpo forestale. L’attuale assessore Claudio Violino aveva spiegato che il Noava esisteva già in passato, e nel frattempo Saro aveva presentato interrogazioni in Parlamento per avere le informazioni necessarie per fare chiarezza. Oggi il presidente della Regione Renzo Tondo potrebbe ufficializzare la chiusura del nucleo operativo.

LA BUCCIA DI BANANA DI TONDO. IL CENTRO CHE SVOLGEVA LE INTERCETTAZIONI IN REGIONE FU ISTITUITO DALL'ATTUALE PRESIDENTE NEL 2002.


RASSEGNA STAMPA

(riportiamo da "Messaggero Veneto", pag. 10)

Il nucleo sarebbe composto da 7 addetti E in Regione si parla di missioni a Mosca e auto di servizio in uso anche di notte

Intercettazioni, scontro sul ruolo di Tondo

Idv e Cittadini divulgano una delibera del 2002: fu lui a istituire il centro

REGISTRAZIONI IN REGIONE

Il governatore ordina un dossier all’assessore Violino: «Pronti a smantellare il Noava» Ma il centro-sinistra chiede un’inchiesta: «Come può dire che non ne sapeva nulla?»

TRIESTE. È scontro sul ruolo del presidente della Regione nel caso intercettazioni. I consiglieri di Idv e Cittadini, Pietro Colussi e Alessandro Corazza, fanno spuntare dagli archivi la delibera della giunta che istituì il Noava, il centro di Pagnacco che effettuava le registrazioni, nell’ottobre 2002. La firma su quella delibera del centro è dell’allora presidente, appunto Renzo Tondo. E dell’allora assessore Danilo Narduzzi, oggi capogruppo della Lega Nord. «Come potevano non sapere?», si chiedono i consiglieri di opposizione. Intanto Tondo ha chiesto un dossier urgente all’assessore Claudio Violino, responsabile del Corpo forestale. «Il presidente attende la relazione», spiegano in Regione, per poi smantellare l’ente.Ma il clima a Palazzo è rovente. E questo pomeriggio è stato convocato a Udine un vertice di maggioranza con capigruppo e segretari di partito. L’ordine del giorno non è stato comunicato. Ma il modo in cui l’invito è arrivato, spiegano nella Cdl, «è inusuale». Secondo il capogruppo dell’Udc Edoardo Sasco, «finora il caso intercettazioni è stato blindato, nessuno sa niente». La riunione è stata convocata in tutta fretta e, dice ancora Sasco, «l’unico argomento che potrebbe essere così delicato è quello delle intercettazioni». L’offensiva di Colussi e Corazza non si limita alla delibera del 2002. «Chiedere una relazione a Violino - dice Colussi - è inutile. Violino chiederà a sua volta una relazione agli stessi forestali, e così non si saprà nulla. C’è bisogno di una figura terza, di un’inchiesta seria». L’intenzione di Tondo, comunque, pare ancora quella di andare verso la chiusura del servizio. «Non so niente», dice il capogruppo Pdl Daniele Galasso. La chiusura del servizio? «È un atto che spetta alla giunta - insiste - io non ne so niente». I forestali di Pagnacco impegnati nelle operazioni, secondo una fonte a Palazzo, sarebbero sette. Ognuno di loro avrebbe avuto una macchina a disposizione a tempo pieno. Ancora, diversamente dai dipendenti regionali, un monte ore di straordinari illimitato, e di conseguenza un compenso che viene definito «ben al di sopra della media». E in regione si parla addirittura «di missioni investigative». «Se, come fa intendere, il senatore Saro sa chi e come è stato intercettato illegalmente - dicono Colussi e Corazza - allora è arrivato il momento che vada alla Procura della Repubblica per l’apertura di un fascicolo». Dopo il vertice di oggi, il caso approderà anche in Consiglio. I consiglieri di Idv-Cittadini hanno annunciato la presentazione di una mozione sull’argomento, che dovrà esser discussa durante la prossima seduta dell’aula.

Beniamino Pagliaro



«Quell’ufficio va rafforzato, sventa i traffici di animali»

GLI AMBIENTALISTI

UDINE. Le associazioni ambientaliste del Friuli Venezia Giulia hanno difeso l’attività del Noava (Nucleo operativo per l’attività di vigilanza ambientale) del Friuli Venezia Giulia oggetto, nei giorni scorsi, di alcune interrogazioni al ministro della Giustizia da parte del senatore friulano, Ferruccio Saro.«Le importanti indagini svolte dal Noava sui lucrosi traffici illeciti di animali selvatici e domestici, nonché quelle sui traffici dei rifiuti - secondo Lipu, wwf, Italia Nostra, Legambiente, Lac e Lav - hanno interrotto alcune importanti attività criminali, ma evidentemente hanno anche infastidito alcuni politici locali. Durante tali indagini, coordinate dalle autorità giudiziarie e in collaborazione con le altre forze di polizia locali, statali e internazionali, sono stati utilizzati i metodi e i mezzi di indagine ritenuti legittimi e necessari dalla magistratura - secondo le associazioni ambientaliste della regione - permettendo di assicurare alla giustizia centinaia di persone, di recuperare centinaia di migliaia di animali, oltre che di interrompere rilevanti traffici illeciti che compromettevano il patrimonio naturale dei cittadini italiani ed europei lucrando sulla pelle degli animali».Le associazioni ambientaliste hanno chiesto «che la Regione rafforzi il Noava e la vigilanza ambientale nel Friuli Venezia Giulia anche istituendo il Corpo unico di vigilanza ambientale regionale, sempre promesso nelle leggi e nelle dichiarazioni politiche, ma mai attuato. Ciò non toglie che, nel caso emergano irregolarità commesse dai singoli, si debba procedere secondo quanto stabilito dalla legge. Tutto ciò - secondo le associazioni ambinetaliste - non implica la necessità di annullare in toto un nucleo dalle elevate professionalità e potenzialità».L’attività del Noava era stata portata all’attenzione del dibattito politico dal senatore Ferruccio Saro che aveva segnalato l’esistenza del servizio di intercettazioni attivo in regione nell’ambito del corpo forestale. L’attuale assessore Claudio Violino aveva spiegato che il Noava esisteva già in passato, e nel frattempo Saro aveva presentato interrogazioni in Parlamento per avere le informazioni necessarie per fare chiarezza. Oggi il presidente della Regione Renzo Tondo potrebbe ufficializzare la chiusura del nucleo operativo.

domenica 8 febbraio 2009

PRESIDENTE, ANZI GOVERNATORE, ANZI OSSERVATORE


Lo abbiamo detto e ripetuto: siamo stati uno degli elettori di Renzo Tondo.

Grandi elettori o piccoli elettori non lo sappiamo: elettori, perché per una serie di ragioni, valutando gli uomini in gioco, abbiamo scelto lui piuttosto che Riccardo Illy.

Convinti di aver fatto bene, anche perché chi perde (Illy) non può, come ha fatto, lasciare il campo come un bambino capriccioso che butta all'aria il gioco che sta facendo assieme al suo amichetto soltanto perché non è stato lui a vincere.

Quindi Renzo Tondo meglio di Riccardo Illy. Su questo non ci piove, anche se fuori dalle mura di casa il tempo ci fa sberleffi e diluvia alla grande.

Tempo addietro, presi dalla sbornia dell'elezione diretta, nostri sprovveduti colleghi hanno coniato l'epiteto di "Governatore", naturalmente con la G maiuscola in segno di giornalistica piaggeria, da attribuire ai presidenti di regione scelti direttamente (nota 1) dal popolo.

Peccato che il termine "Governatore" non lo si trovi in alcun testo di legge, ma tant'è.

Governatore sicuramente è un rafforzativo rispetto a presidente, è un termine 'all'americana': ad esempio il governatore della California, il buon Schwarzenegger.

Stranamente l'unico che dovrebbe essere Governatore (ovvero il presidente del consiglio dei ministri, che rappresenta - appunto - il governo, mentre quelle regionali sono semplici giunte), non è chiamato con detto epiteto. Italici incomprensibili modi di fare e di atteggiarsi, nonché incomprensibili italici usi del lessico politico.

