"SFUEI DAL FRIÛL LIBAR - IL GIORNALE DEL FRIULI LIBERO". INDIRIZZO INTERNET http://www.ilgiornaledelfriuli.net EDIZIONE ON LINE DELLA TESTATA ISCRITTA COME GIORNALE QUOTIDIANO ON LINE, A STAMPA, RADIOFONICO E TELEVISIVO NEL REGISTRO DEL TRIBUNALE DI UDINE IN DATA 8 APRILE 2009 AL N. 9/2009. Si pubblica dal 25 novembre 2008. Proprietario: Alberto di Caporiacco. Direttore responsabile: Alberto di Caporiacco. Sede di rappresentanza in Udine, piazza S. Giacomo 11/16, 2. piano.

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mercoledì 18 febbraio 2009

GRIGNANI CANTA PER SOLE DONNE... C'ERA UN PO' DA ASPETTARSELO


UDINE.

Non era l'8 marzo ma poco ci mancava.

Un teatro nuovo Giovanni da Udine riempito prevalentemente da signorine e signore infoiate venute a guardarsi il bello e maledetto di turno, il lombardo 37enne Gianluca Grignani che pare non riuscire a scrollarsi di dosso il fatto di essere esteticamente attraente più che interessante come artista.

Forse Grignani aveva messo in conto che tutto ciò accadesse quando ha intrapreso la carriera di musicista, ma essere valutato più per il proprio sex appeal che per le doti artistiche deve essere estremamente mortificante, anche per lui.

Un'ora e quaranta di spettacolo, senza bis. Tra le canzoni eseguite Cammina nel sole, proposta nel 2008 a Sanremo, alcune cover (Mi sono innamorato di te di Luigi Tenco, Il conformista di Giorgio Gaber) e poi ancora Destinazione paradiso, La tua storia fra le dita,Vuoi vedere che ti amo, Falco a metà, Il cielo sopra il 2000, Baby revolution, The joker.

Gli strumentisti erano lo stesso Gianluca Grignani (chitarre), Andrea Tripodi (theremin, chitarre, tastiere, direttore artistico), Alioscia Arioli (tastiere), Elvezio Fortunato (chitarre), Diego Scaffidi (batteria), Alessandro Parilli (basso). Non abbiamo ben capito il motivo della scritta sul manifesto pubblicizzante il concerto 'Unplugged 2008', quando, invece, il concerto è stato tutt'altro che acustico.

Non pertinenti alcuni sconfinamenti di Grignani quale affabulatore politico, con richiami ad alcune vicissitudini personali quali quelle del ritiro della patente nel 2008 perché incappato nel controllo dell'etilometro e i recenti guai con la trasmissione televisiva Le iene.

Insomma che Gianluca sia un po' particolare lo abbiamo capito, artisticamente non è malaccio e tutto sommato nel panorama a chiaroscuro dell'attuale musica italiana il suo posto ce l'ha e cerca di tenerselo.
(recensione concerto Gianluca Grignani, lunedì 16 febbraio 2009, Teatro Nuovo Giovanni da Udine, organizzazione Euritmica)

GRIGNANI CANTA PER SOLE DONNE... C'ERA UN PO' DA ASPETTARSELO


UDINE.

Non era l'8 marzo ma poco ci mancava.

Un teatro nuovo Giovanni da Udine riempito prevalentemente da signorine e signore infoiate venute a guardarsi il bello e maledetto di turno, il lombardo 37enne Gianluca Grignani che pare non riuscire a scrollarsi di dosso il fatto di essere esteticamente attraente più che interessante come artista.

Forse Grignani aveva messo in conto che tutto ciò accadesse quando ha intrapreso la carriera di musicista, ma essere valutato più per il proprio sex appeal che per le doti artistiche deve essere estremamente mortificante, anche per lui.

Un'ora e quaranta di spettacolo, senza bis. Tra le canzoni eseguite Cammina nel sole, proposta nel 2008 a Sanremo, alcune cover (Mi sono innamorato di te di Luigi Tenco, Il conformista di Giorgio Gaber) e poi ancora Destinazione paradiso, La tua storia fra le dita,Vuoi vedere che ti amo, Falco a metà, Il cielo sopra il 2000, Baby revolution, The joker.

Gli strumentisti erano lo stesso Gianluca Grignani (chitarre), Andrea Tripodi (theremin, chitarre, tastiere, direttore artistico), Alioscia Arioli (tastiere), Elvezio Fortunato (chitarre), Diego Scaffidi (batteria), Alessandro Parilli (basso). Non abbiamo ben capito il motivo della scritta sul manifesto pubblicizzante il concerto 'Unplugged 2008', quando, invece, il concerto è stato tutt'altro che acustico.

Non pertinenti alcuni sconfinamenti di Grignani quale affabulatore politico, con richiami ad alcune vicissitudini personali quali quelle del ritiro della patente nel 2008 perché incappato nel controllo dell'etilometro e i recenti guai con la trasmissione televisiva Le iene.