Per Renzo Tondo, però, nell'ambito della vicenda Eluana Englaro, siamo costretti a coniare una nuova attribuzione lessicale. Non abbiamo nè un presidente, nè un governatore, ma un Osservatore, con la lettera maiuscola perché osserva davvero molto.

Lui osserva.

Ha tentato di dire la sua, facendo sapere che sta con papà Beppino, adoperandosi anche convintamente perché Eluana fosse accolta al policlinico Casa di cura città di Udine, che per gli udinesi e i friulani è 'quello di viale Venezia, in fondo', unica alternativa al mega ospedale 'di Chiavris'.

Si è beccato però una stramusata nei denti, perché non aveva fatto i conti con il governo e con Berlusconi, di cui si professa buon amico (ma che, incredibilmente, sulla questione non aveva evidentemente sentito). La parte politica di Berlusconi si è messa di traverso a Tondo e lui, facendo un po' di conti, ha preferito mollare che essere sfiduciato. Meglio grigio ma in sella, che eroico e disarcionato. Atti di ardimento non rientrano nelle 'corde' dell'uomo, salvo uno, di cui si dirà poi.

E allora presiede perché oggettivamente presidente è, governa perché oggettivamente guida la giunta regionale, ma in questa vicenda assai poco autorevolmente osserva.

Ne abbiamo ascoltate parecchie, di cattiverie.

Una di queste ci dice che allorquando fece il gran gesto (atto di ardimento) di abbandonare una trasmissione televisiva a Telefriuli, un faccia a faccia con Riccardo Illy, accusando il suo avversario di aver creato una voragine di debito pubblico, in realtà Tondo lo fece perché convinto di perdere, volendo così creare una sorta di pretesto per uscire di scena e addebitare poi a quella clamorosa uscita di scena (l'infortunio televisivo) la motivazione della sconfitta. Una scusa, insomma, per non essere 'pesato': i dati di cui era in possesso stavano dimostrando, in quel momento, che il 'peso e il carisma politico' di Illy era notevolmente superiore a quello di Tondo.
Un po' come quando c'è un big match di calcio una delle due squadre si presenta all'appuntamento priva del suo bomber, squalificato o infortunato. Dopo si sarebbe detto 'sì, ma se Tondo nol fos lât vie di Telefriuli al podeve vinci...'

Sempre i maligni dicono che Tondo, con una sconfitta, avrebbe comunque acquistato notevoli crediti nei confronti di Berlusconi e avrebbe ottenuto di non essere sovraesposto, così com'è come ora sovraesposto come presidente della regione, ma ben posizionato a Roma e con minor carico di responsabilità.

Ma Tondo non ha di certo vinto le elezioni perché ha clamorosamente abbandonato gli studi di Telefriuli. Non risponde al vero che quella che doveva essere un suicidio politico si sia invece rivelata mossa vittoriosa, capace di spostare l'opinione pubblica in suo favore. Ha vinto le elezioni perché il traino di Berlusconi è stato superiore a qualsiasi aspettativa e l'election day ha fatto il suo gioco.

Continuiamo a ritenere Tondo meglio di Illy, ma che delusione... Tocca tenercelo. Lasciamo che osservi, ma cerchiamo, per quanto ci è possibile, di scuoterlo...


(nota 1) può condiderarsi eletto direttamente dal popolo un candidato scelto dai partiti e quindi distillato all'interno delle segreterie politiche di partiti che possono presentarsi alle elezioni senza raccogliere alcuna firma di sottoscrittori di liste elettorali?

PRESIDENTE, ANZI GOVERNATORE, ANZI OSSERVATORE


Lo abbiamo detto e ripetuto: siamo stati uno degli elettori di Renzo Tondo.

Grandi elettori o piccoli elettori non lo sappiamo: elettori, perché per una serie di ragioni, valutando gli uomini in gioco, abbiamo scelto lui piuttosto che Riccardo Illy.

Convinti di aver fatto bene, anche perché chi perde (Illy) non può, come ha fatto, lasciare il campo come un bambino capriccioso che butta all'aria il gioco che sta facendo assieme al suo amichetto soltanto perché non è stato lui a vincere.

Quindi Renzo Tondo meglio di Riccardo Illy. Su questo non ci piove, anche se fuori dalle mura di casa il tempo ci fa sberleffi e diluvia alla grande.

Tempo addietro, presi dalla sbornia dell'elezione diretta, nostri sprovveduti colleghi hanno coniato l'epiteto di "Governatore", naturalmente con la G maiuscola in segno di giornalistica piaggeria, da attribuire ai presidenti di regione scelti direttamente (nota 1) dal popolo.

Peccato che il termine "Governatore" non lo si trovi in alcun testo di legge, ma tant'è.

Governatore sicuramente è un rafforzativo rispetto a presidente, è un termine 'all'americana': ad esempio il governatore della California, il buon Schwarzenegger.

Stranamente l'unico che dovrebbe essere Governatore (ovvero il presidente del consiglio dei ministri, che rappresenta - appunto - il governo, mentre quelle regionali sono semplici giunte), non è chiamato con detto epiteto. Italici incomprensibili modi di fare e di atteggiarsi, nonché incomprensibili italici usi del lessico politico.

Per Renzo Tondo, però, nell'ambito della vicenda Eluana Englaro, siamo costretti a coniare una nuova attribuzione lessicale. Non abbiamo nè un presidente, nè un governatore, ma un Osservatore, con la lettera maiuscola perché osserva davvero molto.

Lui osserva.

Ha tentato di dire la sua, facendo sapere che sta con papà Beppino, adoperandosi anche convintamente perché Eluana fosse accolta al policlinico Casa di cura città di Udine, che per gli udinesi e i friulani è 'quello di viale Venezia, in fondo', unica alternativa al mega ospedale 'di Chiavris'.

Si è beccato però una stramusata nei denti, perché non aveva fatto i conti con il governo e con Berlusconi, di cui si professa buon amico (ma che, incredibilmente, sulla questione non aveva evidentemente sentito). La parte politica di Berlusconi si è messa di traverso a Tondo e lui, facendo un po' di conti, ha preferito mollare che essere sfiduciato. Meglio grigio ma in sella, che eroico e disarcionato. Atti di ardimento non rientrano nelle 'corde' dell'uomo, salvo uno, di cui si dirà poi.

E allora presiede perché oggettivamente presidente è, governa perché oggettivamente guida la giunta regionale, ma in questa vicenda assai poco autorevolmente osserva.

Ne abbiamo ascoltate parecchie, di cattiverie.

Una di queste ci dice che allorquando fece il gran gesto (atto di ardimento) di abbandonare una trasmissione televisiva a Telefriuli, un faccia a faccia con Riccardo Illy, accusando il suo avversario di aver creato una voragine di debito pubblico, in realtà Tondo lo fece perché convinto di perdere, volendo così creare una sorta di pretesto per uscire di scena e addebitare poi a quella clamorosa uscita di scena (l'infortunio televisivo) la motivazione della sconfitta. Una scusa, insomma, per non essere 'pesato': i dati di cui era in possesso stavano dimostrando, in quel momento, che il 'peso e il carisma politico' di Illy era notevolmente superiore a quello di Tondo.
Un po' come quando c'è un big match di calcio una delle due squadre si presenta all'appuntamento priva del suo bomber, squalificato o infortunato. Dopo si sarebbe detto 'sì, ma se Tondo nol fos lât vie di Telefriuli al podeve vinci...'

Sempre i maligni dicono che Tondo, con una sconfitta, avrebbe comunque acquistato notevoli crediti nei confronti di Berlusconi e avrebbe ottenuto di non essere sovraesposto, così com'è come ora sovraesposto come presidente della regione, ma ben posizionato a Roma e con minor carico di responsabilità.

Ma Tondo non ha di certo vinto le elezioni perché ha clamorosamente abbandonato gli studi di Telefriuli. Non risponde al vero che quella che doveva essere un suicidio politico si sia invece rivelata mossa vittoriosa, capace di spostare l'opinione pubblica in suo favore. Ha vinto le elezioni perché il traino di Berlusconi è stato superiore a qualsiasi aspettativa e l'election day ha fatto il suo gioco.

Continuiamo a ritenere Tondo meglio di Illy, ma che delusione... Tocca tenercelo. Lasciamo che osservi, ma cerchiamo, per quanto ci è possibile, di scuoterlo...


(nota 1) può condiderarsi eletto direttamente dal popolo un candidato scelto dai partiti e quindi distillato all'interno delle segreterie politiche di partiti che possono presentarsi alle elezioni senza raccogliere alcuna firma di sottoscrittori di liste elettorali?

PRESIDENTE, ANZI GOVERNATORE, ANZI OSSERVATORE


Lo abbiamo detto e ripetuto: siamo stati uno degli elettori di Renzo Tondo.

Grandi elettori o piccoli elettori non lo sappiamo: elettori, perché per una serie di ragioni, valutando gli uomini in gioco, abbiamo scelto lui piuttosto che Riccardo Illy.

Convinti di aver fatto bene, anche perché chi perde (Illy) non può, come ha fatto, lasciare il campo come un bambino capriccioso che butta all'aria il gioco che sta facendo assieme al suo amichetto soltanto perché non è stato lui a vincere.

Quindi Renzo Tondo meglio di Riccardo Illy. Su questo non ci piove, anche se fuori dalle mura di casa il tempo ci fa sberleffi e diluvia alla grande.

Tempo addietro, presi dalla sbornia dell'elezione diretta, nostri sprovveduti colleghi hanno coniato l'epiteto di "Governatore", naturalmente con la G maiuscola in segno di giornalistica piaggeria, da attribuire ai presidenti di regione scelti direttamente (nota 1) dal popolo.

Peccato che il termine "Governatore" non lo si trovi in alcun testo di legge, ma tant'è.

Governatore sicuramente è un rafforzativo rispetto a presidente, è un termine 'all'americana': ad esempio il governatore della California, il buon Schwarzenegger.

Stranamente l'unico che dovrebbe essere Governatore (ovvero il presidente del consiglio dei ministri, che rappresenta - appunto - il governo, mentre quelle regionali sono semplici giunte), non è chiamato con detto epiteto. Italici incomprensibili modi di fare e di atteggiarsi, nonché incomprensibili italici usi del lessico politico.

Per Renzo Tondo, però, nell'ambito della vicenda Eluana Englaro, siamo costretti a coniare una nuova attribuzione lessicale. Non abbiamo nè un presidente, nè un governatore, ma un Osservatore, con la lettera maiuscola perché osserva davvero molto.

Lui osserva.

Ha tentato di dire la sua, facendo sapere che sta con papà Beppino, adoperandosi anche convintamente perché Eluana fosse accolta al policlinico Casa di cura città di Udine, che per gli udinesi e i friulani è 'quello di viale Venezia, in fondo', unica alternativa al mega ospedale 'di Chiavris'.

Si è beccato però una stramusata nei denti, perché non aveva fatto i conti con il governo e con Berlusconi, di cui si professa buon amico (ma che, incredibilmente, sulla questione non aveva evidentemente sentito). La parte politica di Berlusconi si è messa di traverso a Tondo e lui, facendo un po' di conti, ha preferito mollare che essere sfiduciato. Meglio grigio ma in sella, che eroico e disarcionato. Atti di ardimento non rientrano nelle 'corde' dell'uomo, salvo uno, di cui si dirà poi.

E allora presiede perché oggettivamente presidente è, governa perché oggettivamente guida la giunta regionale, ma in questa vicenda assai poco autorevolmente osserva.

Ne abbiamo ascoltate parecchie, di cattiverie.

Una di queste ci dice che allorquando fece il gran gesto (atto di ardimento) di abbandonare una trasmissione televisiva a Telefriuli, un faccia a faccia con Riccardo Illy, accusando il suo avversario di aver creato una voragine di debito pubblico, in realtà Tondo lo fece perché convinto di perdere, volendo così creare una sorta di pretesto per uscire di scena e addebitare poi a quella clamorosa uscita di scena (l'infortunio televisivo) la motivazione della sconfitta. Una scusa, insomma, per non essere 'pesato': i dati di cui era in possesso stavano dimostrando, in quel momento, che il 'peso e il carisma politico' di Illy era notevolmente superiore a quello di Tondo.
Un po' come quando c'è un big match di calcio una delle due squadre si presenta all'appuntamento priva del suo bomber, squalificato o infortunato. Dopo si sarebbe detto 'sì, ma se Tondo nol fos lât vie di Telefriuli al podeve vinci...'

Sempre i maligni dicono che Tondo, con una sconfitta, avrebbe comunque acquistato notevoli crediti nei confronti di Berlusconi e avrebbe ottenuto di non essere sovraesposto, così com'è come ora sovraesposto come presidente della regione, ma ben posizionato a Roma e con minor carico di responsabilità.

Ma Tondo non ha di certo vinto le elezioni perché ha clamorosamente abbandonato gli studi di Telefriuli. Non risponde al vero che quella che doveva essere un suicidio politico si sia invece rivelata mossa vittoriosa, capace di spostare l'opinione pubblica in suo favore. Ha vinto le elezioni perché il traino di Berlusconi è stato superiore a qualsiasi aspettativa e l'election day ha fatto il suo gioco.

Continuiamo a ritenere Tondo meglio di Illy, ma che delusione... Tocca tenercelo. Lasciamo che osservi, ma cerchiamo, per quanto ci è possibile, di scuoterlo...


(nota 1) può condiderarsi eletto direttamente dal popolo un candidato scelto dai partiti e quindi distillato all'interno delle segreterie politiche di partiti che possono presentarsi alle elezioni senza raccogliere alcuna firma di sottoscrittori di liste elettorali?

mercoledì 4 febbraio 2009

IL RISVEGLIO DELLA PROCURA REGIONALE DELLA CORTE DEI CONTI. MA LE INDAGINI SI FANNO IN BASE A CHI E' PROCURATORE?


Si registra, dopo la morte del procuratore Giovanni De Luca, che passava per un grande fustigatore di costumi, a un marcato protagonismo della procura regionale della Corte dei conti, ora retta da Maurizio Zappatori.

Non vorremmo stesse accadendo ciò che si verificò allorquando, in riferimento alla procura della repubblica di Udine. Giorgio Caruso, procuratore, fu rinvenuto morto nel suo appartamento udinese e, in casa di lui, una marea di fascicoli di indagine 'fermi'.

Da cronisti, ci limitiamo a dar conto di quanto verificatosi negli ultimi mesi, aggiungendo un nostro commento in corsivo a seguito di ciascuna notizia. Lasciamo ai cittadini lettori trarre le conclusioni.


22 GENNAIO 2009

Dopo le polemiche, il procuratore Maurizio Zappatori vuole chiarire le modalità di erogazione dei fondi. Bonus consiglieri, parte l’inchiesta. Indagine della Corte dei Conti (titolo de "Il Gazzettino")


Commento: il bonus consiglieri esiste almeno, da informazioni in nostro possesso, dalla legislatura 1998-2003, fu mantenuto in vita da Illy e attualmente, seppur con un camuffamento mistificatorio, sussiste ancora. Perché la Procura Corte dei conti se ne occupa solo ora?


2 FEBBRAIO 2009

18:38 - regioni: fvg; verifiche corte conti su dirigenti giunta illy

(ANSA) - TRIESTE, 2 FEB - La Procura della Corte dei Conti del Friuli Venezia Giulia ha avviato accertamenti e verifiche sui trattamenti concessi ad alcuni dirigenti della Regione al termine del loro rapporto di lavoro durante la scorsa legislatura regionale. Lo si e' appreso dal Procuratore della stessa Corte dei Conti, Maurizio Zappatori. L'indagine si riferisce al periodo tra il 2003 e il 2007, quando al governo della Regione c'era la coalizione di centrosinistra Intesa Democratica, guidata da Riccardo Illy. (ANSA). DF


Commento: la stampa 'strillò' su questa vicenda nel 2003. Clamoroso anche il fatto che due boiardi dell'amministrazione regionale (Francescato, ex segretario consiglio regionale e Bellarosa, ex segretario giunta regionale) abbiano assommato, al trattamento di quiescenza, la nomina a consigliere della corte dei conti, con Francescato che ebbe dignità e buon gusto di farsi da parte dopo pochi mesi, ritenendosi inadeguato. Come mai la Procura se ne accorge solo a distanza di 6 anni?