Insomma che Gianluca sia un po' particolare lo abbiamo capito, artisticamente non è malaccio e tutto sommato nel panorama a chiaroscuro dell'attuale musica italiana il suo posto ce l'ha e cerca di tenerselo.
(recensione concerto Gianluca Grignani, lunedì 16 febbraio 2009, Teatro Nuovo Giovanni da Udine, organizzazione Euritmica)

GRIGNANI CANTA PER SOLE DONNE... C'ERA UN PO' DA ASPETTARSELO


UDINE.

Non era l'8 marzo ma poco ci mancava.

Un teatro nuovo Giovanni da Udine riempito prevalentemente da signorine e signore infoiate venute a guardarsi il bello e maledetto di turno, il lombardo 37enne Gianluca Grignani che pare non riuscire a scrollarsi di dosso il fatto di essere esteticamente attraente più che interessante come artista.

Forse Grignani aveva messo in conto che tutto ciò accadesse quando ha intrapreso la carriera di musicista, ma essere valutato più per il proprio sex appeal che per le doti artistiche deve essere estremamente mortificante, anche per lui.

Un'ora e quaranta di spettacolo, senza bis. Tra le canzoni eseguite Cammina nel sole, proposta nel 2008 a Sanremo, alcune cover (Mi sono innamorato di te di Luigi Tenco, Il conformista di Giorgio Gaber) e poi ancora Destinazione paradiso, La tua storia fra le dita,Vuoi vedere che ti amo, Falco a metà, Il cielo sopra il 2000, Baby revolution, The joker.

Gli strumentisti erano lo stesso Gianluca Grignani (chitarre), Andrea Tripodi (theremin, chitarre, tastiere, direttore artistico), Alioscia Arioli (tastiere), Elvezio Fortunato (chitarre), Diego Scaffidi (batteria), Alessandro Parilli (basso). Non abbiamo ben capito il motivo della scritta sul manifesto pubblicizzante il concerto 'Unplugged 2008', quando, invece, il concerto è stato tutt'altro che acustico.

Non pertinenti alcuni sconfinamenti di Grignani quale affabulatore politico, con richiami ad alcune vicissitudini personali quali quelle del ritiro della patente nel 2008 perché incappato nel controllo dell'etilometro e i recenti guai con la trasmissione televisiva Le iene.

Insomma che Gianluca sia un po' particolare lo abbiamo capito, artisticamente non è malaccio e tutto sommato nel panorama a chiaroscuro dell'attuale musica italiana il suo posto ce l'ha e cerca di tenerselo.
(recensione concerto Gianluca Grignani, lunedì 16 febbraio 2009, Teatro Nuovo Giovanni da Udine, organizzazione Euritmica)

martedì 17 febbraio 2009

IL MAGO VINICIO GRANDE UOMO DI SPETTACOLO MA MUSICALMENTE UN AUTENTICO GUAZZABUGLIO




TRIESTE.
Sapevamo di venire ad assistere a un evento e così è stato. Grande spettacolo quello di Vinicio Capossela, dove la parte della musica diventa quasi quella di comprimaria rispetto allo show totale dell'artista irpino nato ad Hannover e con grandi frequentazioni nella nostra regione, 'ascella d'Italia', della quale si è rivelato informatissimo.
Quasi uno spettacolo circense il Solo Show di Capossela, più clown, istrione e folle che mai. Un set dove riesce a materializzare i suoi sogni (o i suoi incubi). Alternando il famoso cappello a cilindro ad un turbante e finendo con la maschera del minotauro, essenziale per proporre la mitica 'Brucia Troia' nella quale Vinicio era una bestia in gabbia con effetti davvero impressionanti.
Lo show inizia quasi alla moviole, con atmosfere e luci soffuse e Capossela seduto innanzi all'organo Mighty Wurlitzer. Scorrono in rapida successione Il gigante e il mago, In clandestinità, Una giornata perfetta, Il paradiso dei calzini, Dall’altra parte della sera, Non c’è disaccordo nel cielo e altre.
Invenzione nell'invenzione è rappresentata dall'assenza di intervallo, riempito da 15 minuti di folli attrazioni del mago equilibrista e fantasista Christopher Wonder e della provocante (in realtà un po' ossuta) Jessica Love.
Al suono lancinante di una sirena prende il via il secondo tempo del set. Capossela propone un guazzabuglio inestricabile di generi musicali fino alla comparsa di una gabbia (che poi si dorerà). È il tempo di Bardamù, Marajà, Canzoni a manovella, Che coss’è l’amor, Uomo vivo e Brucia Troia, con l’artista che indossa un turbante, poi una maschera da scimmia e infine la testa da Minotauro già nota al pubblico.
Al termine di Brucia Troia stralunata passerella di Vinicio in platea, a raccogliere l'abbraccio dei suoi fans. E poi i bis: Contratto per Karelias , un motivetto strumentale da Il tempo dei gitani di Kusturica, I pianoforti di Lubecca e, infine, All’ una e trentacinque circa in stile jug band sulle orme di Jim Kweskin e altri artisti Usa.
Come per magia ora ci sono due spettatori in gabbia, maschio e femmina sorseggianti un drink.
Che dire? Spettacolo favoloso e fantasmagorico, ma francamente dal punto di vista musicale o si ama Capossela oppure si lasciano i suoi cd nello scaffale.
E noi, francamente, così facciamo.
Band molto buona e 'immaginifica' composta da:
Glauco Zuppiroli (contrabbasso e ukulele), Zeno De Rossi (batteria), Vincenzo Vasi (Theremin e altro), Mauro Ottolini (sax, trombone, bombardino), Achille Succi (sax, clarinetto) e Alessandro Stefana (chitarra, banja e altro).
(abbiamo visto Vinicio Capossela al Politeama Rossetti di Trieste il 15 febbraio 2009)