4 FEBBRAIO 2009

L’INCHIESTA
La Corte dei conti: canoni in Porto Vecchio un danno di due milioni
Secondo i magistrati contabili la cifra che paga Greensisam è sottostimata
TRIESTE Il canone di 296 euro all’anno che Greensisam sta corrispondendo per il periodo 2005-2010 all’Autorità portuale per la concessione di cinque magazzini in Porto Vecchio, comporta per l’erario una perdita che ammonterà in totale a due milioni di euro. La cifra è quella stimata dalla procura della Corte dei conti, che ne chiederà il risarcimento una volta chiusa l’istruttoria. Nel mirino della magistratura contabile i vertici dell’Autorità portuale che nel luglio 2005 hanno deciso e formalizzato il contratto. Ma l’obiettivo è di far luce soprattutto sulle modalità di corresponsione del canone agevolato relativo a un’area di 37mila metri quadrati.

(tratto da Il Piccolo)


Anche in questo caso, solo adesso ce se ne accorge? Mah...

IL RISVEGLIO DELLA PROCURA REGIONALE DELLA CORTE DEI CONTI. MA LE INDAGINI SI FANNO IN BASE A CHI E' PROCURATORE?


Si registra, dopo la morte del procuratore Giovanni De Luca, che passava per un grande fustigatore di costumi, a un marcato protagonismo della procura regionale della Corte dei conti, ora retta da Maurizio Zappatori.

Non vorremmo stesse accadendo ciò che si verificò allorquando, in riferimento alla procura della repubblica di Udine. Giorgio Caruso, procuratore, fu rinvenuto morto nel suo appartamento udinese e, in casa di lui, una marea di fascicoli di indagine 'fermi'.

Da cronisti, ci limitiamo a dar conto di quanto verificatosi negli ultimi mesi, aggiungendo un nostro commento in corsivo a seguito di ciascuna notizia. Lasciamo ai cittadini lettori trarre le conclusioni.


22 GENNAIO 2009

Dopo le polemiche, il procuratore Maurizio Zappatori vuole chiarire le modalità di erogazione dei fondi. Bonus consiglieri, parte l’inchiesta. Indagine della Corte dei Conti (titolo de "Il Gazzettino")


Commento: il bonus consiglieri esiste almeno, da informazioni in nostro possesso, dalla legislatura 1998-2003, fu mantenuto in vita da Illy e attualmente, seppur con un camuffamento mistificatorio, sussiste ancora. Perché la Procura Corte dei conti se ne occupa solo ora?


2 FEBBRAIO 2009

18:38 - regioni: fvg; verifiche corte conti su dirigenti giunta illy

(ANSA) - TRIESTE, 2 FEB - La Procura della Corte dei Conti del Friuli Venezia Giulia ha avviato accertamenti e verifiche sui trattamenti concessi ad alcuni dirigenti della Regione al termine del loro rapporto di lavoro durante la scorsa legislatura regionale. Lo si e' appreso dal Procuratore della stessa Corte dei Conti, Maurizio Zappatori. L'indagine si riferisce al periodo tra il 2003 e il 2007, quando al governo della Regione c'era la coalizione di centrosinistra Intesa Democratica, guidata da Riccardo Illy. (ANSA). DF


Commento: la stampa 'strillò' su questa vicenda nel 2003. Clamoroso anche il fatto che due boiardi dell'amministrazione regionale (Francescato, ex segretario consiglio regionale e Bellarosa, ex segretario giunta regionale) abbiano assommato, al trattamento di quiescenza, la nomina a consigliere della corte dei conti, con Francescato che ebbe dignità e buon gusto di farsi da parte dopo pochi mesi, ritenendosi inadeguato. Come mai la Procura se ne accorge solo a distanza di 6 anni?


4 FEBBRAIO 2009

L’INCHIESTA
La Corte dei conti: canoni in Porto Vecchio un danno di due milioni
Secondo i magistrati contabili la cifra che paga Greensisam è sottostimata
TRIESTE Il canone di 296 euro all’anno che Greensisam sta corrispondendo per il periodo 2005-2010 all’Autorità portuale per la concessione di cinque magazzini in Porto Vecchio, comporta per l’erario una perdita che ammonterà in totale a due milioni di euro. La cifra è quella stimata dalla procura della Corte dei conti, che ne chiederà il risarcimento una volta chiusa l’istruttoria. Nel mirino della magistratura contabile i vertici dell’Autorità portuale che nel luglio 2005 hanno deciso e formalizzato il contratto. Ma l’obiettivo è di far luce soprattutto sulle modalità di corresponsione del canone agevolato relativo a un’area di 37mila metri quadrati.

(tratto da Il Piccolo)


Anche in questo caso, solo adesso ce se ne accorge? Mah...

IL RISVEGLIO DELLA PROCURA REGIONALE DELLA CORTE DEI CONTI. MA LE INDAGINI SI FANNO IN BASE A CHI E' PROCURATORE?


Si registra, dopo la morte del procuratore Giovanni De Luca, che passava per un grande fustigatore di costumi, a un marcato protagonismo della procura regionale della Corte dei conti, ora retta da Maurizio Zappatori.

Non vorremmo stesse accadendo ciò che si verificò allorquando, in riferimento alla procura della repubblica di Udine. Giorgio Caruso, procuratore, fu rinvenuto morto nel suo appartamento udinese e, in casa di lui, una marea di fascicoli di indagine 'fermi'.

Da cronisti, ci limitiamo a dar conto di quanto verificatosi negli ultimi mesi, aggiungendo un nostro commento in corsivo a seguito di ciascuna notizia. Lasciamo ai cittadini lettori trarre le conclusioni.


22 GENNAIO 2009

Dopo le polemiche, il procuratore Maurizio Zappatori vuole chiarire le modalità di erogazione dei fondi. Bonus consiglieri, parte l’inchiesta. Indagine della Corte dei Conti (titolo de "Il Gazzettino")


Commento: il bonus consiglieri esiste almeno, da informazioni in nostro possesso, dalla legislatura 1998-2003, fu mantenuto in vita da Illy e attualmente, seppur con un camuffamento mistificatorio, sussiste ancora. Perché la Procura Corte dei conti se ne occupa solo ora?


2 FEBBRAIO 2009

18:38 - regioni: fvg; verifiche corte conti su dirigenti giunta illy

(ANSA) - TRIESTE, 2 FEB - La Procura della Corte dei Conti del Friuli Venezia Giulia ha avviato accertamenti e verifiche sui trattamenti concessi ad alcuni dirigenti della Regione al termine del loro rapporto di lavoro durante la scorsa legislatura regionale. Lo si e' appreso dal Procuratore della stessa Corte dei Conti, Maurizio Zappatori. L'indagine si riferisce al periodo tra il 2003 e il 2007, quando al governo della Regione c'era la coalizione di centrosinistra Intesa Democratica, guidata da Riccardo Illy. (ANSA). DF


Commento: la stampa 'strillò' su questa vicenda nel 2003. Clamoroso anche il fatto che due boiardi dell'amministrazione regionale (Francescato, ex segretario consiglio regionale e Bellarosa, ex segretario giunta regionale) abbiano assommato, al trattamento di quiescenza, la nomina a consigliere della corte dei conti, con Francescato che ebbe dignità e buon gusto di farsi da parte dopo pochi mesi, ritenendosi inadeguato. Come mai la Procura se ne accorge solo a distanza di 6 anni?


4 FEBBRAIO 2009

L’INCHIESTA
La Corte dei conti: canoni in Porto Vecchio un danno di due milioni
Secondo i magistrati contabili la cifra che paga Greensisam è sottostimata
TRIESTE Il canone di 296 euro all’anno che Greensisam sta corrispondendo per il periodo 2005-2010 all’Autorità portuale per la concessione di cinque magazzini in Porto Vecchio, comporta per l’erario una perdita che ammonterà in totale a due milioni di euro. La cifra è quella stimata dalla procura della Corte dei conti, che ne chiederà il risarcimento una volta chiusa l’istruttoria. Nel mirino della magistratura contabile i vertici dell’Autorità portuale che nel luglio 2005 hanno deciso e formalizzato il contratto. Ma l’obiettivo è di far luce soprattutto sulle modalità di corresponsione del canone agevolato relativo a un’area di 37mila metri quadrati.

(tratto da Il Piccolo)


Anche in questo caso, solo adesso ce se ne accorge? Mah...

venerdì 30 gennaio 2009

CASO ELUANA ENGLARO: LA STRANA VICENDA DI UNA LETTERA DI MORETTON INVIATA ALLA STAMPA PER ESSERE PUBBLICATA E POI RITIRATA...


Siamo venuti in possesso del testo di una lettera inviata da Gianfranco Moretton, esponente di primissimo piano del Partito democratico, alla stampa locale, inerente la vicenda di Eluana Englaro.

La lettera avrebbe dovuto essere pubblicata e poi è stata ritirata dallo stesso Moretton dietro pressioni politiche ricevute per mali di pancia interni al Pd.

Ecco il testo della lettera.


“Il valore della vita!”

Avevo deciso di scegliere il silenzio nel caso Eluana Englaro proprio per la delicatezza della questione e in particolare perché lo ritenevo un fatto grave e doloroso che forse era meglio considerare esclusivamente “privato”: per quanto dopo una sentenza del tribunale lo ritenesse improbabile.Ma ora che la nostra Regione è tornata tristemente alla ribalta è difficile accettare l’imposizione del silenzio voluto da Tondo. Del resto è stato proprio il Presidente Tondo a offrire per primo accoglienza per risolvere il caso dopo la sentenza della magistratura. Già allora ritenevo discutibile, pur nel silenzio, la scelta arbitraria assunta da Tondo in virtù dell’incarico che ricopre, che certamente si scontrava con l’etica, il credo e la morale religiosa dei tanti cittadini cattolici come principio sul valore indiscusso della vita da difendere e proteggere, pur riconoscendo l’aspetto laico della politica. E’ evidente comunque che in quel caso ha deciso l’uomo e non il politico! Ora Tondo non solo vuole scegliere il silenzio ma vorrebbe imporlo! Bisogna dire che trovo triste e fuori luogo che la questione continui a essere più mediatica che, ripeto, di rispetto e riservatezza di un caso umano che dovrebbe essere particolarmente riservato. Stupisce amaramente ancora che il Sindaco di Udine solo dopo che la Regione Piemonte si era offerta ad accogliere Eluana, si sia attivato per trovare una struttura socio sanitaria nella nostra Regione. E quindi non si può chiedere silenzio alla politica quando sono figure politiche istituzionali che si sono attivate in merito alla questione. Ora, premettendo che non esiste una legge in Italia che dia disposizioni in simili situazioni, è evidente che per la politica vale tanto il principio religioso del rispetto della vita quanto quello laico di chi propende per la soluzione cosi’ drammatica di “aiutare” la morte. Ma io, pur uomo politico, non posso non sentire forte il mio principio di credo religioso che pur comprendendo e non entrando nel merito delle difficili scelte del padre, continuo a pensare e a ritenere che la vita dell’uomo va difesa e tutelata e che non dovrebbe mai diventare di esclusiva valutazione e giudizio soggettivo di solo una parte. La vita umana è un valore cosi’ alto di principio, che non può escludere la morale e la coscienza e limitarsi a un giudizio “relativo” che, qualora si preveda una normativa, dovrà uniformarsi e adeguarsi ai valori etici, morali, laico, religiosi. Ritengo pertanto che non essendoci in Italia una legge di questo tipo debba ritenersi un caso umano riservato ed esclusivo della famiglia Englaro nelle sue scelte, ma lasciando a tutti la libertà di giudizio, di valutazione e di credo.

Trieste, 24 gennaio 2009

Gianfranco Moretton


Ora naturalmente Moretton, se crede, può dirci di non essere lui l'autore di questa lettera.

CASO ELUANA ENGLARO: LA STRANA VICENDA DI UNA LETTERA DI MORETTON INVIATA ALLA STAMPA PER ESSERE PUBBLICATA E POI RITIRATA...


Siamo venuti in possesso del testo di una lettera inviata da Gianfranco Moretton, esponente di primissimo piano del Partito democratico, alla stampa locale, inerente la vicenda di Eluana Englaro.

La lettera avrebbe dovuto essere pubblicata e poi è stata ritirata dallo stesso Moretton dietro pressioni politiche ricevute per mali di pancia interni al Pd.

Ecco il testo della lettera.


“Il valore della vita!”

Avevo deciso di scegliere il silenzio nel caso Eluana Englaro proprio per la delicatezza della questione e in particolare perché lo ritenevo un fatto grave e doloroso che forse era meglio considerare esclusivamente “privato”: per quanto dopo una sentenza del tribunale lo ritenesse improbabile.Ma ora che la nostra Regione è tornata tristemente alla ribalta è difficile accettare l’imposizione del silenzio voluto da Tondo. Del resto è stato proprio il Presidente Tondo a offrire per primo accoglienza per risolvere il caso dopo la sentenza della magistratura. Già allora ritenevo discutibile, pur nel silenzio, la scelta arbitraria assunta da Tondo in virtù dell’incarico che ricopre, che certamente si scontrava con l’etica, il credo e la morale religiosa dei tanti cittadini cattolici come principio sul valore indiscusso della vita da difendere e proteggere, pur riconoscendo l’aspetto laico della politica. E’ evidente comunque che in quel caso ha deciso l’uomo e non il politico! Ora Tondo non solo vuole scegliere il silenzio ma vorrebbe imporlo! Bisogna dire che trovo triste e fuori luogo che la questione continui a essere più mediatica che, ripeto, di rispetto e riservatezza di un caso umano che dovrebbe essere particolarmente riservato. Stupisce amaramente ancora che il Sindaco di Udine solo dopo che la Regione Piemonte si era offerta ad accogliere Eluana, si sia attivato per trovare una struttura socio sanitaria nella nostra Regione. E quindi non si può chiedere silenzio alla politica quando sono figure politiche istituzionali che si sono attivate in merito alla questione. Ora, premettendo che non esiste una legge in Italia che dia disposizioni in simili situazioni, è evidente che per la politica vale tanto il principio religioso del rispetto della vita quanto quello laico di chi propende per la soluzione cosi’ drammatica di “aiutare” la morte. Ma io, pur uomo politico, non posso non sentire forte il mio principio di credo religioso che pur comprendendo e non entrando nel merito delle difficili scelte del padre, continuo a pensare e a ritenere che la vita dell’uomo va difesa e tutelata e che non dovrebbe mai diventare di esclusiva valutazione e giudizio soggettivo di solo una parte. La vita umana è un valore cosi’ alto di principio, che non può escludere la morale e la coscienza e limitarsi a un giudizio “relativo” che, qualora si preveda una normativa, dovrà uniformarsi e adeguarsi ai valori etici, morali, laico, religiosi. Ritengo pertanto che non essendoci in Italia una legge di questo tipo debba ritenersi un caso umano riservato ed esclusivo della famiglia Englaro nelle sue scelte, ma lasciando a tutti la libertà di giudizio, di valutazione e di credo.

Trieste, 24 gennaio 2009

Gianfranco Moretton


Ora naturalmente Moretton, se crede, può dirci di non essere lui l'autore di questa lettera.

CASO ELUANA ENGLARO: LA STRANA VICENDA DI UNA LETTERA DI MORETTON INVIATA ALLA STAMPA PER ESSERE PUBBLICATA E POI RITIRATA...


Siamo venuti in possesso del testo di una lettera inviata da Gianfranco Moretton, esponente di primissimo piano del Partito democratico, alla stampa locale, inerente la vicenda di Eluana Englaro.

La lettera avrebbe dovuto essere pubblicata e poi è stata ritirata dallo stesso Moretton dietro pressioni politiche ricevute per mali di pancia interni al Pd.