IL MAGO VINICIO GRANDE UOMO DI SPETTACOLO MA MUSICALMENTE UN AUTENTICO GUAZZABUGLIO




TRIESTE.
Sapevamo di venire ad assistere a un evento e così è stato. Grande spettacolo quello di Vinicio Capossela, dove la parte della musica diventa quasi quella di comprimaria rispetto allo show totale dell'artista irpino nato ad Hannover e con grandi frequentazioni nella nostra regione, 'ascella d'Italia', della quale si è rivelato informatissimo.
Quasi uno spettacolo circense il Solo Show di Capossela, più clown, istrione e folle che mai. Un set dove riesce a materializzare i suoi sogni (o i suoi incubi). Alternando il famoso cappello a cilindro ad un turbante e finendo con la maschera del minotauro, essenziale per proporre la mitica 'Brucia Troia' nella quale Vinicio era una bestia in gabbia con effetti davvero impressionanti.
Lo show inizia quasi alla moviole, con atmosfere e luci soffuse e Capossela seduto innanzi all'organo Mighty Wurlitzer. Scorrono in rapida successione Il gigante e il mago, In clandestinità, Una giornata perfetta, Il paradiso dei calzini, Dall’altra parte della sera, Non c’è disaccordo nel cielo e altre.
Invenzione nell'invenzione è rappresentata dall'assenza di intervallo, riempito da 15 minuti di folli attrazioni del mago equilibrista e fantasista Christopher Wonder e della provocante (in realtà un po' ossuta) Jessica Love.
Al suono lancinante di una sirena prende il via il secondo tempo del set. Capossela propone un guazzabuglio inestricabile di generi musicali fino alla comparsa di una gabbia (che poi si dorerà). È il tempo di Bardamù, Marajà, Canzoni a manovella, Che coss’è l’amor, Uomo vivo e Brucia Troia, con l’artista che indossa un turbante, poi una maschera da scimmia e infine la testa da Minotauro già nota al pubblico.
Al termine di Brucia Troia stralunata passerella di Vinicio in platea, a raccogliere l'abbraccio dei suoi fans. E poi i bis: Contratto per Karelias , un motivetto strumentale da Il tempo dei gitani di Kusturica, I pianoforti di Lubecca e, infine, All’ una e trentacinque circa in stile jug band sulle orme di Jim Kweskin e altri artisti Usa.
Come per magia ora ci sono due spettatori in gabbia, maschio e femmina sorseggianti un drink.
Che dire? Spettacolo favoloso e fantasmagorico, ma francamente dal punto di vista musicale o si ama Capossela oppure si lasciano i suoi cd nello scaffale.
E noi, francamente, così facciamo.
Band molto buona e 'immaginifica' composta da:
Glauco Zuppiroli (contrabbasso e ukulele), Zeno De Rossi (batteria), Vincenzo Vasi (Theremin e altro), Mauro Ottolini (sax, trombone, bombardino), Achille Succi (sax, clarinetto) e Alessandro Stefana (chitarra, banja e altro).
(abbiamo visto Vinicio Capossela al Politeama Rossetti di Trieste il 15 febbraio 2009)