Ecco il testo della lettera.


“Il valore della vita!”

Avevo deciso di scegliere il silenzio nel caso Eluana Englaro proprio per la delicatezza della questione e in particolare perché lo ritenevo un fatto grave e doloroso che forse era meglio considerare esclusivamente “privato”: per quanto dopo una sentenza del tribunale lo ritenesse improbabile.Ma ora che la nostra Regione è tornata tristemente alla ribalta è difficile accettare l’imposizione del silenzio voluto da Tondo. Del resto è stato proprio il Presidente Tondo a offrire per primo accoglienza per risolvere il caso dopo la sentenza della magistratura. Già allora ritenevo discutibile, pur nel silenzio, la scelta arbitraria assunta da Tondo in virtù dell’incarico che ricopre, che certamente si scontrava con l’etica, il credo e la morale religiosa dei tanti cittadini cattolici come principio sul valore indiscusso della vita da difendere e proteggere, pur riconoscendo l’aspetto laico della politica. E’ evidente comunque che in quel caso ha deciso l’uomo e non il politico! Ora Tondo non solo vuole scegliere il silenzio ma vorrebbe imporlo! Bisogna dire che trovo triste e fuori luogo che la questione continui a essere più mediatica che, ripeto, di rispetto e riservatezza di un caso umano che dovrebbe essere particolarmente riservato. Stupisce amaramente ancora che il Sindaco di Udine solo dopo che la Regione Piemonte si era offerta ad accogliere Eluana, si sia attivato per trovare una struttura socio sanitaria nella nostra Regione. E quindi non si può chiedere silenzio alla politica quando sono figure politiche istituzionali che si sono attivate in merito alla questione. Ora, premettendo che non esiste una legge in Italia che dia disposizioni in simili situazioni, è evidente che per la politica vale tanto il principio religioso del rispetto della vita quanto quello laico di chi propende per la soluzione cosi’ drammatica di “aiutare” la morte. Ma io, pur uomo politico, non posso non sentire forte il mio principio di credo religioso che pur comprendendo e non entrando nel merito delle difficili scelte del padre, continuo a pensare e a ritenere che la vita dell’uomo va difesa e tutelata e che non dovrebbe mai diventare di esclusiva valutazione e giudizio soggettivo di solo una parte. La vita umana è un valore cosi’ alto di principio, che non può escludere la morale e la coscienza e limitarsi a un giudizio “relativo” che, qualora si preveda una normativa, dovrà uniformarsi e adeguarsi ai valori etici, morali, laico, religiosi. Ritengo pertanto che non essendoci in Italia una legge di questo tipo debba ritenersi un caso umano riservato ed esclusivo della famiglia Englaro nelle sue scelte, ma lasciando a tutti la libertà di giudizio, di valutazione e di credo.

Trieste, 24 gennaio 2009

Gianfranco Moretton


Ora naturalmente Moretton, se crede, può dirci di non essere lui l'autore di questa lettera.

mercoledì 28 gennaio 2009

VERGOGNA! LA REGIONE FVG HA PAGATO 128MILA EURO AL COSTITUZIONALISTA GIANDOMENICO FALCON PER AVERLA TUTELATA DAVANTI ALLA CORTE COSTITUZIONALE


Sì, avete letto bene.

128mila euro, tanto quanto costa un buon appartamento a Udine.

Questa è la cifra liquidata dalla Regione Friuli Venezia Giulia a Giandomenico Falcon, ordinario di diritto amministrativo all'Università di Trento, per aver tutelato la Regione davanti alla Consulta in uno di quei ricorsi per conflitto di attribuzione tra Stato e Regione.

D'accordo la difesa dell'autonomia dell'istituzione regionale, ma verrebbe voglia di chiedere quale giovamento per i cittadini della regione abbia provocato il pagamento della parcella del 'luminare' (?) ingaggiato dalla Regione.


Riprendiamo l'articolo pubblicato il 27 gennaio da Il Gazzettino, riservandoci di tornare sull'argomento.


Udine Supera i 2 milioni di euro la spesa per gli incarichi di consulenza affidati dalla Regione Friuli Venezia Giulia nei primi 6 mesi del 2008. La spesa – per l’esattezza 2.107.180 euro, di cui 617.970 già versati – si colloca su livelli decisamente alti, con un esborso per consulenze pari a 1,60 euro per abitante, circa il 60% in più rispetto alla media nazionale. A guidare la graduatoria dei beneficiari è l’Università di Trieste, con ben 240.600 euro di finanziamenti deliberati nel periodo gennaio-giugno 2008: il finanziamento più cospicuo è costituito dai 150mila euro destinati all’elaborazione del Piano territoriale delle zone a valenza paesaggistica, seguito dai 48mila stanziati per la prosecuzione degli scavi archeologici ad Aquileia. Decisamente più indietro l’altro ateneo regionale, quello di Udine, cui sono stati destinati 78mila euro, 50mila dei quali per il monitoraggio dell’apicoltura in regione. Ma la categoria più rappresentata nella lista pubblicata sul sito del ministero dell’Innovazione è sicuramente quella dei professionisti. Su tutti gli avvocati, tra i quali spicca il costituzionalista Giandomenico Falcon, ordinario di diritto amministrativo all’università di Trento, che ha incassato la bellezza di 128mila euro per aver tutelato la Regione davanti alla Consulta. Ben rappresentati anche gli architetti e i commercialisti, le società di progettazione e comunicazione, come Volpe e Sain, cui l’organizzazione della giornata regionale dei musei è valsa oltre 25mila euro.

VERGOGNA! LA REGIONE FVG HA PAGATO 128MILA EURO AL COSTITUZIONALISTA GIANDOMENICO FALCON PER AVERLA TUTELATA DAVANTI ALLA CORTE COSTITUZIONALE


Sì, avete letto bene.

128mila euro, tanto quanto costa un buon appartamento a Udine.

Questa è la cifra liquidata dalla Regione Friuli Venezia Giulia a Giandomenico Falcon, ordinario di diritto amministrativo all'Università di Trento, per aver tutelato la Regione davanti alla Consulta in uno di quei ricorsi per conflitto di attribuzione tra Stato e Regione.

D'accordo la difesa dell'autonomia dell'istituzione regionale, ma verrebbe voglia di chiedere quale giovamento per i cittadini della regione abbia provocato il pagamento della parcella del 'luminare' (?) ingaggiato dalla Regione.


Riprendiamo l'articolo pubblicato il 27 gennaio da Il Gazzettino, riservandoci di tornare sull'argomento.


Udine Supera i 2 milioni di euro la spesa per gli incarichi di consulenza affidati dalla Regione Friuli Venezia Giulia nei primi 6 mesi del 2008. La spesa – per l’esattezza 2.107.180 euro, di cui 617.970 già versati – si colloca su livelli decisamente alti, con un esborso per consulenze pari a 1,60 euro per abitante, circa il 60% in più rispetto alla media nazionale. A guidare la graduatoria dei beneficiari è l’Università di Trieste, con ben 240.600 euro di finanziamenti deliberati nel periodo gennaio-giugno 2008: il finanziamento più cospicuo è costituito dai 150mila euro destinati all’elaborazione del Piano territoriale delle zone a valenza paesaggistica, seguito dai 48mila stanziati per la prosecuzione degli scavi archeologici ad Aquileia. Decisamente più indietro l’altro ateneo regionale, quello di Udine, cui sono stati destinati 78mila euro, 50mila dei quali per il monitoraggio dell’apicoltura in regione. Ma la categoria più rappresentata nella lista pubblicata sul sito del ministero dell’Innovazione è sicuramente quella dei professionisti. Su tutti gli avvocati, tra i quali spicca il costituzionalista Giandomenico Falcon, ordinario di diritto amministrativo all’università di Trento, che ha incassato la bellezza di 128mila euro per aver tutelato la Regione davanti alla Consulta. Ben rappresentati anche gli architetti e i commercialisti, le società di progettazione e comunicazione, come Volpe e Sain, cui l’organizzazione della giornata regionale dei musei è valsa oltre 25mila euro.