IL MAGO VINICIO GRANDE UOMO DI SPETTACOLO MA MUSICALMENTE UN AUTENTICO GUAZZABUGLIO




TRIESTE.
Sapevamo di venire ad assistere a un evento e così è stato. Grande spettacolo quello di Vinicio Capossela, dove la parte della musica diventa quasi quella di comprimaria rispetto allo show totale dell'artista irpino nato ad Hannover e con grandi frequentazioni nella nostra regione, 'ascella d'Italia', della quale si è rivelato informatissimo.
Quasi uno spettacolo circense il Solo Show di Capossela, più clown, istrione e folle che mai. Un set dove riesce a materializzare i suoi sogni (o i suoi incubi). Alternando il famoso cappello a cilindro ad un turbante e finendo con la maschera del minotauro, essenziale per proporre la mitica 'Brucia Troia' nella quale Vinicio era una bestia in gabbia con effetti davvero impressionanti.
Lo show inizia quasi alla moviole, con atmosfere e luci soffuse e Capossela seduto innanzi all'organo Mighty Wurlitzer. Scorrono in rapida successione Il gigante e il mago, In clandestinità, Una giornata perfetta, Il paradiso dei calzini, Dall’altra parte della sera, Non c’è disaccordo nel cielo e altre.
Invenzione nell'invenzione è rappresentata dall'assenza di intervallo, riempito da 15 minuti di folli attrazioni del mago equilibrista e fantasista Christopher Wonder e della provocante (in realtà un po' ossuta) Jessica Love.
Al suono lancinante di una sirena prende il via il secondo tempo del set. Capossela propone un guazzabuglio inestricabile di generi musicali fino alla comparsa di una gabbia (che poi si dorerà). È il tempo di Bardamù, Marajà, Canzoni a manovella, Che coss’è l’amor, Uomo vivo e Brucia Troia, con l’artista che indossa un turbante, poi una maschera da scimmia e infine la testa da Minotauro già nota al pubblico.
Al termine di Brucia Troia stralunata passerella di Vinicio in platea, a raccogliere l'abbraccio dei suoi fans. E poi i bis: Contratto per Karelias , un motivetto strumentale da Il tempo dei gitani di Kusturica, I pianoforti di Lubecca e, infine, All’ una e trentacinque circa in stile jug band sulle orme di Jim Kweskin e altri artisti Usa.
Come per magia ora ci sono due spettatori in gabbia, maschio e femmina sorseggianti un drink.
Che dire? Spettacolo favoloso e fantasmagorico, ma francamente dal punto di vista musicale o si ama Capossela oppure si lasciano i suoi cd nello scaffale.
E noi, francamente, così facciamo.
Band molto buona e 'immaginifica' composta da:
Glauco Zuppiroli (contrabbasso e ukulele), Zeno De Rossi (batteria), Vincenzo Vasi (Theremin e altro), Mauro Ottolini (sax, trombone, bombardino), Achille Succi (sax, clarinetto) e Alessandro Stefana (chitarra, banja e altro).
(abbiamo visto Vinicio Capossela al Politeama Rossetti di Trieste il 15 febbraio 2009)








domenica 15 febbraio 2009

STREPITOSO MANGO AL GIOVANNI DA UDINE. INTERPETE RAFFINATO E DI CUORE.


Imperdibile il concerto tenuto da Pino Mango (artisticamente solo Mango) e dalla sua band venerdì 13 al teatro nuovo Giovanni da Udine. Si temeva per una prevendita piuttosto fiacca, ma alla fine il teatro è stato riempito in ogni ordine di posti da autentici appassionati del musicista lucano.

Il pretesto era quello di promuovere il recente lavoro 'Acchiappanuvole' un cd composto da 14 cover di artisti italiani e internazionali, interpretati con la consueta raffinata vocalità da Mango, ma il concerto è stato tiratissimo (addirittura 21 le canzoni, bis compresi!) e ha lasciato spazio anche agli eccezionali successi del tempo passato e recente.

Assistito da un'ottima band composta da due chitarristi (di cui il secondo ha dovuto dare forfait per un malore, per fortuna non grave; nonostante ciò la pienezza del suono non ne ha risentito) Carlo De Bei e Carlo Fimiani, Nello Giudice al basso, Giancarlo Ippolito alla batteria (un autentico 'treno'), Rocco Petruzzi alle tastiere e Rosa Lembo alla voce, Mango di suo ci ha messo oltre all'inarrivabile vocalità qualche a solo al piano.

Il concerto è stato aperto da Pride (In the name of love) degli U2, peraltro non presente in 'Acchiappanuvole', seguita da Luce (Tramonti a nord-est) di Elisa (non ce ne voglia la pur brava artista bisiaca, ma la versione di Mango è notevolmente più rock e pregnante), La canzone dell'amore perduto di De Andrè.

Mango ha proposto inoltre Amore bello (Baglioni), Dio mio no (Battisti), La stagione dell'amore (Battiato), Senza pietà (Anna Oxa), Love (John Lennon), I migliori anni della nostra vita (Renato Zero), Quando (Pino Daniele).

Una chicca Chissà dove te ne vai, di Giorgio Gaber, non compresa in 'Acchiappanuvole'.

Dieci, invece, i brani del vecchio repertorio dell'artista, quello particolarmente amato dagli spettatori del teatro nuovo. Citiamo in ordine sparso partendo dal fondo, dai bis Amore per te e La rondine che hanno scatenato il delirio dei fans, addirittura impegnati a ballare in piedi.

Spazio a Mediterraneo, Oro, Lei verrà, Bella d'estate, Come l'acqua, La rosa dell'inverno, Il dicembre degli aranci e Ti porto in Africa.

Voto: non classificato, il dieci non basta!