VERGOGNA! LA REGIONE FVG HA PAGATO 128MILA EURO AL COSTITUZIONALISTA GIANDOMENICO FALCON PER AVERLA TUTELATA DAVANTI ALLA CORTE COSTITUZIONALE


Sì, avete letto bene.

128mila euro, tanto quanto costa un buon appartamento a Udine.

Questa è la cifra liquidata dalla Regione Friuli Venezia Giulia a Giandomenico Falcon, ordinario di diritto amministrativo all'Università di Trento, per aver tutelato la Regione davanti alla Consulta in uno di quei ricorsi per conflitto di attribuzione tra Stato e Regione.

D'accordo la difesa dell'autonomia dell'istituzione regionale, ma verrebbe voglia di chiedere quale giovamento per i cittadini della regione abbia provocato il pagamento della parcella del 'luminare' (?) ingaggiato dalla Regione.


Riprendiamo l'articolo pubblicato il 27 gennaio da Il Gazzettino, riservandoci di tornare sull'argomento.


Udine Supera i 2 milioni di euro la spesa per gli incarichi di consulenza affidati dalla Regione Friuli Venezia Giulia nei primi 6 mesi del 2008. La spesa – per l’esattezza 2.107.180 euro, di cui 617.970 già versati – si colloca su livelli decisamente alti, con un esborso per consulenze pari a 1,60 euro per abitante, circa il 60% in più rispetto alla media nazionale. A guidare la graduatoria dei beneficiari è l’Università di Trieste, con ben 240.600 euro di finanziamenti deliberati nel periodo gennaio-giugno 2008: il finanziamento più cospicuo è costituito dai 150mila euro destinati all’elaborazione del Piano territoriale delle zone a valenza paesaggistica, seguito dai 48mila stanziati per la prosecuzione degli scavi archeologici ad Aquileia. Decisamente più indietro l’altro ateneo regionale, quello di Udine, cui sono stati destinati 78mila euro, 50mila dei quali per il monitoraggio dell’apicoltura in regione. Ma la categoria più rappresentata nella lista pubblicata sul sito del ministero dell’Innovazione è sicuramente quella dei professionisti. Su tutti gli avvocati, tra i quali spicca il costituzionalista Giandomenico Falcon, ordinario di diritto amministrativo all’università di Trento, che ha incassato la bellezza di 128mila euro per aver tutelato la Regione davanti alla Consulta. Ben rappresentati anche gli architetti e i commercialisti, le società di progettazione e comunicazione, come Volpe e Sain, cui l’organizzazione della giornata regionale dei musei è valsa oltre 25mila euro.

venerdì 23 gennaio 2009

LA NOTIZIA. IL BONUS AI CONSIGLIERI REGIONALI E L'INDAGINE DELLA PROCURA DELLA CORTE DEI CONTI. PARLA L'EX ASSESSORE REGIONALE ADINO CISILINO


Adino Cisilino, ex assessore (1988-93) e consigliere regionale (1998-2003), uno che il palazzo lo conosce bene ed è in grado di raccontarne vizi privati e pubbliche virtù, parla oggi su Il Gazzettino sul bonus ai consiglieri regionali e fatti ad esso connessi.

Ci sembra opportuno riportare le sue affermazioni.

La Procura della Conte dei Conti ha aperto un’inchiesta sui “bonus” dei consiglieri regionali? «Non solo fa bene, ma è in ritardo». Parola di Adino Cisilino, commercialista udinese che ora guarda la politica a distanza, dopo aver vissuto due mandati nei palazzi regionali. Il primo, dall’88 al ’93, lo fece da assessore eletto nelle fila del Psdi, occupandosi per un periodo di Lavori pubblici e poi di Sport, Parchi e foreste. Il secondo, dal ’98 al 2003, lo visse da consigliere eletto con Fi, partito cui continua ad essere iscritto «pur non chiamando nessuno e non essendo interpellato da alcuno». Due legislature vissute in epoche differenti, in mezzo il passaggio dalla "Prima" alla "Seconda" Repubblica, che hanno consentito a Cisilino di conoscere da vicino quel che oggi si chiama “bonus”, ma che agli inizi del 2000 si definiva “argent de poche”, ricorda. L’uso di interventi puntuali sulla Finanziaria ad opera dei consiglieri, infatti, Cisilino lo fa risalire all’epoca del suo secondo mandato. «Si poteva avere a disposizione una cifra che cominciava con il 50. Non mi ricordo se fossero euro o milioni – aggiunge -, perché la partita iniziò proprio in concomitanza con il passaggio di moneta. Era una pratica cui mi sono sempre rifiutato di aderire», pure in contrasto con colleghi dello stesso partito, «tanto che una volta uno prese la mia quota per destinarla ad un’associazione sportiva udinese». Una presa di distanza che Cisilino motiva ascrivendo la pratica del bonus «ad una sagra di paese, con il principe eletto che si sente padrone in casa sua. Altro che politica, nei fatti è uno scambio elettorale: io ti dò qualcosa ora, perché tu ti ricordi di me alla prossima scadenza elettorale». Inoltre, aggiunge, «è un mezzo del tutto inidoneo e insufficiente, un acconto per mettere in miseria chi lo riceve, perché non è possibile che la vita di singoli progetti o attività siano affidati all’intervento di un consigliere». In sostanza, ribadisce, «sperpero di fondi e soldi buttati, perché non sono spesi nella logica di un gioco di squadra». Tutt’altra aria si respirava sul finire degli anni Ottanta, nonostante che proprio in quel periodo si stessero condensando le pratiche scoperchiate da Tangentopoli. «Durante il mio primo mandato – asserisce infatti Cisilino – l’argent de poche non c’era. C’erano, invece, progetti condivisi con la Giunta. Era l’Esecutivo a gestire il bilancio. Naturalmente il consigliere aveva tutte le possibilità per segnalare l’opportunità di alcuni interventi. L’assessore procedeva a verifica attraverso i suoi uffici, quindi decideva». Anni, quelli che ha vissuto da assessore, che Cisilino cita con soddisfazione, perché mise a segno anche colpi destinati ad intaccare una certa concezione del potere. «Come nel ‘91 – fa sapere –, quando feci pubblicare tutti i nomi dei 6800 che avevano avuto diritto ai contributi per la prima casa. Tra questi, molti che non avevano certo redditi tali da dover ricevere bonus, persino il presidente di una banca». Perciò, da ex politico che sta affacciato all’arena, non solo la sollecitazione ad «eliminare il bonus, ma anche a fare l’elenco delle regalie a disposizione di chi siede in Consiglio».

A.L.

LA NOTIZIA. IL BONUS AI CONSIGLIERI REGIONALI E L'INDAGINE DELLA PROCURA DELLA CORTE DEI CONTI. PARLA L'EX ASSESSORE REGIONALE ADINO CISILINO


Adino Cisilino, ex assessore (1988-93) e consigliere regionale (1998-2003), uno che il palazzo lo conosce bene ed è in grado di raccontarne vizi privati e pubbliche virtù, parla oggi su Il Gazzettino sul bonus ai consiglieri regionali e fatti ad esso connessi.

Ci sembra opportuno riportare le sue affermazioni.

La Procura della Conte dei Conti ha aperto un’inchiesta sui “bonus” dei consiglieri regionali? «Non solo fa bene, ma è in ritardo». Parola di Adino Cisilino, commercialista udinese che ora guarda la politica a distanza, dopo aver vissuto due mandati nei palazzi regionali. Il primo, dall’88 al ’93, lo fece da assessore eletto nelle fila del Psdi, occupandosi per un periodo di Lavori pubblici e poi di Sport, Parchi e foreste. Il secondo, dal ’98 al 2003, lo visse da consigliere eletto con Fi, partito cui continua ad essere iscritto «pur non chiamando nessuno e non essendo interpellato da alcuno». Due legislature vissute in epoche differenti, in mezzo il passaggio dalla "Prima" alla "Seconda" Repubblica, che hanno consentito a Cisilino di conoscere da vicino quel che oggi si chiama “bonus”, ma che agli inizi del 2000 si definiva “argent de poche”, ricorda. L’uso di interventi puntuali sulla Finanziaria ad opera dei consiglieri, infatti, Cisilino lo fa risalire all’epoca del suo secondo mandato. «Si poteva avere a disposizione una cifra che cominciava con il 50. Non mi ricordo se fossero euro o milioni – aggiunge -, perché la partita iniziò proprio in concomitanza con il passaggio di moneta. Era una pratica cui mi sono sempre rifiutato di aderire», pure in contrasto con colleghi dello stesso partito, «tanto che una volta uno prese la mia quota per destinarla ad un’associazione sportiva udinese». Una presa di distanza che Cisilino motiva ascrivendo la pratica del bonus «ad una sagra di paese, con il principe eletto che si sente padrone in casa sua. Altro che politica, nei fatti è uno scambio elettorale: io ti dò qualcosa ora, perché tu ti ricordi di me alla prossima scadenza elettorale». Inoltre, aggiunge, «è un mezzo del tutto inidoneo e insufficiente, un acconto per mettere in miseria chi lo riceve, perché non è possibile che la vita di singoli progetti o attività siano affidati all’intervento di un consigliere». In sostanza, ribadisce, «sperpero di fondi e soldi buttati, perché non sono spesi nella logica di un gioco di squadra». Tutt’altra aria si respirava sul finire degli anni Ottanta, nonostante che proprio in quel periodo si stessero condensando le pratiche scoperchiate da Tangentopoli. «Durante il mio primo mandato – asserisce infatti Cisilino – l’argent de poche non c’era. C’erano, invece, progetti condivisi con la Giunta. Era l’Esecutivo a gestire il bilancio. Naturalmente il consigliere aveva tutte le possibilità per segnalare l’opportunità di alcuni interventi. L’assessore procedeva a verifica attraverso i suoi uffici, quindi decideva». Anni, quelli che ha vissuto da assessore, che Cisilino cita con soddisfazione, perché mise a segno anche colpi destinati ad intaccare una certa concezione del potere. «Come nel ‘91 – fa sapere –, quando feci pubblicare tutti i nomi dei 6800 che avevano avuto diritto ai contributi per la prima casa. Tra questi, molti che non avevano certo redditi tali da dover ricevere bonus, persino il presidente di una banca». Perciò, da ex politico che sta affacciato all’arena, non solo la sollecitazione ad «eliminare il bonus, ma anche a fare l’elenco delle regalie a disposizione di chi siede in Consiglio».

A.L.

LA NOTIZIA. IL BONUS AI CONSIGLIERI REGIONALI E L'INDAGINE DELLA PROCURA DELLA CORTE DEI CONTI. PARLA L'EX ASSESSORE REGIONALE ADINO CISILINO


Adino Cisilino, ex assessore (1988-93) e consigliere regionale (1998-2003), uno che il palazzo lo conosce bene ed è in grado di raccontarne vizi privati e pubbliche virtù, parla oggi su Il Gazzettino sul bonus ai consiglieri regionali e fatti ad esso connessi.

Ci sembra opportuno riportare le sue affermazioni.

La Procura della Conte dei Conti ha aperto un’inchiesta sui “bonus” dei consiglieri regionali? «Non solo fa bene, ma è in ritardo». Parola di Adino Cisilino, commercialista udinese che ora guarda la politica a distanza, dopo aver vissuto due mandati nei palazzi regionali. Il primo, dall’88 al ’93, lo fece da assessore eletto nelle fila del Psdi, occupandosi per un periodo di Lavori pubblici e poi di Sport, Parchi e foreste. Il secondo, dal ’98 al 2003, lo visse da consigliere eletto con Fi, partito cui continua ad essere iscritto «pur non chiamando nessuno e non essendo interpellato da alcuno». Due legislature vissute in epoche differenti, in mezzo il passaggio dalla "Prima" alla "Seconda" Repubblica, che hanno consentito a Cisilino di conoscere da vicino quel che oggi si chiama “bonus”, ma che agli inizi del 2000 si definiva “argent de poche”, ricorda. L’uso di interventi puntuali sulla Finanziaria ad opera dei consiglieri, infatti, Cisilino lo fa risalire all’epoca del suo secondo mandato. «Si poteva avere a disposizione una cifra che cominciava con il 50. Non mi ricordo se fossero euro o milioni – aggiunge -, perché la partita iniziò proprio in concomitanza con il passaggio di moneta. Era una pratica cui mi sono sempre rifiutato di aderire», pure in contrasto con colleghi dello stesso partito, «tanto che una volta uno prese la mia quota per destinarla ad un’associazione sportiva udinese». Una presa di distanza che Cisilino motiva ascrivendo la pratica del bonus «ad una sagra di paese, con il principe eletto che si sente padrone in casa sua. Altro che politica, nei fatti è uno scambio elettorale: io ti dò qualcosa ora, perché tu ti ricordi di me alla prossima scadenza elettorale». Inoltre, aggiunge, «è un mezzo del tutto inidoneo e insufficiente, un acconto per mettere in miseria chi lo riceve, perché non è possibile che la vita di singoli progetti o attività siano affidati all’intervento di un consigliere». In sostanza, ribadisce, «sperpero di fondi e soldi buttati, perché non sono spesi nella logica di un gioco di squadra». Tutt’altra aria si respirava sul finire degli anni Ottanta, nonostante che proprio in quel periodo si stessero condensando le pratiche scoperchiate da Tangentopoli. «Durante il mio primo mandato – asserisce infatti Cisilino – l’argent de poche non c’era. C’erano, invece, progetti condivisi con la Giunta. Era l’Esecutivo a gestire il bilancio. Naturalmente il consigliere aveva tutte le possibilità per segnalare l’opportunità di alcuni interventi. L’assessore procedeva a verifica attraverso i suoi uffici, quindi decideva». Anni, quelli che ha vissuto da assessore, che Cisilino cita con soddisfazione, perché mise a segno anche colpi destinati ad intaccare una certa concezione del potere. «Come nel ‘91 – fa sapere –, quando feci pubblicare tutti i nomi dei 6800 che avevano avuto diritto ai contributi per la prima casa. Tra questi, molti che non avevano certo redditi tali da dover ricevere bonus, persino il presidente di una banca». Perciò, da ex politico che sta affacciato all’arena, non solo la sollecitazione ad «eliminare il bonus, ma anche a fare l’elenco delle regalie a disposizione di chi siede in Consiglio».

A.L.

giovedì 22 gennaio 2009

LA NOTIZIA: LA PROCURA DELLA CORTE DEI CONTI INDAGA SUL BONUS AI CONSIGLIERI REGIONALI


Come si ricorderà, il precedente procuratore De Luca è deceduto negli ultimi mesi del 2008 ed è stato sostituito da Maurizio Zappatori il quale, evidentemente non potendo farne a meno dinanzi alle onde sollevate dalla stampa, ha aperto un fascicolo d'indagine sul cosiddetto 'bonus ai consiglieri regionali' di cui il nostro giornale ha ampiamente parlato.


Sorge spontanea una domanda.

Posto che il bonus fu istituito dalla giunta Illy, qualcuno ci spiega per quale motivo la Procura della Corte dei conti (gestione De Luca, defunto che non può rispondere) non indagò a suo tempo?


Beh, perché ci poniamo questa domanda?

Perché siamo maliziosi?

LA NOTIZIA: LA PROCURA DELLA CORTE DEI CONTI INDAGA SUL BONUS AI CONSIGLIERI REGIONALI


Come si ricorderà, il precedente procuratore De Luca è deceduto negli ultimi mesi del 2008 ed è stato sostituito da Maurizio Zappatori il quale, evidentemente non potendo farne a meno dinanzi alle onde sollevate dalla stampa, ha aperto un fascicolo d'indagine sul cosiddetto 'bonus ai consiglieri regionali' di cui il nostro giornale ha ampiamente parlato.


Sorge spontanea una domanda.

Posto che il bonus fu istituito dalla giunta Illy, qualcuno ci spiega per quale motivo la Procura della Corte dei conti (gestione De Luca, defunto che non può rispondere) non indagò a suo tempo?


Beh, perché ci poniamo questa domanda?

Perché siamo maliziosi?