Per i superappassionati, Mango sarà presto nuovamente dalle nostre parti: il 26 febbraio al Casinò Perla di Nova Gorica, per un set più ridotto (un'ora e mezza bis compresi, ma totalmente elettrico...)

Si capisce che siamo fans di Mango? Beh, per una volta consentiteci di essere di parte!


(recensione del concerto di Mango, Teatro Nuovo Giovanni da Udine, venerdì 13 febbraio 2009, organizzazione Euritmica)

STREPITOSO MANGO AL GIOVANNI DA UDINE. INTERPETE RAFFINATO E DI CUORE.


Imperdibile il concerto tenuto da Pino Mango (artisticamente solo Mango) e dalla sua band venerdì 13 al teatro nuovo Giovanni da Udine. Si temeva per una prevendita piuttosto fiacca, ma alla fine il teatro è stato riempito in ogni ordine di posti da autentici appassionati del musicista lucano.

Il pretesto era quello di promuovere il recente lavoro 'Acchiappanuvole' un cd composto da 14 cover di artisti italiani e internazionali, interpretati con la consueta raffinata vocalità da Mango, ma il concerto è stato tiratissimo (addirittura 21 le canzoni, bis compresi!) e ha lasciato spazio anche agli eccezionali successi del tempo passato e recente.

Assistito da un'ottima band composta da due chitarristi (di cui il secondo ha dovuto dare forfait per un malore, per fortuna non grave; nonostante ciò la pienezza del suono non ne ha risentito) Carlo De Bei e Carlo Fimiani, Nello Giudice al basso, Giancarlo Ippolito alla batteria (un autentico 'treno'), Rocco Petruzzi alle tastiere e Rosa Lembo alla voce, Mango di suo ci ha messo oltre all'inarrivabile vocalità qualche a solo al piano.

Il concerto è stato aperto da Pride (In the name of love) degli U2, peraltro non presente in 'Acchiappanuvole', seguita da Luce (Tramonti a nord-est) di Elisa (non ce ne voglia la pur brava artista bisiaca, ma la versione di Mango è notevolmente più rock e pregnante), La canzone dell'amore perduto di De Andrè.

Mango ha proposto inoltre Amore bello (Baglioni), Dio mio no (Battisti), La stagione dell'amore (Battiato), Senza pietà (Anna Oxa), Love (John Lennon), I migliori anni della nostra vita (Renato Zero), Quando (Pino Daniele).

Una chicca Chissà dove te ne vai, di Giorgio Gaber, non compresa in 'Acchiappanuvole'.

Dieci, invece, i brani del vecchio repertorio dell'artista, quello particolarmente amato dagli spettatori del teatro nuovo. Citiamo in ordine sparso partendo dal fondo, dai bis Amore per te e La rondine che hanno scatenato il delirio dei fans, addirittura impegnati a ballare in piedi.

Spazio a Mediterraneo, Oro, Lei verrà, Bella d'estate, Come l'acqua, La rosa dell'inverno, Il dicembre degli aranci e Ti porto in Africa.

Voto: non classificato, il dieci non basta!

Per i superappassionati, Mango sarà presto nuovamente dalle nostre parti: il 26 febbraio al Casinò Perla di Nova Gorica, per un set più ridotto (un'ora e mezza bis compresi, ma totalmente elettrico...)

Si capisce che siamo fans di Mango? Beh, per una volta consentiteci di essere di parte!


(recensione del concerto di Mango, Teatro Nuovo Giovanni da Udine, venerdì 13 febbraio 2009, organizzazione Euritmica)

STREPITOSO MANGO AL GIOVANNI DA UDINE. INTERPETE RAFFINATO E DI CUORE.


Imperdibile il concerto tenuto da Pino Mango (artisticamente solo Mango) e dalla sua band venerdì 13 al teatro nuovo Giovanni da Udine. Si temeva per una prevendita piuttosto fiacca, ma alla fine il teatro è stato riempito in ogni ordine di posti da autentici appassionati del musicista lucano.

Il pretesto era quello di promuovere il recente lavoro 'Acchiappanuvole' un cd composto da 14 cover di artisti italiani e internazionali, interpretati con la consueta raffinata vocalità da Mango, ma il concerto è stato tiratissimo (addirittura 21 le canzoni, bis compresi!) e ha lasciato spazio anche agli eccezionali successi del tempo passato e recente.

Assistito da un'ottima band composta da due chitarristi (di cui il secondo ha dovuto dare forfait per un malore, per fortuna non grave; nonostante ciò la pienezza del suono non ne ha risentito) Carlo De Bei e Carlo Fimiani, Nello Giudice al basso, Giancarlo Ippolito alla batteria (un autentico 'treno'), Rocco Petruzzi alle tastiere e Rosa Lembo alla voce, Mango di suo ci ha messo oltre all'inarrivabile vocalità qualche a solo al piano.

Il concerto è stato aperto da Pride (In the name of love) degli U2, peraltro non presente in 'Acchiappanuvole', seguita da Luce (Tramonti a nord-est) di Elisa (non ce ne voglia la pur brava artista bisiaca, ma la versione di Mango è notevolmente più rock e pregnante), La canzone dell'amore perduto di De Andrè.

Mango ha proposto inoltre Amore bello (Baglioni), Dio mio no (Battisti), La stagione dell'amore (Battiato), Senza pietà (Anna Oxa), Love (John Lennon), I migliori anni della nostra vita (Renato Zero), Quando (Pino Daniele).

Una chicca Chissà dove te ne vai, di Giorgio Gaber, non compresa in 'Acchiappanuvole'.

Dieci, invece, i brani del vecchio repertorio dell'artista, quello particolarmente amato dagli spettatori del teatro nuovo. Citiamo in ordine sparso partendo dal fondo, dai bis Amore per te e La rondine che hanno scatenato il delirio dei fans, addirittura impegnati a ballare in piedi.

Spazio a Mediterraneo, Oro, Lei verrà, Bella d'estate, Come l'acqua, La rosa dell'inverno, Il dicembre degli aranci e Ti porto in Africa.

Voto: non classificato, il dieci non basta!

Per i superappassionati, Mango sarà presto nuovamente dalle nostre parti: il 26 febbraio al Casinò Perla di Nova Gorica, per un set più ridotto (un'ora e mezza bis compresi, ma totalmente elettrico...)

Si capisce che siamo fans di Mango? Beh, per una volta consentiteci di essere di parte!


(recensione del concerto di Mango, Teatro Nuovo Giovanni da Udine, venerdì 13 febbraio 2009, organizzazione Euritmica)

sabato 14 febbraio 2009

BOLLANI A UDINE: UN ESEMPIO DI MUSICA E SPETTACOLO TOTALE.


Chi, non conoscendolo, si aspettava un sobrio pianista jazz, sarà rimasto deluso. O forse no. Conquistato da questo autentico animale da palcoscenico che porta il nome di Stefano Bollani.

Introdotto dal suo vecchio professore Daniele Spini, direttore artistico del cartellone musicale del Giovanni da Udine, Bollani - dopo una partenza soft con il suo brano 'Il cervello del pavone' - si è subito liberato della giacca, lanciata alle spalle con noncuranza e, mostrando una sgargiante camicia rossa, ha incominciato a guadagnarsi la stima del pubblico con vena da autentico affabulatore e show man.

Ben poco del suo nuovo lavoro 'Piano solo', inciso per la prestigiosa Ecm, si è ascoltato al teatrone udinese, in quanto Bollani si è lasciato prendere la mano compiendo una autentica scorribanda tra 'Canzoni da tutto il mondo', con prevalente spazio concesso ai brasiliani Jobim, Caetano Veloso e Barbosa.

Eccezionale l'esecuzione, anche cantata - e sì, perché l'atipico e musicalmente indefinibile Bollani canta anche - di 'Trem das onze' (Il treno delle undici), più nota in Italia perché portata al successo da Riccardo Del Turco nel 1966 con il titolo 'Figlio unico'.

E via a spaziare, passando dai King Crimson a Frank Zappa, un cui brano è stato eseguito da Bollani percuotendo le corte del pianoforte.

Alla fine è uscita un'altra faccia del caleidoscopico Bollani, ovvero la sua vena imitatrice, preceduta da una suite di canzoni richiestegli dal pubblico (da Heidi, incredibile ma vero, a Crudelia De Mon).

Nel suo mirino sono finiti Paolo Conte, Franco Battiato e Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti, con esilarante gran finale e presa in giro di Fred Bongusto.

Tutte canzoni inventate, quelle di Bollani, che paiono appartenere - invece - al repertorio dei 'presingiro'.

Ovazione finale per questo autentico genio istrionico della tastiera, a metà tra cabaret e musica impegnata.
(Recensione del concerto di Stefano Bollani, Teatro Nuovo Giovanni da Udine, giovedì 12 febbraio 2009)

BOLLANI A UDINE: UN ESEMPIO DI MUSICA E SPETTACOLO TOTALE.


Chi, non conoscendolo, si aspettava un sobrio pianista jazz, sarà rimasto deluso. O forse no. Conquistato da questo autentico animale da palcoscenico che porta il nome di Stefano Bollani.

Introdotto dal suo vecchio professore Daniele Spini, direttore artistico del cartellone musicale del Giovanni da Udine, Bollani - dopo una partenza soft con il suo brano 'Il cervello del pavone' - si è subito liberato della giacca, lanciata alle spalle con noncuranza e, mostrando una sgargiante camicia rossa, ha incominciato a guadagnarsi la stima del pubblico con vena da autentico affabulatore e show man.

Ben poco del suo nuovo lavoro 'Piano solo', inciso per la prestigiosa Ecm, si è ascoltato al teatrone udinese, in quanto Bollani si è lasciato prendere la mano compiendo una autentica scorribanda tra 'Canzoni da tutto il mondo', con prevalente spazio concesso ai brasiliani Jobim, Caetano Veloso e Barbosa.

Eccezionale l'esecuzione, anche cantata - e sì, perché l'atipico e musicalmente indefinibile Bollani canta anche - di 'Trem das onze' (Il treno delle undici), più nota in Italia perché portata al successo da Riccardo Del Turco nel 1966 con il titolo 'Figlio unico'.

E via a spaziare, passando dai King Crimson a Frank Zappa, un cui brano è stato eseguito da Bollani percuotendo le corte del pianoforte.

Alla fine è uscita un'altra faccia del caleidoscopico Bollani, ovvero la sua vena imitatrice, preceduta da una suite di canzoni richiestegli dal pubblico (da Heidi, incredibile ma vero, a Crudelia De Mon).

Nel suo mirino sono finiti Paolo Conte, Franco Battiato e Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti, con esilarante gran finale e presa in giro di Fred Bongusto.

Tutte canzoni inventate, quelle di Bollani, che paiono appartenere - invece - al repertorio dei 'presingiro'.

Ovazione finale per questo autentico genio istrionico della tastiera, a metà tra cabaret e musica impegnata.
(Recensione del concerto di Stefano Bollani, Teatro Nuovo Giovanni da Udine, giovedì 12 febbraio 2009)

BOLLANI A UDINE: UN ESEMPIO DI MUSICA E SPETTACOLO TOTALE.


Chi, non conoscendolo, si aspettava un sobrio pianista jazz, sarà rimasto deluso. O forse no. Conquistato da questo autentico animale da palcoscenico che porta il nome di Stefano Bollani.

Introdotto dal suo vecchio professore Daniele Spini, direttore artistico del cartellone musicale del Giovanni da Udine, Bollani - dopo una partenza soft con il suo brano 'Il cervello del pavone' - si è subito liberato della giacca, lanciata alle spalle con noncuranza e, mostrando una sgargiante camicia rossa, ha incominciato a guadagnarsi la stima del pubblico con vena da autentico affabulatore e show man.

Ben poco del suo nuovo lavoro 'Piano solo', inciso per la prestigiosa Ecm, si è ascoltato al teatrone udinese, in quanto Bollani si è lasciato prendere la mano compiendo una autentica scorribanda tra 'Canzoni da tutto il mondo', con prevalente spazio concesso ai brasiliani Jobim, Caetano Veloso e Barbosa.

Eccezionale l'esecuzione, anche cantata - e sì, perché l'atipico e musicalmente indefinibile Bollani canta anche - di 'Trem das onze' (Il treno delle undici), più nota in Italia perché portata al successo da Riccardo Del Turco nel 1966 con il titolo 'Figlio unico'.

E via a spaziare, passando dai King Crimson a Frank Zappa, un cui brano è stato eseguito da Bollani percuotendo le corte del pianoforte.

Alla fine è uscita un'altra faccia del caleidoscopico Bollani, ovvero la sua vena imitatrice, preceduta da una suite di canzoni richiestegli dal pubblico (da Heidi, incredibile ma vero, a Crudelia De Mon).

Nel suo mirino sono finiti Paolo Conte, Franco Battiato e Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti, con esilarante gran finale e presa in giro di Fred Bongusto.

Tutte canzoni inventate, quelle di Bollani, che paiono appartenere - invece - al repertorio dei 'presingiro'.

Ovazione finale per questo autentico genio istrionico della tastiera, a metà tra cabaret e musica impegnata.
(Recensione del concerto di Stefano Bollani, Teatro Nuovo Giovanni da Udine, giovedì 12 febbraio 2009)

lunedì 2 febbraio 2009

SONOHRA: BUON SUCCESSO DI PUBBLICO A PORDENONE DAVANTI A UNO STUOLO DI GIOVANISSIME FANS (ARTICOLO di TERRY MASERA)





Sotto un’affascinante nevicata, si è tenuto ieri domenica 1 febbraio al Pala Forum di Pordenone, unica data in regione, il concerto dei Sonohra. Le condizioni climatiche avverse non hanno fermato il numerosissimo pubblico di giovanissime fans che segue con molta passione i due fratelli veronesi Luca e Jacopo Fainello.
Accompagnati sul palco da Jacopo Tini (batteria), Paolo Gialdi (basso), Giancarlo Zucchi (hammond e tastiere) e Roberto Tini (chitarre), i Sonohra hanno aperto l’ esibizione, tra cori e applausi, con Il brano “Love show" , proseguendo poi con quelli che sono già diventati classici del loro repertorio come “Salvami”, “L’amore” e “So la donna che sei”.
Ottima anche l’interpretazione di alcune cover, “Living on a prayer”di Bon Jovi, e la chitarristicamente non agevole “Sultans of swing” dei Dire Straits.
Nonostante la giovane età, i Sonohra hanno dimostrato una notevole capacità artistica, dimostrandosi capaci di saper coinvolgere il caloroso pubblico presente al Pala Forum.
Pulita la scenografia per un palco che vedeva solo loro e la loro musica come veri protagonisti di un concerto tecnicamente eseguito con suoni acustici essenziali.
La convincente esibizione si è conclusa con esibizione con "Liberi da sempre”, ma a grande richiesta, come del resto ci si aspettava, visto la calorosa partecipazione dei fans, sono tornati sul palco con il brano “L’amore” (english version).
I Sonohra si apprestano ora a proseguire il loro tour invernale nel tentativo di conquistare il mercato sudamericano, pronti per un disco ed una tournee in lingua spagnola dopo un grandissimo successo estivo e un disco di platino.

TERRY MASERA
(abbiamo assistito al concerto dei Sonohra al Palaforum di Pordenone il 1. febbraio 2009)

SONOHRA: BUON SUCCESSO DI PUBBLICO A PORDENONE DAVANTI A UNO STUOLO DI GIOVANISSIME FANS (ARTICOLO di TERRY MASERA)





Sotto un’affascinante nevicata, si è tenuto ieri domenica 1 febbraio al Pala Forum di Pordenone, unica data in regione, il concerto dei Sonohra. Le condizioni climatiche avverse non hanno fermato il numerosissimo pubblico di giovanissime fans che segue con molta passione i due fratelli veronesi Luca e Jacopo Fainello.
Accompagnati sul palco da Jacopo Tini (batteria), Paolo Gialdi (basso), Giancarlo Zucchi (hammond e tastiere) e Roberto Tini (chitarre), i Sonohra hanno aperto l’ esibizione, tra cori e applausi, con Il brano “Love show" , proseguendo poi con quelli che sono già diventati classici del loro repertorio come “Salvami”, “L’amore” e “So la donna che sei”.
Ottima anche l’interpretazione di alcune cover, “Living on a prayer”di Bon Jovi, e la chitarristicamente non agevole “Sultans of swing” dei Dire Straits.
Nonostante la giovane età, i Sonohra hanno dimostrato una notevole capacità artistica, dimostrandosi capaci di saper coinvolgere il caloroso pubblico presente al Pala Forum.
Pulita la scenografia per un palco che vedeva solo loro e la loro musica come veri protagonisti di un concerto tecnicamente eseguito con suoni acustici essenziali.
La convincente esibizione si è conclusa con esibizione con "Liberi da sempre”, ma a grande richiesta, come del resto ci si aspettava, visto la calorosa partecipazione dei fans, sono tornati sul palco con il brano “L’amore” (english version).
I Sonohra si apprestano ora a proseguire il loro tour invernale nel tentativo di conquistare il mercato sudamericano, pronti per un disco ed una tournee in lingua spagnola dopo un grandissimo successo estivo e un disco di platino.

TERRY MASERA
(abbiamo assistito al concerto dei Sonohra al Palaforum di Pordenone il 1. febbraio 2009)

SONOHRA: BUON SUCCESSO DI PUBBLICO A PORDENONE DAVANTI A UNO STUOLO DI GIOVANISSIME FANS (ARTICOLO di TERRY MASERA)





Sotto un’affascinante nevicata, si è tenuto ieri domenica 1 febbraio al Pala Forum di Pordenone, unica data in regione, il concerto dei Sonohra. Le condizioni climatiche avverse non hanno fermato il numerosissimo pubblico di giovanissime fans che segue con molta passione i due fratelli veronesi Luca e Jacopo Fainello.
Accompagnati sul palco da Jacopo Tini (batteria), Paolo Gialdi (basso), Giancarlo Zucchi (hammond e tastiere) e Roberto Tini (chitarre), i Sonohra hanno aperto l’ esibizione, tra cori e applausi, con Il brano “Love show" , proseguendo poi con quelli che sono già diventati classici del loro repertorio come “Salvami”, “L’amore” e “So la donna che sei”.
Ottima anche l’interpretazione di alcune cover, “Living on a prayer”di Bon Jovi, e la chitarristicamente non agevole “Sultans of swing” dei Dire Straits.
Nonostante la giovane età, i Sonohra hanno dimostrato una notevole capacità artistica, dimostrandosi capaci di saper coinvolgere il caloroso pubblico presente al Pala Forum.
Pulita la scenografia per un palco che vedeva solo loro e la loro musica come veri protagonisti di un concerto tecnicamente eseguito con suoni acustici essenziali.
La convincente esibizione si è conclusa con esibizione con "Liberi da sempre”, ma a grande richiesta, come del resto ci si aspettava, visto la calorosa partecipazione dei fans, sono tornati sul palco con il brano “L’amore” (english version).
I Sonohra si apprestano ora a proseguire il loro tour invernale nel tentativo di conquistare il mercato sudamericano, pronti per un disco ed una tournee in lingua spagnola dopo un grandissimo successo estivo e un disco di platino.

TERRY MASERA
(abbiamo assistito al concerto dei Sonohra al Palaforum di Pordenone il 1. febbraio 2009)